“Metti via quel cellulare”, l’appello di Aldo Cazzullo ai suoi figli (e non) FOTO

Una pubblicazione "made in family" realizzata a sei mani con il prezioso contributo dei figli Rossana e Francesco e presentata ieri sera, giovedì, ad Arcore

Vimercatese, 25 Maggio 2018 ore 11:14

Un’altra graditissima sorpresa nelle settimane della cultura di Arcore.
Ultimo dei grandi nomi ospiti della quarta edizione del Festival della Cultura, il noto giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo, ieri sera, giovedì, si è intrattenuto nella Sala del Camino del Comune, per parlare con il suo solito sguardo a tutto tondo e aperto sul mondo, dei pericoli e delle potenzialità connesse alla generazione dei nativi digitali.
A moderare la serata ci ha pensato Fabio Parolini.

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“Metti via quel cellulare”

È il soggetto del suo ultimo impegno editoriale, dal titolo emblematico “Metti via quel cellulare”. Una pubblicazione “made in family” realizzata a sei mani con il prezioso contributo dei figli Rossana e Francesco, che alla fine, come ammesso dal diretto interessato, ha prodotto un dialogo costruttivo per tutti e tre.
L’editorialista e inviato del Corriere della Sera, seconda presenza del quotidiano nazionale alla ricca rassegna culturale arcorese, a stretto giro di posta dopo quella del critico musicale Mario Luzzatto Fegiz, ci ha concesso un’intervista esclusiva:

“L’ho ripetuto spesso ai miei figli”

“Metti via quel cellulare è la frase che ho ripetuto più spesso ai miei figli negli ultimi anni. E invano, perchè loro il cellulare non lo mettono via mai, neanche per mangiare, e quindi ho scritto un libro con loro per evitare di fare una predica, ma di fare un dialogo. Loro mi hanno risposto: ‘Tu papà sei l’unico che può parlare perché sei sempre chino sul cellulare’ e poi hanno aggiunto ‘A volte il cellulare diventa un alibi per voi adulti che non riuscite più a parlare con noi e quindi un po’ come voi da piccoli che venivate messi davanti alla televisione dai vostri genitori, perciò la responsabilità è anche di voi adulti che dovete trasmetterci valori, interessi e passioni'”.

E sugli eventi raccontati da inviato che ricorda con piacere

“L’elezione di Obama perchè ero a casa di Kathleen Kennedy, figlia di Bob, che mi aveva predetto che un giorno l’America avrebbe eletto un presidente nero. E quando avvenne l’elezione, ci fu una grande manifestazione di gioia improvvisa e spontanea. Può sembrare un luogo comune ma c’erano veramente gialli, neri, bianchi, ed è una cosa che mi ha molto commosso. Poi il G8 di Genova fu un servizio durissimo, il Bataclan molto duro, la guerra in Jugoslavia anche. L’elezione di Trump fu un servizio sorprendente che giornalisticamente ricordo con passione anche se per le sorti del mondo non so se sia stata una buona notizia. L’elezione di Macron invece è stata interessante anche perchè il giorno prima ho fatto un’intervista con Marine Le Pen che diceva cose molto dure contro Fillon e che è stata ripresa da tutti i giornali francesi, che non sono esattamente filoitaliani, ed è una cosa che fa sempre piacere. Ma il momento più bello – ha aggiunto il cronista – è stato quando Rino Gattuso negli spogliatoi dell’Olimpia Stadion di Berlino mi ha passato la Coppa del Mondo appena vinta dagli italiani: è stato bellissimo raccontare quella grande impresa”.

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