La Polizia locale ferma un clandestino, la sua espulsione è un’odissea

Il marocchino, classe 1978, è stato pizzicato dai vigili di Renate alla stazione di Cassago

La Polizia locale ferma un clandestino, la sua espulsione è un’odissea
Caratese, 02 Maggio 2018 ore 14:49

L’hanno pizzicato alla stazione di Cassago: marocchino, classe 1978, conosciuto a Renate dove vivono alcuni dei suoi famigliari, passaporto e permesso di soggiorno scaduti, un decreto di espulsione sulle spalle. Senza lavoro e senza casa.
Dopo un’intera giornata tra andirivieni dalla Questura, documenti e carte bollate, gli agenti della Polizia locale di Renate hanno dovuto lasciarlo andare. Con una denuncia ed un secondo decreto di espulsione a carico, ma libero.

Giovedì l’altro il comandante della Polizia locale Fabio Gazzaniga e l’agente Luca Curci si sono scontrati con la macchina delle espulsioni che da anni ormai non riesce a girare a pieno regime.

Clandestino fermato alle 9,30

Giovedì l’altro, dietro segnalazione, gli agenti hanno raggiunto la stazione di Cassago. Lì hanno trovato il 40enne, farfugliava da solo dopo la notte trascorsa all’aperto.
Davanti ai documenti scaduti – passaporto e permesso di soggiorno – hanno proceduto con ulteriori controlli, in contatto con i carabinieri. E’ emerso che l’uomo era stato denunciato a più riprese per soggiorno illegale nel Paese, da parte di militari e Polizia locale di Lecco. Non solo. Il 26 marzo gli era stato notificato un decreto di espulsione in base al quale avrebbe dovuto espatriare entro sette giorni. Termine ormai scaduto.

Controlli in questura fino alle 14

Il passo successivo è stato accompagnare il marocchino a Lecco per il fotosegnalamento necessario a verificarne l’identità. Quest’ultimo eseguito dalla Polizia scientifica, con il nulla osta del Pubblico ministero. Seconda tappa, la Questura. L’intera documentazione è stata poi trasmessa al Ministero dell’interno. Sono le 14. In attesa del responso, il 40enne viene affidato a Gazzaniga e Curci che fanno rientro al comando di Renate.

Il responso alle 17

Intorno alle 17 arriva la telefonata dalla Questura, con la risposta da Roma. In estrema sintesi, non essendoci posti liberi nei C.P.R., i Centri di permanenza per i rimpatri, e in assenza di un documento valido per l’espatrio, la via scelta è un secondo decreto di espulsione: sette giorni per lasciare l’Italia terminati giovedì 12 aprile. A questo punto gli agenti della Polizia locale non hanno potuto fare altro che lasciare andare il 40enne. Prima, però, lo hanno accompagnato alla Caritas di Cantù disponibile ad offrigli una doccia, un pasto caldo ed un posto per dormire.
“Quello che mi chiedo è semplice: quest’uomo non ha nè passaporto, nè soldi, come farà a tornare in Marocco da solo? E’ impossibile. Quindi tutto ciò che è stato fatto è risultato inutile – ha commentato il comandante Gazzaniga – Anche se non è una persona violenta, in passato ha avuto a che ridire con dei ragazzi renatesi. Se si aggiunge che è senza soldi e lavoro, il rischio che prima o poi arrivi a delinquere non è poi così remoto. Non voglio dare colpe a nessuno ma così il sistema non funziona…”.

Il flop delle espulsioni

Basta guardare i numeri. Quelli del 2016, raccolti nell’ultimo Dossier statistico immigrazione. In Italia sono stati intercettati 41mila e 473 migranti irregolari. Di questi solo 18mila e 664 hanno lasciato il confine effettivamente, un quarto dei quali respinti alla frontiera.

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