Leopardi in chiave gastronomica, i piatti prediletti dal poeta

Interessante studio della scrittrice Ketty Magni, e una speciale edizione de "L'Infinito".

Leopardi in chiave gastronomica, i piatti prediletti dal poeta
Desiano, 12 Dicembre 2019 ore 09:05

Leopardi in chiave gastronomica, i piatti prediletti dal poeta. La scrittrice Ketty Magni, esperta di cucina storica, ha reso omaggio alla poesia “L’infinito” di Giacomo Leopardi con un componimento in chiave gastronomica, stampata su una tavoletta di cioccolato bianco da Montabone editore.

Leopardi in chiave gastronomica, le ricette preferite

Ha partecipato al convegno “Al caro Giacomo”, tenutosi nella stupenda Sala Alessi di Palazzo Marino, sede istituzionale del Comune di Milano, per celebrare la ricorrenza dei duecento anni della poesia, e ha incontrato un pubblico numeroso, incuriosito da questa singolare iniziativa. Spiega l’autrice: “Per comporre il mio testo, mi sono affidata alle testimonianze scritte da Leopardi stesso, in un elenco di pietanze preferite, stilato per il cuoco di casa durante il suo soggiorno napoletano. Sono 49 ricette, tipiche del periodo ottocentesco, che danno una prevalenza ai fritti e ai dolci. Un trionfo della cucina regionale italiana, che comprende pasta, riso, verdure, carne e pesce, latte, burro e uova. Il poeta elogia le frittelle in svariati modi e le paste frolle, le erbe strascinate e i bodin di polenta, le polpette e i fegatini".

Il poeta dichiara di odiare "l'abominevole minestra"

Poi, prosegue: “Da ragazzino Leopardi dichiara di odiare l’abominevole minestra e nello Zibaldone sottolinea l’importanza di alimentarsi in maniera corretta perché dalla buona digestione dipende in massima parte il benessere, il buono stato corporale, e quindi anche mentale e morale dell’uomo... Io che ho a cuore la buona digestione, non credo di essere inumano se in quell’ora voglio parlare meno che mai". Ketty Magni commenta che il poeta marchigiano prende spunto dal pensiero degli antichi che conversavano a tavola se non dopo mangiato, "un tempo in cui si avrebbe più allegria, più brio, più spirito, più buonumore, e più voglia di conversare e di ciarlare".

 

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