Mille brianzoli figli dello ius soli – LA STORIA

La storia di Francisco origine peruviana e residente a Monza da 4 anni. "Sono d’accordo con lo ius soli. Chi è nato in Italia si sente italiano"

Mille brianzoli figli dello ius soli – LA STORIA
Cronaca 28 Ottobre 2017 ore 09:16

Mille brianzoli figli dello ius soli

Sono oltre duecentomila i “nuovi lombardi” che acquisirebbero la cittadinanza se passasse la riforma dello ius soli.

Il dato è della “Fondazione Moressa”, la quale ha stimato che i nuovi italiani in grado di beneficiare immediatamente della nuova normativa sarebbero oltre 800mila.
E a Monza e in Brianza? Non è facilissimo calcolare quanti potrebbero essere i nuovi italiani sul nostro territorio, ma qualche calcolo lo abbiamo abbozzato con l’aiuto dell’Ufficio Anagrafe e dell’Ufficio Statistica del Comune di Monza (che ringraziamo per la professionalità e disponibilità).
Ma se in Brianza nel 2016 c’erano 1118 bambini tra 0 e un anno di origine straniera, si potrebbe dire che sarebbero almeno mille gli italiani in più. A Monza invece ogni anno sono almeno trecento i piccoli che nascono con almeno un genitore straniero. Erano 343 nel 2016 e sono già 241 nel 2017. Quindi approssimando un po’ sarebbero almeno 300 i bimbi italiani in più.

Tematica attualissima

La tematica, continua ad essere di attualità, quindi l’abbiamo affrontata anche attraverso le parole di quattro cittadini del mondo arrivati in Brianza tanti anni fa – le interviste esclusive le potete trovare sul Giornale di Monza in edicola. Qui ne raccontiamo una in particolare, quella di Francisco Raul Gonzales Florez, di origine peruviana e residente a Monza da 4 anni.

La storia di Francisco Raul Gonzales Florez

Arrivato in Italia più di 20 anni fa ha regolarizzato la sua posizione di clandestino grazie ad una sanatoria.
Partito nei primi anni 90 per raggiungere la madre, è atterrato ad Amsterdam per poi affrontare un viaggio in macchina e l’attraversamento dei confini a piedi, di notte, fino all’arrivo a Milano. Ha 37 anni oggi, Francisco Raul Gonzales Florez, di origine peruviana e residente a Monza da 4 anni. È cittadino italiano dal febbraio 2016 dopo 6 lunghi anni di attesa. Il giuramento alla Costituzione pronunciato in Comune a Monza ha sancito la fine dell’odissea del rinnovo del permesso di soggiorno con le mille incombenze burocratiche e le interminabili file agli sportelli.

“Per come ragiono mi sento italiano”

Si sente italiano. Il lavoro in un’azienda dove si occupa della gestione clienti grazie alla conoscenza di cinque lingue. Studi di liceo classico e laureato all’Università Cattolica di Milano in lingue e letterature straniere. Insegnante di capoeira per passione. “Appartengo a quella generazione di primi immigrati – ha raccontato – non ho avuto il tempo di definire la mia identità peruviana, i ragazzi che frequentavo erano tutti italiani. Ho un background culturale che mi appartiene ma per come ragiono, come mangio, come parlo, come guardo i film mi sento italiano”.

È quello che in gergo si definisce “cittadino naturalizzato” relativamente alla possibilità di richiedere cittadinanza dopo dieci anni trascorsi sul territorio. Nulla a che vedere con il disegno di legge “Ius culturae” che, come nel caso di Francisco, avrebbe riconosciuto cittadinanza italiana per il fatto di avere completato almeno un ciclo di studi nel sistema scolastico italiano, per ragazzi nati all’estero ma arrivati in Italia tra i 12 e i 18 anni.

“Sono d’accordo con lo ius soli”

“Ho chiesto la cittadinanza italiana per una questione di praticità – ha spiegato Francisco – quando sul curriculum vitae, un datore di lavoro legge che sei straniero le possibilità diminuiscono”. Ha le idee chiare sulla proposta di legge attualmente «congelata» in Senato, relativa ai bambini nati sul territorio italiano. “Sono pienamente d’accordo con lo ius soli – ha spiegato – credo che la cittadinanza sia indipendente dal sangue ma che sia importante l’identificazione culturale con il luogo in cui si vive. I nati in Italia, del resto, non si faranno mai la domanda: “Sono italiano?”, perché loro si sentono così”.

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