Assurdo

Lo studio di psicologia che ha chiuso per colpa dei ladri

Devastati gli impianti in corso Milano a Monza per rubare il rame. Avviata una raccolta fondi: «Per riaprire dopo quei danni ci servono 100mila euro»

Lo studio di psicologia che ha chiuso per colpa dei ladri

Non è stato solo un furto. È stato un colpo durissimo a un presidio di cura, a un luogo dove ogni giorno decine di persone trovavano ascolto, stabilità e percorsi di rinascita. A Monza, in corso Milano 47, la sede del centro «Dipendesse da me» è stata devastata da un raid avvenuto a dicembre che ha costretto alla chiusura della struttura. E oggi, a distanza di mesi, la situazione è lontano dall’essere risolta.

Danni per migliaia di euro

«Non hanno rubato oggetti di valore – racconta la dottoressa Sabrina Onofrio psicoterapeuta monzese che coordina il team – hanno distrutto tutto per prendere il rame e i metalli».
I ladri sono entrati in modo rocambolesco, arrampicandosi fino al secondo piano con dei ramponcini, trovati ancora agganciati all’edificio. Una volta dentro, hanno divelto finestre e balconi, smontando le intelaiature per riuscire a entrare nei locali. Poi hanno iniziato a razziare tutto ciò che conteneva metallo.
«Hanno portato via qualsiasi cosa: portapenne, cestini, una vecchia stampante, perfino le pinzatrici» spiega Onofrio.
Ma il danno vero è quello alla struttura in sé. I malviventi hanno smontato le canaline e i sistemi di scolo lungo tutto il perimetro dell’edificio per recuperare il rame, strappando via anche i cavi dell’impianto elettrico. Il risultato è una struttura completamente compromessa.
«Il problema non è quello che hanno rubato, ma quello che hanno distrutto – sottolinea la dottoressa – L’impianto elettrico è completamente da rifare».
Un danno economico enorme, che supera di gran lunga il valore degli oggetti sottratti e che rende oggi la sede inagibile. Il centro, attivo dal 2020 (inizialmente in via Gaslini) e ampliato nel 2023 con l’apertura della sede di corso Milano, è stato costretto a sospendere le attività a Monza, spostando gli utenti che potevano recarsi a Milano nella sede meneghina e optando per gli altri per sedute domiciliari.
Una decisione obbligata: la struttura non rispetta più i requisiti di sicurezza richiesti da Ats. Le conseguenze sono pesanti per gli utenti, in gran parte giovani e giovani adulti con disturbi neurodivergenti, dipendenze e disturbi di personalità.

Disagi per gli utenti

Sabrina Onofrio

Il team – composto da sei professionisti – sta garantendo interventi domiciliari per non abbandonare le famiglie di Monza e Brianza per cui la chiusura del centro di corso Milano è un disagio enorme, spiega Onofrio.
Non sarebbe nemmeno il primo episodio. «Non è la prima volta che subiamo furti – racconta ancora la dottoressa – Purtroppo la zona di corso Milano non è più sicura».
Un contesto già difficile, segnato dalla chiusura di diverse attività commerciali. «Da quando ha chiuso anche l’Euronics, il cui parcheggio confinava con il nostro cortile, la situazione si è aggravata. Avevamo già delle accortezze interne: il nostro team è formato soprattutto da donne e cercavamo di non far restare nessuna da sola fino a tardi. Davanti al nostro centro vedevamo spesso risse e situazioni di criminalità ed eravamo già preoccupate».

Ora, per provare a riaprire il centro è stata lanciata una raccolta fondi online su Gofundme. Servono circa 100mila euro per coprire i lavori più urgenti: rifacimento dell’impianto elettrico, messa in sicurezza, sostituzione degli infissi e ripristino delle parti danneggiate.
L’assicurazione, spiegano dal centro, non copre completamente i danni: «Le canaline vengono considerate come muro perimetrale e quindi non vengono rimborsate». «Noi non vogliamo lasciare sole le famiglie – conclude Onofrio – Vogliamo riaprire, ma da soli non ce la facciamo. Fermare anche solo temporaneamente questi percorsi significa interrompere equilibri fragili, costruiti nel tempo». E per chi vive situazioni di sofferenza, una porta chiusa può fare tutta la differenza.