La storia del piccolo Misha: “Aiutatemi a tornare in Italia”

Chiunque può "adottare" uno dei bimbi di Chernobyl per permettergli di trascorrere una vacanza a Borghetto

La storia del piccolo Misha: “Aiutatemi a tornare in Italia”
Monza, 24 Gennaio 2018 ore 11:07

“Ciao. Mi chiamo Misha, ho 12 anni e ho la sindrome di Down. Aiutatemi a tornare in Italia!”

La lettera di Misha

“Per me un mese di vacanza in Italia è il sogno di tutto l’anno, è quello che mi aiuta a non essere troppo triste. Non so scrivere e leggere neppure nella mia lingua, in cirillico e per me sta scrivendo un amico italiano, uno che mi aspetta quando arrivo, mi coccola, mi regala tanti vestiti, le scarpe, mi porta in spiaggia e a fare un sacco di passeggiate. Io in Italia sto bene, mangio tanti macaroni e non ho mai fame come a Rechitsa dove vivo: non ho mai conosciuto la mia mamma e il mio papà ma quando arrivo a Borghetto mi sembra davvero di trovarne tanti. Non so nuotare perché nessuno me lo ha mai insegnato ma mi piace tantissimo stare nel mare e qualche volta il bagnino deve venire a prendermi perché non voglio uscire dall’acqua anche se poi so che le mie insegnanti mi sgrideranno non poco. Io spero tantissimo di tornare in Italia e quando sono triste, ho più fame o bisticcio con qualcuno dei miei compagni penso a come sarà bello il mese di maggio a Borghetto”.

Mancano i fondi

La commuovente lettera arriva da uno dei tanti bambini di Chernobyl che ogni anno vengono ospitati grazie all’Unitalsi a Borghetto Santo Spirito per una vacanza all’insegna della serenità.
Ogni anno, però, diventa sempre più difficile sostenere le spese per tutti i bimbi e così quest’anno l’associazione ha chiesto aiuto ai monzesi di buon cuore. Soprattutto perché molti fondi vanno per pagare il mutuo per la Casa di Borghetto. Chiunque può “adottare” uno dei bimbi per permettergli di trascorrere dei bei momenti in Italia. L’idea è della vulcanica Rosella Panzeri, ex sindaco di Monza, da sempre attiva nel volontariato.
Nella Casa della Gioia tanti bimbi come Misha vengono seguiti. Qualcuno non cammina, qualcuno non parla. Dal 1997 vengono ospitati una sessantina di disabili bielorussi, nella stragrande maggioranza orfani o comunque con situazioni familiari difficili.

Come aiutare Misha

La loro ospitalità costa circa 500 euro a testa per il biglietto aereo, pratiche burocratiche, trasferimenti e 500 per il loro soggiorno a Borghetto dove poi sono seguiti da volontari. Chiunque può fare una piccola donazione per una parte del viaggio o del soggiorno, come gruppo d’amici o come famiglia, come gruppo cineforum, gruppo parrocchiale. E si volesse si può anche vedere di persona il risultato, magari proponendosi anche come volontario per il soggiorno. Per contribuire il versamento può essere effettuato sul conto dell’Unitalsi con causale Adozioni Chernobyl a IT 93 R 0844020400000000028606. La sede dell’Unitalsi di Monza in via Zucchi 22/b è aperta il martedì/giovedì/sabato dalle 14.30 alle 18 (039388235).

Gli altri bambini

C’è Tombolino, vittima di tante cadute e della sua prima crisi epilettica italiana, Adam, in costante ricerca di carezze. E poi c’è Sacha che è impazzito di gioia quando gli abbiamo dato i suoi primi veri occhiali ed è saltato al collo di tutti. E poi c’è Victor che parla in italiano senza sapere cosa dice ma ripete tutto.
E ancora, Serghej, con la sindrome di Down, che dal primo maggio ha preteso al microfono gli auguri per il suo compleanno.
Tanja, dolcissimo visino con un piedino storto, solo lei sa mettersi le scarpe, ma le piace farsi aiutare. E ancora Sveta che quando deve ripartire in aeroporto piange disperata. Victor, nato senza bacino, si muove con due stampelle ed è un gigante di grinta e di coraggio, che chiede di tenerlo in Italia. Tolic continua a non parlare ma ha imparato a cantare. E che dire di Vova che ama copiare i nomi di chi la circonda?

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