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Paralizzato dopo l’incidente in moto, ora punta al Giro d’Italia di Handbike

Il sogno del 28enne Andrea Pogliani: "Non penso a quello che non ho più, ma a ciò che posso fare ancora".

Paralizzato dopo l’incidente in moto, ora punta al Giro d’Italia di Handbike
Cronaca Seregnese, 11 Luglio 2021 ore 14:00

La prima vita di Andrea Pogliani, 28 anni, era spericolata, fatta di spensieratezza, uscite con le ragazze e con gli amici, voglia di spingersi al massimo, di "sgasare", come faceva in sella alla sua adorata moto Ducati Panigale con cui sfrecciava in pista. La sua seconda vita è iniziata a 24 anni, quando ha dovuto imparare di nuovo a fare le cose che possono sembrare banali o scontate, come lavarsi e vestirsi. Ma soprattutto ha imparato che "è la vita che sceglie per te, tu non puoi fare altro che affrontare ciò che ti accade cercando di non perdere il sorriso e di affrontare le difficoltà che sembrano insormontabili".

Paralizzato dopo l’incidente in moto, ora punta al Giro d’Italia di Handbike

Il giorno che ha segnato il passaggio tra la prima e la seconda vita è il 30 marzo 2017, quando è rimasto vittima di un tremendo incidente a Seregno, in via Wagner. Un impatto violentissimo, in cui ha rischiato la vita. Per fortuna ce l’ha fatta, ma ha perso l’uso delle gambe. Non ha perso però la sua capacità di sdrammatizzare e di affrontare con ironia le avversità. La vita gli ha fatto uno sgambetto tremendo, l’ha fatto inciampare togliendogli tanto, ma lui si è concentrato su quello che ancora gli è rimasto e ha colto questa dura prova come un’opportunità per scavare dentro se stesso, trovando una forza "che non pensavo di avere. Non è stato facile, ci sono stati momenti durissimi e ammetto che all’inizio ho pensato anche di farla finita - ci confida - Ma poi, un po’ come dice il grande Alex Zanardi, non ho più pensato a quello che non avevo più, a quello che avevo perso, ma a quello che potevo fare con ciò che avevo ancora".

Una lezione di vita, la sua, e nello stesso tempo un invito ad apprezzare fino in fondo anche le piccole cose, a godere degli istanti di felicità, "perché tutto può cambiare da un momento all’altro e quello che prima davi per scontato non lo è più".

L’incidente che gli ha cambiato la vita

Sono bastati pochi secondi, infatti, il 30 marzo 2017, a stravolgere la sua vita per sempre. "Ero andato a pranzo con la mia fidanzata di allora, poi avevo iniziato il giro dei clienti. All’epoca, infatti, ero titolare di un’impresa di pulizie - racconta Andrea, ripercorrendo quei momenti di quattro anni fa rimasti impressi in modo indelebile nella sua mente - In sella alla moto stavo percorrendo via Wagner verso il centro cittadino, quando all’improvviso una Renault Kangoo, svoltando a sinistra, mi ha sbarrato la strada".

Un impatto violentissimo, a seguito del quale il centauro era sbalzato dalla sella, per poi finire contro un altro furgone che proveniva lungo la corsia opposta prima di cadere a terra. La situazione era apparsa subito gravissima e Andrea era stato trasferito d’urgenza all’ospedale San Gerardo di Monza, dove era stato sottoposto a una delicata operazione chirurgica. Ricoverato in Terapia intensiva, lottava tra la vita e la morte. "Sono stato dieci giorni in coma, poi per fortuna sono stato dichiarato fuori pericolo. Ma ancora non sapevo che non avrei più potuto usare le gambe".

La riabilitazione e la scoperta di essere rimasto paralizzato

Dopo un periodo all’ospedale di Seregno, il giovane era stato trasferito a quello di Sondalo, in Valtellina, per la riabilitazione.

"Dovevo imparare di nuovo a parlare e a scrivere, praticamente ero come un bambino nel corpo di un 24enne". E dopo qualche mese aveva iniziato a nutrire dei dubbi, si chiedeva: "Come mai sono sulla sedia a rotelle? Se fossero rotte, le gambe sarebbero ingessate e invece non lo sono". "Un giorno mi sono deciso a capire cosa avevo e ho insistito per parlare con il primario. Mi ha spiegato molto chiaramente che mi ero rotto la spina dorsale e che non avrei più potuto camminare. Ricordo che quando ho sentito quelle parole non ho pianto, ma ero come in trance, non sapevo come reagire". Una diagnosi piombata come una sentenza inappellabile, come un macigno che l’aveva schiacciato nel pieno della giovinezza.

Gli episodi che l’hanno aiutato a reagire

"Inizialmente mi sono lasciato prendere dalla disperazione, ma poi sono accaduti alcuni episodi che hanno gettato una luce diversa su quello che mi era successo, lasciandomi intravvedere uno spiraglio di luce nel buio più totale".

Un ragazzo tetraplegico ricoverato come lui a Sondalo e che aveva perso anche l’uso delle braccia gli si era avvicinato chiedendogli se poteva passargli un fazzoletto che aveva nello zaino.

"In quel momento ho pensato che, nonostante la mia condizione, potevo essere ancora di aiuto a qualcuno. E questo mi ha spinto a non mollare, a rimboccarmi le maniche e a iniziare la mia nuova vita". Così come lo hanno aiutato le parole di un sacerdote che gli aveva dato supporto spirituale nei periodi più duri: "Gli avevo chiesto “Perché proprio a me?” e lui mi aveva risposto “Questa è la tua croce, ma ricordati che Dio la dà da portare solo a chi sa che può farcela. E tu ce la puoi fare".

Il ritorno a casa e la nuova vita

Così, una volta uscito dall’ospedale, nel settembre 2017, Andrea si è rimesso in pista: "Ho voluto subito prendere la patente per guidare l’auto con gli ausili, in modo da essere indipendente. E poi ho imparato di nuovo a lavarmi e a vestirmi da solo. Non importa in quanto tempo riesco a fare le cose, mi sono imposto che devo farle. E così sono tornato completamente autonomo, sono anche andato a vivere da solo". Fondamentale, comunque, il sostegno dei famigliari, degli amici e delle persone più care, "che non mi hanno mai lasciato. Quello che mi è successo mi ha permesso anche di distinguere i legami autentici da quelli di facciata". Ha cambiato professione: "Ora lavoro con mio fratello Juri nella sua ditta di prodotti ittici a Paderno Dugnano".

Il sogno del Giro d’Italia di Handbike

E da un anno si è iscritto alla società caratese "Piccoli diavoli 3ruote", imparando a utilizzare l’handbike. "All’inizio non è stato facile, è molto impegnativo perché devi contare solo sulle braccia. Pian piano, con costanza e tanto allenamento, ho fatto progressi e ho partecipato a qualche gara a Monza, in Veneto e in Toscana». Ora punta alla tappa medese del Giro d’Italia di Handbike, che approderà in città il 29 maggio 2022: "Sarebbe un bel traguardo, una soddisfazione". E con il suo immancabile sorriso e la sua inconfondibile ironia scherza dicendo: "Punto alla maglia nera, quella riservata all’ultimo arrivato".

Ma in realtà, a prescindere dal risultato, Andrea ha già vinto.

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