Cronaca
Lutto

Parenti e amici ricordano Cristian a un anno dal suo omicidio

Domani, lunedì, si riuniranno per un momento in memoria del 42enne ucciso a San Rocco

Parenti e amici ricordano Cristian a un anno dal suo omicidio
Cronaca Monza, 28 Novembre 2021 ore 09:16

A un anno esatto dalla sua morte, lo vogliono ricordare con un rinfresco. Nella serata di domani, lunedì 29 novembre 2021, i famigliari e gli amici di Cristian Sebastiano - ucciso a coltellate il 29 novembre dello scorso anno sotto i portici delle case Aler di via Fiume, a San Rocco - si riuniranno in un locale di via D’Annunzio per un momento in sua memoria.

Parenti e amici ricordano Cristian

Un momento - voluto in primis dai genitori Michele Sebastiano e Patrizia Bernando - per stare insieme e ricordare quel ragazzo che nella vita ha affrontato tante difficoltà. Cristian aveva 42 anni ed è stato ammazzato a pochi passi da casa.

Condannati i due baby killer

Per il suo omicidio, a inizio ottobre sono stati condannati i due minorenni, gli esecutori materiali. Quattordici anni e 4 mesi al più grande dei due (che ora ha 15 anni), 15 anni e due mesi al 14enne, perché per lui c’era anche un’accusa di concorso in detenzione a scopo di spaccio di droga.

Una pena dimezzata rispetto a quanto aveva chiesto il pm. Sette anni di sconto perché avevano scelto di farsi giudicare con rito abbreviato e altrettanti per le attenuanti. Il giudice del Tribunale dei Minori di Milano ha riconosciuto la premeditazione, aggravante che i legali dei due minorenni avevano tentato di smontare, mentre ha escluso quella della crudeltà. Fatto quest’ultimo che ha lasciato sgomenti i genitori della vittima: "Se 33 coltellate non sono crudeltà, cos’altro può essere?", avevano commentato. Mercoledì, in Tribunale a Monza si aprirà invece il processo a carico del presunto mandante, Giovanni Gambino.

I fatti un anno fa

Un anno fa, domenica 29 novembre 2020, Cristian era uscito di casa subito dopo aver pranzato coi genitori. Una telefonata improvvisa ed era corso giù dalle scale. Aveva percorso poche decine di metri. La distanza che separa la sua abitazione dal civico 11 del complesso dell’Aler. Lì, sotto i portici, aveva trovato la morte. Trentatré coltellate su tutto il corpo.

A dare l’allarme erano stati, poco dopo, due vicini di casa. La corsa dell’ambulanza era stata vana. Troppo gravi le ferite riportate. All’arrivo dei soccorritori Cristian era già morto. Subito erano partite le indagini dei Carabinieri. Nessun testimone oculare e niente arma del delitto.

Ma gli investigatori non ci avevano messo molto ad arrivare ai due minorenni. La svolta, in meno di ventiquattr’ore. Ad aiutare nella ricostruzione della vicenda erano state le telecamere di sorveglianza della zona che, sebbene non inquadrassero il punto esatto dell’omicidio, avevano «collocato» sul luogo del delitto i due ragazzini.

I Carabinieri ne avevano poi ricostruito il percorso a piedi fino a casa. Le perquisizioni domiciliari (entrambi abitavano a San Rocco) avevano consentito di rinvenire l’arma del delitto (un coltello da cucina che si sarebbe poi rivelato determinante in fase di processo per stabilire la premeditazione dell’omicidio), nonché gli indumenti utilizzati (alcuni dei quali trovati in lavatrice e ancora sporchi di sangue). Quanto al movente, era presto emerso come questo fosse legato alla droga.

A processo il presunto mandante

Ma fin da subito i militari avevano anche avuto il sospetto che i due minorenni non avessero agito da soli. Cinque mesi dopo l’omicidio, in carcere era finito Giovanni Gambino, 43 anni, accusato di essere il mandante. Rappresentato prima dall’avvocato Anna Zottoli (che ne aveva chiesto la scarcerazione senza mai ottenerla) e ora sta per affrontare il processo con rito ordinario.

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