K-Flex, il patron contro il presidio

"Ci hanno trattato malissimo"

K-Flex, il patron contro il presidio
10 Maggio 2017 ore 15:40

Il patron di  K-Flex Amedeo Spinelli: “Basta al presidio davanti alla mia ditta”

La lettera di Spinelli

Con una lettera alla stampa che pubbllichiamo integralmente, il patron di K-Flex chiede che venga smontato il presidio di via Da Vinci

“Nessun lavoro, quindi nessuno sciopero”

Questa in soldoni la tesi dell’imprenditore vimercatese che nonostante il giudice per il Lavoro si prouncerà domani, insiste sul fatto che il presidio non ha diritto di esistere dal momento che “per scioperare bisogna vare un lavoro”.

Il testo della missiva

“Stiamo vivendo una situazione che ha dell’assurdo in K-Flex. Non ci siamo sottratti al percorso di confronto che ha coinvolto le massime autorità politiche e istituzionali, nazionali e regionali, e che si è concluso con un nulla di fatto non certo per nostra indisponibilità o mancanza di proposte.

Un lungo percorso che è stato impugnato da parte delle Organizzazioni Sindacali soltanto quando ormai era giunto alla fine. Stiamo attendendo un giudizio dal Tribunale ma la procedura di licenziamento ha dovuto seguire il proprio corso come legittimamente siamo tenuti a fare.

Alla nostra famiglia sono state rivolte accuse pesanti e ingiustificate oltre ad insulti totalmente gratuiti. Molti aspetti di questa vicenda sono stati strumentalizzati e mistificati, rendendo ancor più difficile trovare una soluzione, spesso unicamente per la propria visibilità personale, il tutto esclusivamente a danno delle famiglie dei lavoratori. Il presidio davanti alla sede e il blocco delle attività, se prima poteva essere considerata una forma – estrema e che in molteplici episodi si è spinta oltre il lecito – di esercitare il diritto di sciopero, oggi non ha più alcuna legittimazione ed espone i partecipanti al perdurare di comportamenti penalmente rilevanti.

Nel nostro Paese vi sono delle leggi che chiediamo vengano rispettate anche attraverso provvedimenti urgenti, se necessario, ma non possiamo più tollerare che la nostra azienda venga, di fatto, sequestrata oltre quanto già non lo è stata in questi ultimi mesi.

Impedire la prosecuzione delle attività, tra l’altro, significa impedire alle persone di esercitare il proprio diritto al lavoro e creare un danno alle 2.000 famiglie nel mondo alle quali diamo lavoro. Non abbiamo preso questa decisione dalla sera alla mattina e non lo abbiamo fatto a cuor leggero. Siamo diventati un caso emblematico perché, come tanti altri imprenditori italiani in questi anni di crisi, ci stiamo comportando da imprenditori responsabili che pensano alla globalità della propria azienda e dei propri dipendenti”.

Firmato: Amedeo Spinelli Presidente

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