Lentate sul Seveso

Informatico narcotizzato e derubato dalla «Mantide della Brianza»: «Ho rischiato la vita, sono andato a sbattere contro un guard rail»

Tra le vittime di Tiziana Morandi anche un 47enne lentatese che si era rivolto a lei per un massaggio.

Informatico narcotizzato e derubato dalla «Mantide della Brianza»: «Ho rischiato la vita, sono andato a sbattere contro un guard rail»
Pubblicato:
Aggiornato:

Tre nuove denunce, seguendo lo stesso copione che le è valso il soprannome di «Mantide della Brianza». Altri guai per Tiziana Morandi, la 47enne roncellese arrestata a fine luglio con l’accusa di aver narcotizzato e derubato sei vittime, prevalentemente anziane. Le querele arrivano da altri uomini, residenti tra la Brianza e la Lombardia, di età compresa tra i 27 e i 52 anni: tra questi c’è anche un brianzolo di Lentate sul Seveso.

Informatico narcotizzato e derubato dalla «Mantide della Brianza»: «Ho rischiato la vita, sono andato a sbattere contro un guard rail»

Dopo l’esecuzione dell’ordinanza di custodia del gip Silvia Pansini, poco più di un mese fa, e la diffusione della notizia dell’arresto, le ulteriori possibili vittime si sono fatte avanti per raccontare la loro versione dei fatti ai Carabinieri della compagnia di Vimercate, comandata dal maggiore Mario Amengoni. Si tratterebbe di uomini che avevano contattato l’indagata per farsi praticare un massaggio (gli investigatori escludono scenari legati alla prostituzione), attività con la quale la 47enne brianzola originaria di Como e trasferitasi nel Vimercatese, secondo quanto riferito, si manteneva. All’appuntamento, però, sarebbero stati sedati con dei tranquillanti, somministrati di nascosto, e derubati di piccole somme di denaro.

Tra loro, anche un 47enne lentatese, tecnico informatico, che ha raccontato di aver rischiato la vita quando, alla vigilia di Natale dello scorso anno, tornando a casa, è stato sopraffatto da un colpo di sonno al volante in tangenziale che lo ha fatto sbandare contro il guard rail. Anche lui ha presentato querela. Nel frattempo la donna è tornata al carcere di San Vittore, dopo un periodo trascorso in ospedale dovuto a un forte calo di peso. Non si hanno notizie della sua strategia difensiva, visto che anche il suo ultimo difensore ha rinunciato all’incarico.

Colpisce, tra le varie querele depositate sul tavolo del pm Carlo Cinque, il racconto del dramma vissuto dal 47enne brianzolo. «L’ho conosciuta su Facebook, mi ha raccontato di essere un medico, un chirurgo pediatrico. In quel periodo soffrivo per una tendinite. Si è offerta subito di farmi un massaggio, dicendomi che mi avrebbe chiesto 50 euro da devolvere in beneficenza per le cure di una bambina malata». Il primo incontro si svolge senza problemi: «Ero un po’ sospettoso, in effetti è strano che una persona conosciuta sui social ti dia subito l’indirizzo e ti inviti a casa. Ricordo che insisteva per farmi bere una bibita, ma avevo rifiutato».

L'incontro

I due fissano un secondo appuntamento: «In quella occasione ho assaggiato un sorso di Coca-Cola, aveva un sapore strano. Ho immaginato che potesse essere stata aperta da molto, ma in quel caso non è successo nulla». La terza volta avrebbe dovuto essere soltanto uno scambio di auguri. «Abbiamo mangiato pizza e bevuto bibite. A una certa ora mi sono congedato. Ero in macchina, stavo percorrendo la tangenziale nord. Da lì in poi non ricordo più nulla; ho il flash di un’automobile che mi sorpassa, con una persona all’interno che mi faceva dei gesti. Sono andato a sbattere con la fiancata contro il guard rail a sinistra e contro un terrapieno a destra: me ne sono reso conto il giorno dopo, quando ho visto come era conciata la macchina. Sono riuscito, non so come, a raggiungere un’area di sosta e a mandare un messaggio a casa, avevo la voce impastata. Avrei potuto fare male a me stesso, o a qualcun altro, se ci penso oggi tremo».

La vittima, ripensando all’incontro della sera prima, aveva scritto alla 47enne: «Le ho chiesto cosa mi avesse messo nella Coca. Lei ha fatto la parte dell’offesa, era convincente. Mi ha detto “io le vite le salvo, non le metto in pericolo”. Ho fatto esami medici, ho vissuto per mesi nell’angoscia che potesse capitare nuovamente in macchina, nemmeno il mio dottore sapeva darmi una spiegazione». La chat con Tiziana Morandi era proseguita: «Non ero convinto, a quel punto l’ho voluta controllare, volevo vedere se si tradiva. Inventava un sacco di bugie, mi faceva anche pena. Mi ha detto che quella sera mi avrebbe ospitato a dormire, soltanto dopo ho capito il motivo: voleva derubarmi».

Seguici sui nostri canali
Necrologie