“Io leghista, ho ospitato un profugo”

Dimenticatevi la Lega e i tanti luoghi comuni sull'universo dei discepoli di Alberto da Giussano. Almeno sembra così davanti alla storia raccontata dall'ex sindaco di Monza, Marco Mariani

“Io leghista, ho ospitato un profugo”
18 Marzo 2018 ore 14:27

“Io leghista, ho ospitato un profugo”. Il nostro lavoro ci permette spesso di raccontare storie straordinarie. Una di queste vede protagonista l’ex sindaco di Monza, Marco Mariani, appena eletto in Consiglio regionale.

La storia

Dimenticate la Lega con la dicitura «Nord». Dimenticate la Lega del 4%, ancorata alle percentuali dei “romantici ruspanti” di Pontida o delle “sacre ampolle del Po”. Ma soprattutto, in questa versione 2.0 del Carroccio, dimenticatevi gli stereotipi più comuni e banali sull’universo leghista.

Da Iwobi a…Marco Mariani

A raccontare il nuovo corso dei discepoli di Alberto da Giussano non c’è solo la storia di Toni Iwobi, il primo parlamentare di colore del Carroccio. C’è anche quella di Marco Mariani, medico di base specializzato in ortopedia, ex sindaco di Monza, appena eletto in Regione, grazie allo straordinario exploit della Lega.

“Sì, ho ospitato un profugo”

Mariani, deve mantenere la promessa fatta in campagna elettorale. Deve raccontarci quella storia…

«Quale storia?»

Di lei e quel giovane profugo…
«Devo proprio?»

Direi di sì. Soprattutto di questi tempi. Forse qualcuno si farà un’idea diversa…
«Era il 1992. Il mio studio medico si trova proprio davanti al centro di accoglienza di via Raiberti gestito dalla San Vincenzo. Tutte le primissime visite a quei ragazzi provenienti da un po’ tutto il mondo, le facevo io. Verificavo se c’erano particolari patologie, malattie, criticità».

L’incontro con quel giovane…

Finché un giorno…
«Si presenta una delle responsabili della San Vincenzo. Da loro è appena arrivato un giovane del Bangladesh. Sano, ma magro come un grissino. Ma il problema è un altro: non c’è posto per lui. Quelli della San Vincenzo mi chiedono se riesco a dargli una mano. Avevo appena sistemato casa e “ricavato” dei locali in più. Allora ho ospitato quel giovane. E’ stato con me una settimana. Si è comportato benissimo. Poi gli hanno trovato una sistemazione. Quando se n’è andato mi ha regalato una scatola di cioccolatini. Non l’ho più rivisto, ma se nella vita si è comportato come da me, credo abbia avuto fortuna. O almeno lo spero».

Spesso ha avuto a che fare con immigrati…
«Ancor oggi, me ne arrivano quasi ogni giorno. Alcuni sono rimasti negli anni miei pazienti. Mi chiedono consigli per i loro figli. E riescono a farmi commuovere. Una donna del Togo mi regalò un camicione colorato e mi disse una frase che custodisco gelosamente. Tanto, anche a dirla, non ci crederebbe nessuno».

Luoghi comuni e…”risorse”

Su voi leghisti ci sono dunque tanti luoghi comuni
«Guardi, è 25 anni che mi danno del nazista, del fascista, del razzista. Mi piacerebbe far parlare tutta quella gente con i miei pazienti immigrati».

Non mi dica che anche lei li ritiene una risorsa
«Se integrati nel nostro contesto, sì. E istruzione e pratica sportiva sono fondamentali. Una mano è doveroso darla a chi ha bisogno. Ma sia chiaro: togliamoci di torno la tanta feccia che c’è. Se c’è una cosa che non serve all’Italia sono i delinquenti».

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