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Monza

No della Lega al Gay pride alla Villa Reale

Critica Rete Brianza Pride: "Non ci aspettavamo una levata di scudi".

No della Lega al Gay pride alla Villa Reale
Cronaca Monza, 26 Aprile 2021 ore 15:43

La Lega dice «no» all’organizzazione di un Gay pride e all’allestimento di un museo Lgbt in Villa Reale.

La proposta di un docente monzese

A proporre l’organizzazione del Gay pride e l’allestimento di un museo Lgbt nella Villa Reale era stato, nei giorni scorsi Giorgio Castoldi, un docente monzese dell’Università di Milano. La proposta del professore è stata però respinta dal consigliere regionale della Lega Alessandro Corbetta.

«Quella di Castoldi mi sembra una provocazione per avere qualche titolo di giornale – ha commentato Corbetta – La nostra reggia va aperta per mostre di artisti del calibro di Caravaggio, Picasso, Dalì e Keith Hering. Deve diventare la casa delle associazioni, della musica e delle imprese, ospitando eventi su artigianato, lavoro, arte, cultura, agroalimentare, storia, sport e terzo settore. Una grande vetrina delle eccellenze lombarde e italiane. Un gay pride nella Villa Reale? No, grazie. Ci sono luoghi più consoni a questo tipo di manifestazioni. Inoltre non mi sembra ci sia questa grande necessità di un museo di storia Lgbt in generale, figuriamoci poi dentro la Reggia di Monza».

“Non ci aspettavamo questa levata di scudi”

La posizione espressa da Corbetta non è giunta inaspettata al referente di Rete Brianza Pride Luca Gusmaroli.

«Premetto che la proposta del professor Castoldi non è stata avanzata da noi ma certamente mi piacerebbe vedere il Gay pride nella Villa Reale – ha commentato – Non ci aspettavamo però una levata di scudi anche se la risposta negativa non è stata inaspettata. Conosciamo la posizione dell’Amministrazione e del Consorzio. Spiace però vedere frasi come “Ci sono luoghi più consoni a queste manifestazioni”, come se dovessimo fare qualcosa per meritarci determinati spazi, come se non fossimo anche noi parte della realtà locale. La proposta del professore era anche soft e ci aspettavamo piuttosto un’apertura o quanto meno che se ne potesse parlare».

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