Cronaca

Omicidio di Brugora, condannati i fratelli Scarfò

Stamattina la sentenza di primo grado: diciassette anni a Michele, dodici alla sorella Angela

Omicidio di Brugora, condannati i fratelli Scarfò
Cronaca Caratese, 04 Febbraio 2019 ore 14:28

Omicidio di Brugora (Besana): diciassette e dodici anni agli imputati. Condanne pesanti per i fratelli Michele e Angela Scarfò. Il primo, riconosciuto dai giudici del Tribunale di Monza come autore materiale dell’omicidio del 55enne Giuseppe Piazza, freddato il 22 giugno del 2017 con un colpo di pistola al petto davanti alla sua abitazione di via Cavour per dissidi di vicinato inaspriti dal tempo; la seconda, vicina di casa della vittima, responsabile di concorso morale, perchè deteneva pistola e munizioni calibro 7,65.

Questa mattina la sentenza

La sentenza di primo grado è stata pronunciata oggi, lunedì, alle 13. Ai due fratelli sono state riconosciute le attenuanti generiche che hanno mitigato le richieste avanzate dal pubblico ministero Alessandro Pepè, di 19 e 18 anni e mezzo.
"Prima di dare un giudizio aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza, sicuramente ricorreremo in Appello", le prime parole del difensore di Scarfò, l’avvocato Giancarlo Cozzi.

Cos’era successo

Nel pomeriggio del 22 giugno del 2017, erano le 16,20, era partita la chiamata al "112". Nella piazzetta antistante il complesso residenziale di proprietà comunale, a due passi dal palco già allestito per  la tradizionale festa di Brugora, uno sparo e il corpo senza vita di Piazza riverso a terra avevano prodotto un silenzio surreale. Sul posto erano accorsi per primi i carabinieri della caserma di Besana, seguiti da quelli del Nucleo operativo e radiomobile di Seregno, dai colleghi del Nucleo investigativo di Monza e dalla Scientifica, oltre al medico legale. Giuseppe Piazza aveva qualche vecchio precedente alle spalle, ma nulla che potesse far pensare a un regolamento di conti in ambito delinquenziale.
Così le indagini si andarono a concentrare nei suoi rapporti personali, fin quando gli inquirenti non avevano ricostruito i presunti e accesi diverbi tra il 55enne e la famiglia Scarfò. Angela abitava nelle stesse case di ringhiera (quel pomeriggio i militari avevano trovato la porta chiusa, così come le finestre). Michele a Veduggio. Il 22 giugno quest’ultimo aveva raggiunto la sorella, dopo l’ennesima lite con il vicino. Secondo la tesi dell'arrestato (si era presentato ventiquattro ore dopo l’omicidio in caserma a Seregno), dopo aver visto Piazza camminare sotto casa con una specie di frustino medievale tra le mani, Scarfò era uscito per chiarire la situazione. Con sè, la pistola della sorella. La discussione sarebbe degenerata fino alla colluttazione e il colpo mortale sarebbe poi partito per sbaglio. Una tesi che non ha mai convinto l’accusa, tanto che oggi è arrivata la doppia sentenza di condanna.

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