Ridotta in fin di vita dal marito, sta combattendo giorno dopo giorno, ma dentro di lei rimane una ferita profonda che non sarà facile riuscire a rimarginare. A sostenerla ci sono i genitori e la sua famiglia, il suo piccolo, per cercare di restituirle quella tranquillità che l’uomo con cui aveva deciso di costruire il futuro e da cui poi voleva separarsi, Sergio Laganà, 43 anni, le ha strappato. Abbiamo incontrato il papà nel bar che dal 2018 gestisce a Desio, nella zona di San Pio X, dove lavora anche la 31enne, che nel frattempo è stata dimessa dall’ospedale San Gerardo di Monza, dove era stata ricoverata dopo l’accoltellamento, martedì 13 gennaio, a Muggiò. Ha accettato di parlare con noi, nonostante la situazione così delicata.
Accoltellata dal marito, parla il papà
“Sta meglio, si sta piano piano riprendendo. I medici stanno comunque ancora facendo delle valutazioni e non è escluso che possano esserci delle conseguenze a causa delle ferite e della violenza con cui mia figlia è stata colpita”. Parole pronunciate con pacatezza ma con il dolore e la consapevolezza di un padre che avrebbe potuto perdere la figlia, colpita dai fendenti inferti con inaudita brutalità dal marito, da cui si stava separando. Sono passate oltre due settimane dal terribile fatto di cronaca avvenuto nell’appartamento di Muggiò in cui la coppia viveva, la famiglia della giovane ha vissuto momenti atroci, ha temuto di perderla e, adesso che il peggio sembra allontanarsi, la cosa più importante è di riaverla a casa, vicina al suo bambino, “e che possano stare tranquilli”, afferma il papà.
“Inconcepibile arrivare ad accanirsi in questo modo”
Non si capacita di quanto successo e cerca una spiegazione.
“Siamo rimasti sconvolti dall’estrema violenza con cui mia figlia è stata colpita, che non ci saremmo mai immaginati – evidenzia – Non so cosa abbia potuto far esplodere questa violenza, che per me non è rabbia ma rancore. E’ veramente inconcepibile arrivare ad accanirsi in questo modo. Va bene, capisco che ci possano essere delle discussioni, ma arrivare a un punto simile, quasi a ucciderla, davanti al bambino. Mia figlia voleva venire via da lì, lo ripeto, non si può arrivare a tanto”.
La ricostruzione
Poi ripercorre quei terribili momenti, dopo il fatto. “Dopo essere stata ripetutamente accoltellata, è riuscita fortunatamente a chiamare la mamma. Mia moglie ha subito allertato i Carabinieri per attivare i soccorsi e ha avvisato sua sorella che si trovava in zona. Lui, intanto, ha preso il bambino e si stava allontanando. Mia cognata si è precipitata e quando è arrivata lì l’ha incrociato con il piccolo, se l’è fatto consegnare, poi lui si è allontanato. Quando è salita in casa si è trovata davanti agli occhi una scena terribile. Adesso ci auguriamo che piano piano mia figlia possa riprendersi”.
“I medici la stanno seguendo per capire se ci saranno delle conseguenze”
Le ferite sono un po’ ovunque sul corpo, ci dice il papà: “Ha colpito entrambi i polmoni, la mano è stata danneggiata, perché lei ha cercato di proteggersi, e ha segni anche sul viso. I medici la stanno seguendo al meglio per capire se ci saranno delle conseguenze”. La coppia stava insieme da tredici anni, è sposata da circa sette anni. “Mai avrei pensato una cosa del genere, anche se abbiamo saputo solo ora che un anno fa circa lui le aveva messo le mani al collo ed erano intervenuti i Carabinieri, chiamati dai vicini”, spiega sconcertato il papà.
Le dimostrazioni d’affetto e di vicinanza
Rispetto alle dichiarazioni rese da Laganà, che ora deve rispondere di tentato omicidio, per cui sarebbe stata lei per prima a minacciarlo, sottolinea: “L’accoltellata è mia figlia, e non è vero che il bambino era chiuso nella stanza, lì c’era il cane. Mio nipote era presente e, come la mamma, si è messo a urlare vedendo il padre con il coltello scagliarsi contro mia figlia. Lei ha cercato di proteggerlo, ha temuto che anche il bambino potesse essere colpito”. Il marito, di Monza, qualche giorno prima era stato licenziato. Da nove mesi aveva trovato lavoro in una grande autofficina di Seregno come magazziniere, come racconta il padre della 31enne. «So che c’è stato qualche problema – puntualizza – L’importante adesso è stare vicino a mia figlia e che possa riprendersi». Per la famiglia è l’unica cosa che conta, anche se non sarà semplice. Intanto, da quando il bar ha riaperto, i clienti stanno dimostrando la loro vicinanza, tutti hanno avuto parole di profondo affetto, qualcuno ha anche pianto.
Muggiò si è fermata a riflettere: “Quanto successo ha toccato tutta la nostra comunità”
Muggiò si è fermata a riflettere, promuovendo un momento di raccoglimento voluto da tutte le forze politiche. “Quanto successo ha toccato tutta la nostra comunità. Quando la violenza entra nelle vite delle persone, quando colpisce le donne non riguarda mai solo la persona che la subisce: riguarda il modo in cui una comunità si riconosce, si protegge e si educa”, è intervenuto il sindaco, Michele Messina. Un incontro a cui hanno partecipato tutte le forze politiche di minoranza e maggioranza, alcuni cittadini, una rappresentante del centro antiviolenza White Mathilda e l’associazione Fidapa Monza e Brianza con la presidente Maria Alberta Mezzadri. Tanti gli interventi insieme all’invito a “non voltarsi dall’altra parte e a fare rete”.
