Monza, «No al bavaglio su Facebook»

Una sentenza della Cassazione senza precedenti sta scatenando un putiferio sul Web: chi gestisce un sito o un blog è corresponsabile dei commenti degli utenti, se sono diffamatori. Apriti cielo. E su Facebook? Per il momento i gruppi dovrebbero scamparla... ma non è tutto così chiaro

Monza, «No al bavaglio su Facebook»
12 Gennaio 2017 ore 11:15

Scacco a Facebook. Non ancora «matto», ma poco ci manca. E a fare la mossa è stata la nostra Cassazione nei giorni scorsi, con una sentenza senza precedenti: in sintesi, chi gestisce un sito è «complice» di chi vi pubblica commenti diffamatori.

Apriti cielo. Non solo per chi ha un sito di qualsiasi genere o un ancor più navigato «blogger», beninteso… qui il problema tocca da vicino anche chi frequenta, ma soprattutto gestisce un gruppo di discussione anche su Facebook.

Insomma se io gestisco il gruppo «Sei di Vattelapesca se…» e il primo becero leone da tastiera che capita a tiro manda pesantemente a quel paese il sindaco, che faccio, vengo denunciato anch’io per diffamazione?

Beh, non si sa. Al momento la risposta ancora non c’è. A rigor di logica, la situazione sarebbe del tutto analoga a quella affrontata nella sentenza della Cassazione… ma c’è chi spera che in caso di commenti diffamatori la responsabilità se la prenda Facebook, piuttosto che l’amministratore di un forum di discussione.

Nell’attesa dell’intercessione celeste di «San» Mark Zuckerberg, abbiamo comunque chiesto un parere agli «admin» di due dei gruppi Facebook cittadini più frequentati.

«Per un gruppo Fb è impossibile  visionare i commenti prima che vengano pubblicati – ha chiarito Lorenza Giovenzana, coordinatrice del team di sette admin di “Sei di Monza se…”, primo gruppo cittadino con oltre 22mila iscritti – Lo si può fare con i post, ma non con i commenti. Per ora non abbiamo ancora deciso come comportarci, anche perché i nostri due gruppi, insieme (c’è anche lo spinoff più commerce-friendly «Sei di Monza se mi dai info su», ndr), contano la bellezza di 36mila iscritti ed è davvero impossibile leggerli in tempo reale per, eventualmente, rimuovere quelli offensivi e diffamatori». «Non si può pretendere che gli admin siano sempre presenti col fucile  per ripulire commenti sopra le righe – ha aggiunto Giovenzana – La realtà italiana è sotto gli occhi di tutti, ci sono problemi ovunque e si sa che quando si toccano certi temi, gli animi si scaldano. E’ impensabile ritenere corresponsabili gli admin di quanto scrivono gli utenti di un gruppo. Certo, quando leggiamo offese pesanti le cancelliamo, ma dove passa il limite? Anche perché ritrovarsi con l’accusa di essere dei censori è un’eventualità proprio lì, dietro l’angolo».

Per Paolo Meregalli, insieme a Sonia Diligenti admin di «EasyMonza» (9500 iscritti), c’è anche un altra premessa da sottolineare. «Il fatto che la “nostra” Cassazione si sia espressa andando contro una sentenza della Corte Europea la dice lunga su quanta strada ci sia ancora da fare a livello legislativo su queste problematiche – ha commentato Meregalli – Pensiamo che la libertà di parola sia fondamentale e che ogni tipo di censura sia da evitare, nello stesso tempo riteniamo che sia sempre possibile esprimere il proprio pensiero mantenendo il rispetto del prossimo e senza dover necessariamente passare per il reato di diffamazione. La sentenza in oggetto si riferisce a commenti apparsi in un sito e non è, al momento, estensibile ai gruppi Facebook: non intendiamo in nessun modo limitare la libertà dei nostri membri imponendo una censura preventiva. Vero anche che dovremmo eventualmente preoccuparci del sito collegato (www.easymonza.it), ma qui i commenti sono pochissimi. Nel futuro il sito prenderà più slancio, ma gli scopi dello stesso non dovrebbero portarci a ricevere commenti particolari sul sito».

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