La sanità al tempo del Covid

“Medici e infermieri a rischio collasso”

Questo il titolo del report stilato dalla Fondazione studi dei Consulenti del lavoro.

“Medici e infermieri a rischio collasso”
Cronaca Monza, 14 Dicembre 2020 ore 15:10

“Medici e infermieri a rischio collasso”. Questo il titolo del report stilato dalla Fondazione studi dei Consulenti del lavoro.

Medici e infermieri? Pochi per tanto lavoro

La Fondazione studi dei Consulenti del lavoro ha fotografato la situazione di medici e infermieri in servizio nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. Qui lavoratori cioè che si sono trovati e si trovano in prima linea nella lotta contro la pandemia. Una lotta che a centinaia purtroppo hanno pagato anche con la vita.

Medici e infermieri, viene scritto nero su bianco nel report “sovraccarichi di lavoro, sottodimensionati e con la preoccupazione di contagio, aggravata dalla presenza di un personale non più giovanissimo”.

E ancora: “l’elevata presenza di donne sottopone la gran parte del personale allo stress derivante dalla crescente difficoltà di conciliare gli equilibri vita-lavoro”. Non è dunque un caso che la Fondazione studi dei Consulenti del lavoro abbia intitolato il report “Medici e infermieri a rischio collasso”.

Come noto la pandemia ha colpito più di altre la nostra regione, andiamo quindi a vedere il personale sanitario impegnato in Lombardia, rispetto ad altre regioni italiane.

In Lombardia operano 14,6 medici ogni 1.000 abitanti. A fronte di una media italiana che è del 17,6. La media lombarda è la seconda più bassa d’Italia, solo il Lazio con 13,2 medici ogni mille abitanti sta peggio.

Va un po’ meglio per quel che riguarda gli infermieri. A fronte di una media nazionale di 44,2 infermieri ogni 1.000 abitanti, in Lombardia ce ne sono 38,5. Va peggio sempre nel Lazio ma anche in Campania, Sicilia e Calabria.

Numero di infermieri che nella nostra regione è rimasto inalterato negli ultimi 10 anni, a fronte di un +3,2% fra i medici. La quota di donne sia fra i medici (50,9%) che fra gli infermieri (82,7%) è superiore alla media nazionale.

“Al sottodimensionamento del personale – sottolinea l’analisi della Fondazione studi dei consulenti del lavoro – si è accompagnato il progressivo invecchiamento della classe medica e infermieristica (il 28,5% dei medici in forza nel Servizio sanitario nazionale ha 60 anni e più), con conseguenze importanti in termini di tutela della salute del personale coinvolto impegnato nel fronteggiare la pandemia”.

L’Italia e il resto del mondo

Medici e infermieri? Pochi per tanto lavoro“Le ultime statistiche diffuse dall’Ocse – rimarca sempre il report – collocano l’Italia in posizione mediana per quanto riguarda la diffusione di medici sulla popolazione, dopo Germania, Svezia, Danimarca, Spagna, ma prima di Francia, Regno Unito, Stati Uniti; ma è con riferimento al personale infermieristico che il sistema risulta particolarmente deficitario: con 6,7 figure infermieristiche, di supporto alle attività di cura e assistenza medica, contro le 13,2 della Germania, le 11,9 degli Stati Uniti, le 10,8 della Francia e le 7,8 del Regno Unito.

“Si tratta di dati indicativi, da prendere con tutte le cautele derivanti dalla complessità di
comparazione di sistemi fortemente differenziati quanto ad organizzazione e profili professionali,
ma che rendono una prima idea del ‘carico di assistenza’ che grava in Italia sulle professionalità
‘portanti’ del sistema della salute, medici e infermieri. Carico che risulta ancora più pesante se il
campo di osservazione si restringe al Sistema sanitario nazionale, dove oggi si concentra l’impegno nel fronteggiare la crisi sanitaria, e conseguentemente il maggiore stress”.

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