Grazie a Fondazione Cariplo

“La camera di Segregata”, dal libro alla web series

Il 100% del ricavato andrà in beneficenza. L'ideatrice: "Vogliamo raggiungere il traguardo dei 100mila euro, che saranno equamente ripartiti tra due importanti realtà".

“La camera di Segregata”, dal libro alla web series
Monza, 16 Luglio 2020 ore 15:10

“Segregata. Una madre contro il Coronavirus” non rimarrà solo un libro. A breve, infatti, il progetto diventerà anche una web series che sarà fruibile su YouTube e Facebook. L’e-book lanciato a maggio è già un piccolo successo editoriale. E si sta avvicinando anche all’obiettivo di raccogliere 100 mila euro per aiutare l’associazione Intensivamente Insieme, attiva nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale e Neonatologia dell’ospedale San Gerardo di Monza, e il Gruppo Giovani della Uildm (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare).

Il ricavato dalle donazioni online sta per superare i 10mila euro. Insomma, la storia della madre monzese che ha combattuto e vinto il Coronavirus sta raccogliendo sempre maggiori consensi. Si tratta di un’iniziativa che nasce dal cuore di una mamma che, come spiega sulla copertina, si è impegnata per far sì che ciò che il male divide, il cuore unisca.

“Segregata. Una madre contro il Coronavirus”

La pubblicazione racconta l’esperienza drammatica che Fabiola Maria Bertinotti ha vissuto durante la prima ondata del virus in Italia. Giorni drammatici durante i quali il Covid-19 semina migliaia di morti, panico e disperazione, ma dove tante persone reagiscono con atti di grande abnegazione e solidarietà.

Fabiola sceglie volontariamente di entrare in segregazione nella sua camera da letto dove vivrà in solitudine per quaranta lunghissimi giorni. Lo fa perché è terrorizzata dall’idea di costituire un pericolo letale per il figlio affetto da distrofia muscolare e per gli anziani genitori, entrambe categoria ad alto rischio.

Tra le pagine del libro si snoda una testimonianza puntuale e accorata sull’iter della malattia: Covid-19 è un nemico subdolo contro cui l’umanità tutta è in guerra. Il racconto di Fabiola continua in un crescendo di profonda analisi per cui nella stanza, dove è reclusa per amore, si apre una vera e propria finestra sul mondo da cui osserva i fatti della cronaca, della scienza e della politica italiana e mondiale.

Ora si pensa alla web series “La camera di Segregata”

“Non voglio più parlare di Coronavirus – esordisce Fabiola, sposata con Maurizio Motta e mamma di Jaya – Ci sono passata, ho vissuto situazioni difficili ma adesso voglio spingermi oltre il libro, valorizzando altri elementi che caratterizzano questa storia: i sentimenti, la speranza, la bontà e tutto quanto di positivo è stato innescato. Ed è per questo che stiamo lavorando a “La camera di Segregata”, una web series, fatta di episodi brevi dove, partendo dal Covid-19, si raccontano i sentimenti di “Segregata” perché ritengo sia bello trasformare il male, cioè il virus, nel Bene. La web serie sarà ambientata nella mia camera dove si possono vedere il mio Mac, grazie a cui sono rimasta in contatto con il resto del mondo, la porta, la finestra, un’immagine religiosa alla quale sono molto legata: tutti elementi che saranno commentati dalla psicologa Marika Perli”.

Quando e dove sarà disponibile questo lavoro?

“Abbiamo appena iniziato a progettarlo. Pensiamo a 26 letture, ognuna delle quali sarà collegata a un sentimento o un concetto. Per realizzarlo abbiamo coinvolto anche gli allievi della Scuola di teatro Binario 7 di Monza e alcuni stakeholder del territorio che interagiranno con la dottoressa Perli. Ma non è tutto”.

Cioè?

“Spero possa anche diventare uno spettacolo teatrale. Insomma: le idee non ci mancano. Intanto non si ferma neppure la promozione del libro. Il 15 luglio lo presenterò al Rotary Club Monza e sono anche stata invitata dalla Rai alla prossima maratona di Telethon».

