Morte Stephen Hawking e quella volta del “Pesce rosso di Monza”

E’ grazie a lui se la città s’è ritagliata il suo «quarto d’ora di notorietà» in campo scientifico.

Morte Stephen Hawking e quella volta del “Pesce rosso di Monza”
Monza, 14 Marzo 2018 ore 08:54

Morte Stephen Hawking: l’astrofisico scomparso rese famoso in passato il capoluogo della Brianza.

Morte Stephen Hawking e Monza

E’ anche grazie a lui se, in passato, Monza s’è ritagliata il suo «quarto d’ora di notorietà» in campo internazionale anche nel settore scientifico.

Se in una piccolissima parte passa anche «Dal big bang ai buchi neri» la fama della città di Teodolinda nel mondo, il merito è tutto di Stephen Hawking, il famoso astrofisico morto a 76 anni nelle scorse ore.

Il cosmologo famoso sia per le sue rivoluzionarie teorie che per la sua toccante storia personale (da molti anni paraplegico, affetto da Sla, è costretto a muoversi su una sedia a rotelle e ad esprimersi attraverso un complesso sistema di sensori connessi a un computer, mossi da impercettibili movimenti della guancia e degli occhi) in un suo libro, citò una volta «The goldfish of Monza», che in italiano possiamo tradurre come «Il pesce rosso di Monza».

Una metafora sulla complessità dell’universo

Una metafora affascinante ed evocativa utilizzata nell’opera «The Grand Design» proprio per provare a tradurre in termini semplici la complessità del nostro universo. Eccola: «Alcuni anni fa, il Consiglio comunale di Monza, in Italia, ha vietato ai proprietari di animali di tenere i pesciolini rossi in bocce curve… sostenendo che sia crudele tenere un pesce in una boccia con lati curvi perché, guardando fuori, il pesce avrebbe un visione distorta della realtà. Ma noi come facciamo a sapere che abbiano della realtà la visione vera, priva di distorsioni?».

In realtà, lo scienziato pescando (è il caso di dirlo) dalle bizzarrie della politica brianzola voleva esprimere un concetto tutto sommato semplice. «L’immagine che il pesce rosso ha della realtà è diversa dalla nostra… ma possiamo essere certi che sia meno reale?».

Tutto partì da una polemica politica

Ovviamente no, è la risposta a questa domanda posta in forma retorica: il pesce rosso, se fosse intellettualmente in grado di farlo, potrebbe elaborare teorie fisiche, riguardo al moto degli oggetti che osserva al di fuori della sua boccia, del tutto «oneste». Seppur distorto, il sistema di riferimento potrebbe consentir benissimo di elaborare leggi scientifiche del tutto valide.

Fa sorridere che vette tanto alte del dibattito scientifico abbiano mosso i passi da una delibera del Consiglio monzese del 2004, quando sulla città governava l’architetto Michele Faglia, sindaco a capo di una Giunta targata Ulivo.

Il precedente

L’attuale sindaco Dario Allevi, allora capogruppo di Alleanza nazionale nel Parlamentino, aveva addirittura provocatoriamente regalato all’assessore all’Ecologia proprio un pesce rosso in una boccia. S’era conquistato la ribalta nazionale, questo singolare siparietto. Era l’estate del 2004 e Il Comune aveva appena approvato, su input delle associazioni animaliste, un regolamento in ben 53 punti per la protezione degli animali. Stop ai pulcini venduti nelle fiere, canarini in gabbiette un minimo comode, e… vasche rettangolari per i pesciolini rossi (per non farli diventare strabici) erano state le norme approvate dalla Giunta che maggiormente avevano colpito l’immaginario collettivo.

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