La Monza dell’800 nel presepe di Ghi Meregalli

Ambientata nella piazza del mercato, la Natività è un vero omaggio alla storia della città.

La Monza dell’800 nel presepe di Ghi Meregalli
Monza, 26 Dicembre 2019 ore 11:19

La Monza dell’800 nel presepe della signora della città città Ghi Meregalli, fra antichi mestieri e personaggi storici che popolavano la piazza del mercato.

La Monza dell’800 nel presepe

Non poteva che essere un presepio tipicamente brianzolo, e nello specifico ambientato nella piazza del mercato di Monza della seconda metà dell’Ottocento, quello allestito dalla signora della città Ghi Meregalli in occasione del Natale.

Richiamandosi al mercato che, allora come oggi, si teneva di giovedì, Meregalli ha infatti posto Giuseppe e Maria con il bambinello alla stregua di due avventori in uno scenario curiosissimo dove si muovono personaggi quali «la Mariotta» che vendeva frutta e verdura e che aveva casa e bottega nella Porta viscontea, la civettuola «tusa» che vendeva i fiori di campo per poter poi comprarsi il corredo nuziale, il «sciorr Luiss», ovvero il falegname che stava in via Volta, il materassaio (il materasée)  che cardava la lana in piazza e ancora il venditore di latte di capra.

Ma pure«el ferèe», ovvero lo stagnino dongiovanni, il «Brenta» venditore di uva e il venditore di bachi da seta che una volta acquistati finivano nelle tessiture di Inverigo.

Un lavoro certosino

A ispirare Meregalli nell’opera (che ha richiesto ben due anni di lavoro) le pubblicazioni di Dante Fossati, grande appassionato di storia monzese, e in particolare una stampa dell’antico mercato monzese.

A stupire davvero della Natività è la cura dei dettagli, che contemplano materiali da riciclo (come la lana usata per dar forma alle acconciature) che si contrappongono alle stoffe pregiatissime (prelevate dagli abiti da sera dismessi) che caratterizzano, per esempio, gli abiti dei Re Magi. In un contesto originalissimo, nel quale sullo sfondo ci sono le antiche botteghe come l'”Osteria della Servetta” ma pure lo stallazzo dove far riposare gli animali, e il manto stradale è quello tipico dell’epoca. La nota “rizzada” fatta di sassi.

Sul quale, scontandosi dell’iconografia classica, il piccolo Gesù anziché essere in fasce è intento a giocare coi piccioni.

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La Brianza dell’800

“A casa nostra il presepe è sempre stata una tradizione immancabile e io, pensando ai miei nonni, ho voluto omaggiare quella Monza che oggi non esiste più – ha raccontato Meregalli – Anche l’uso dei materiali da riuso non è casuale, giacché ho inteso rispettare quella povertà che caratterizzava i presepi di una volta. Si capisce dunque perché gli scialli siano fatti a mano e le donne indossino la celebre sperada, l’ornamento usato nell’acconciatura tipica delle donne sposate, fatta con i cucchiaini da caffé”.

Fra le chicche del presepe di Meregalli anche alcuni pezzi provenienti da via San Gregorio Armeno a Napoli, e la statua del bue risalente all’800 salvatasi da un incendio.

Infine poco più là, nella stanza da letto della signora monzese, il bambinello Gesù in cera con il vestitino di raso. A crearlo e a donarlo al padre di Meregalli, 50 anni fa, le suore Sacramentine. “Le suore erano bravissime in questo genere di manufatti. Poteva trattarsi di Gesù bambino e della Vergine Maria in culla,  che per di solito erano custoditi nel cassone della camera da letto dentro a una campana di vetro – ha spiegato Meregalli – E del resto, anche nei presepi dell’800 brianzolo, c’era sempre una donna che offriva il vestitino di raso al Bambinello”.

Un’altra tradizione di famiglia che non è andata perduta. Un altro omaggio alla storia brianzola che grazie a Ghi Meregalli è giunto ai posteri.

Insieme a un grande carico di emozioni.

 

 

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