E' originario di Lissone

La jeep con a bordo il missionario salta su una mina, tra i soccorritori anche padre Tiziano Pozzi

Originario di Lissone, da ormai un ventennio ha messo la sua competenza medica a servizio dei poveri in uno sperduto villaggio centrafricano, Niem. E proprio qui nei giorni scorsi è stato tra i primi a soccorrere padre Arialdo Urbani

La jeep con a bordo il missionario salta su una mina, tra i soccorritori anche padre Tiziano Pozzi
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Padre Tiziano Pozzi, originario di Lissone, da ormai un ventennio ha messo la sua competenza medica a servizio dei poveri in uno sperduto villaggio centrafricano, Niem, dove dal nulla ha fatto crescere un ospedale che oggi conta 60 posti letto.

La jeep con a bordo il missionario salta su una mina, tra i soccorritori anche padre Tiziano Pozzi

E' stato lui nei giorni scorsi a soccorrere il confratello Padre Arialdo Urbani rimasto convolto in un drammatico incidente. Secondo quanto riportato dai colleghi di PrimaLaValtellina.it, una mina ha colpito e fatto saltare in aria la jeep di padre Arialdo, anche lui missionario betharramita in Repubblica Centrafricana.

Il religioso – che ha 83 anni e dal 1986 opera nel villaggio di Niem, nel nord-ovest del Paese – sta bene ma tre persone che viaggiavano con lui, tra cui un bambino, sono morte sul colpo e altre sei sono ferite. A diffondere la notizia, nella giornata di ieri, lunedì 17 aprile 2023, è stato il sito del Vicariato d'Italia della Congregazione Italiana del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram. 

La nota del Vicariato d'Italia della Congregazione Italiana del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram

"Ieri sera - si legge nel comunicato - padre Arialdo stava percorrendo la pista da Bogbatoyo a Niem, al termine di una giornata in visita al villaggio sede di una delle prime scuole fondate dal missionario. Era a bordo della sua jeep e a circa 50 km dall’arrivo, all’altezza del villaggio La Douane, è incappato in uno dei tanti ordigni disseminati dalle forze ribelli che mettono a ferro e fuoco il territorio dall’inizio della guerra civile. La macchina ha colpito la mina con la ruota anteriore e a fare le spese dell’impatto sono stati i passeggeri che viaggiavano nei sedili posteriori e a bordo del cassone del veicolo.

Il confratello e medico padre Tiziano Pozzi si è subito recato sul posto, ha prestato i primi soccorsi, trasportato i feriti, di cui due sono gravi, all’ospedale di Niem e diramato il primo bollettino da cui si apprende che padre Arialdo è frastornato per il forte colpo ma miracolosamente non ha riportato conseguenze gravi".

E' la seconda volta che accade

"È la seconda volta che il missionario salta su una mina - prosegue la nota - Gli era capitato soltanto due anni fa, anche quella volta a pochi chilometri da Niem: pure in quell’occasione padre Arialdo era rimasto illeso mentre una terza persona, che aveva trovato un passaggio sulla jeep del missionario, era morto a seguito dell’impatto.

Purtroppo non si tratta di una vicenda isolata. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, che ha diramato un report sulle mine anti-uomo appena settimana scorsa, gli incidenti con ordigni esplosivi sono in aumento proprio nella parte occidentale del Paese e le vittime sono soprattutto civili. Se nel 2020 si erano registrati solo due incidenti di questo genere, peraltro con nessuna vittima, l’anno scorso il numero è salito a 54 per un totale di 12 morti. Solo nei primi mesi del 2023, poi, si sono già verificati 30 incidenti con mine che hanno ucciso 14 persone. A febbraio un altro missionario italiano, il carmelitano padre Norberto Pozzi, è rimasto gravemente ferito in un incidente con una mina, analogo a quello capitato ieri a padre Arialdo".

"L’uso di ordigni esplosivi è diventata una prassi per i ribelli"

Il sito del Vicariato d'Italia della Congregazione Italiana del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram analizza la situazione:

"La presenza di mine sul territorio è una modalità di attacco relativamente nuova per la Repubblica Centrafricana, che pure ha conosciuto innumerevoli conflitti negli ultimi decenni. L’uso di ordigni esplosivi è diventata una prassi per i ribelli, che li usano per assicurare le porzioni di territorio conquistate, tendere imboscate e rallentare l’avanzata della milizia russa Wagner, assoldata dal governo per provare a riprendere il controllo del Paese. Non conoscendo il territorio, i russi usano per spostarsi solo le vie principali che per questa ragione i ribelli imbottiscono di ordigni. Attualmente i russi hanno installato la loro base a Yelowa-Niem, da cui si muovono verso nord, e sono impegnati soprattutto nella regioni occidentali del Centrafrica che attualmente risultano dunque le più instabili e pericolose"

(foto di copertina dal sito del Vicariato d'Italia della Congregazione Italiana del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram)

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