Monza – La mostra di Vivian Maier resta in Arengario fino al 29 gennaio

"Nelle sue mani"... ma evidentemente anche nel cuore dei migliaia di visitatori arrivati da tutta Italia per ammirare da ottobre a dicembre i suoi scatti fotografici in bianco e nero. Così tanta affluenza che i promotori hanno preso una decisione dell'ultimo minuto: proprio in virtù dell'enorme successo riscosso dalla mostra in Arengario(piazza Roma) hanno deciso di prorogare l'esposizione di Vivian Maier fino al 29 di questo mese.

Monza – La mostra di Vivian Maier resta in Arengario fino al 29 gennaio
04 Gennaio 2017 ore 16:58

“Nelle sue mani”… ma evidentemente anche nel cuore dei migliaia di visitatori arrivati da tutta Italia per ammirare da ottobre a dicembre i suoi scatti fotografici in bianco e nero.

Così tanta affluenza che i promotori hanno preso una decisione dell’ultimo minuto: proprio in virtù dell’enorme successo riscosso dalla mostra in Arengario(piazza Roma) hanno deciso di prorogare l’esposizione di Vivian Maier fino al 29 di questo mese.

Ma c’è di più: per chi nel giorno dell’Epifania vorrà tuffarsi nel mondo monocromatico della bambinaia newyorkese appassionata di fotografia, ci sarà un’apertura straordinaria dalle 10 alle 20.

L’Arengario di Monza si conferma come un importante contenitore consacrato alla fotografia e ai suoi maggiori protagonisti e si apre alle opere di una singolare e affascinante figura di artista, recentemente ritrovata e definita una delle massime esponenti della cosiddetta street photography.

Qualche cenno sulla rassegna: curata da Anne Morin, promossa dal Comune di Monza, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con diChroma Chroma photography, John Maloof Collection, Howard Greenberg Gallery, New York, realizzata con la consulenza scientifica di Piero Pozzi, è un racconto per immagini composto da oltre cento fotografie – in maggior parte mai esposte prima in Italia – in bianco e nero e a colori, oltre che da pellicole super 8 mm, il percorso espositivo descrive Vivian Maier da vicino, lasciando che siano le opere stesse a sottolineare gli aspetti più intimi e personali della sua produzione.

Ma chi era Vivian Maier?

Nata a New York da madre francese e padre austriaco, Vivian Maier (1926-2009) trascorre la maggior parte della sua giovinezza in Francia, dove comincia a scattare le prime fotografie utilizzando una modesta Kodak Brownie. Nel 1951 torna a vivere negli Stati Uniti e inizia a lavorare come tata per diverse famiglie. Una professione che manterrà per tutta la vita e che, a causa dell’instabilità economica e abitativa, condizionerà alcune scelte importanti della sua produzione fotografica. Fotografa per vocazione, Vivian non esce mai di casa senza la macchina fotografica al collo e scatta compulsivamente con la sua Rolleiflex accumulando una quantità di rullini così numerosa da non riuscire a svilupparli tutti.
Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio, cercando di sopravvivere, senza fissa dimora e in gravi difficoltà economiche, Vivian vede i suoi negativi andare all’asta a causa di un mancato pagamento alla compagnia dove li aveva immagazzinati. Parte del materiale viene acquistato nel 2007 da John Maloof, un agente immobiliare, che, affascinato da questa misteriosa fotografa, inizia a cercare i suoi lavori dando vita a un archivio di oltre 120.000 negativi. Un vero e proprio tesoro che ha permesso al grande pubblico di scoprire in seguito l’affascinante vicenda della ‘bambinaia-fotografa’.

La mostra nasce dal desiderio di rendere omaggio a questa straordinaria artista che mentre era in vita ha realizzato un numero impressionante di fotografie senza farle mai vedere a nessuno, come se volesse conservarle gelosamente per se stessa.

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