Chi ti sta aiutando in questo progetto?

“Il merito principale va a Fondazione Cariplo. La prima persona a cui ho espresso il desiderio di realizzare questo e-book, pochi giorni dopo essermi isolata nella mia camera, è stato Dario Bolis, direttore della comunicazione della Fondazione. Mi sono rivolta a lui perché in passato avevo partecipato a un progetto della Fondazione insieme all’ex Dg della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, ed ero rimasta affascinata da questo mondo virtuoso e dinamico, molto attento al Bene Comune, sensibile ai progetti di utilità sociale, ai valori della filantropia. Bolis mi ha spronata, incoraggiata, mi ha assicurato il patrocinio e anche un contributo. Poi mi ha presentato alla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza. Con Marta Petenzi, il segretario generale, e il suo staff abbiamo costruito una bella squadra e insieme abbiamo deciso chi fossero i beneficiari di tutto questo lavoro: il 100% del ricavato andrà infatti in beneficenza. Vogliamo raggiungere il traguardo dei 100mila euro, che saranno equamente ripartiti tra due importanti realtà”.

Vale a dire lntensivamente Insieme e l’Uildm.

“Esatto. Vogliamo aiutare l’associazione Intensivamente Insieme che opera nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale e Neonatologia dell’ospedale San Gerardo di Monza: una struttura di eccellenza a cui si rivolgono pazienti provenienti da tutta la Lombardia e non solo. Con il ricavato l’associazione desidera acquistare una nuova culla mobile, una sorta di grembo materno tecnologico dedicato al trasporto in ambulanza del neonato e fornito di tutti i presidi adatti alle cure intensive. L’Uildm è coinvolta nel progetto di percorsi di autonomia e vita indipendente rivolta ai giovani con disabilità neuromuscolare: si tratta di un’associazione molto valida che tra le altre cose ha dato vita a Telethon e a Nemo. I miei grandi maestri di vita e di competenze sociali qui sono il grande Alberto Fontana (Ambrogino d’oro 2019) e il presidente Marco Rasconi. Però devo ringraziare anche tante altre istituzioni e persone”.

Prego…

“Accanto a Fondazione Cariplo e alla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, un particolare grazie lo devo rivolgere agli sponsor tecnici dell’operazione: Lipsie Languages, che ha fornito la piattaforma per il downloading del libro, Agenzia Traduzione-IN, che ha curato le traduzioni in inglese, e Antonio De Mauro per il progetto grafico e l’impaginazione».

Per quale motivo le traduzioni in lingue inglese?

“Il libro il 10 luglio uscirà anche negli Usa. Sono monzese doc, ma ho sempre lavorato per la Disney Italia, una multinazionale dove sono entrata casualmente rispondendo a un annuncio mentre ancora ero studente di lingue all’Università Cattolica e dove ho fatto tutta la gavetta fino a diventare, grazie al presidente Umberto Virri e ai vari amministratori delegati e direttori generali con i quali ho avuto l’onore di collaborare, responsabile della comunicazione dell’azienda. In questi trent’anni di attività professionale ho conosciuto tante agenzie, tanti operatori della comunicazione e tanti giornalisti: con molti di loro sono rimasta in contatto e tutti mi hanno incoraggiato a tentare l’avventura estera. Il coronavirus del resto è diventato un problema globale: quello che voglio valorizzare non sono i miei sentimenti, ma quelli dell’umanità. Adesso è il momento di far risaltare la positività, far riscoprire la voglia irrefrenabile di rinascita morale, sociale, politica ed economica”.

Qual è invece il ruolo di FAB Communication?

“È la mia società di comunicazione. L’anno scorso ho lasciato Disney perché avevo bisogno di stimoli nuovi, di fare una cosa tutta mia e così ho dato vita a FAB Communication, una società di consulenza nel campo della comunicazione fortemente orientata allo sviluppo del business sulla base dell’esperienza internazionale maturata in trent’anni alla Disney. Una società di alta caratura ma con prezzi molto più competitivi rispetto alle agenzie che vanno per la maggiore, dove troppo spesso l’apparenza prevale sulla sostanza”.

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