Il pellegrino Biagio Conte a Monza: allontanato dal Duomo

Sembra che ieri, al termine di una funzione religiosa, al momento di prendere parola, il missionario laico sia stato cacciato dal Duomo

Il pellegrino Biagio Conte a Monza: allontanato dal Duomo
Cronaca 08 Agosto 2017 ore 15:51

Il pellegrino Biagio Conte a Monza: allontanato dal Duomo

Un viaggio con la croce sulle spalle

L’arrivo del missionario laico Biagio Conte a Monza non è stato salutato con un grande entusiasmo. Anzi, pare che il pellegrino che sta attraversando l’Italia a piedi con la croce sulle spalle sia stato cacciato dalla messa di ieri nel Duomo di Monza.

Il missionario in piazza Carrobiolo a Monza

Due pellegrini con un messaggio

I due pellegrini sono fratel Biagio Conte, siciliano, classe 1963, missionario laico palermitano che sta attraversando l’Italia a piedi. Addosso un saio, la “conchiglia di San Giacomo” al collo, un rosario in vita, calzari francescani, barba lunghissima, occhi vivacissimi. Ad accompagnarlo un altro fratello missionario.

Dopo aver toccato molte regioni della nostra Penisola, con tanto di croce sulle spalle, sta attraversando la Lombardia. Molti gli increduli e i curiosi che si sono avvicinati a fratel Biagio, scattando fotografie, chiedondo una preghiera e domandandogli di raccontare la sua vita. Gli offrono acqua, cibo. E denaro, che lui non accetta. Lo ha dichiarato qualche mese fa alla rivista on-line Palermo Today: il suo obiettivo è attraversare l’Italia portando un messaggio di pace.

C’è anche un gruppo ufficiale su Facebook

Il gruppo “Seguiamo Fratel Biagio” prova a seguirne gli spostamenti. Biagio Conte, fino al 1990, ha lavorato nell’impresa edile del padre. Una profonda crisi spirituale lo porta ad abbandonare la famiglia per fare l’eremita. I familiari ne denunciano la scomparsa anche a “Chi l’ha visto?”: lui si fa vivo in diretta mentre durante la sua marcia verso Assisi, raggiunta nel 1991.

La storia di Biagio Conte

“Andavo in discoteca – ha raccontato lo stesso Biagio – avevo abiti firmati, amavo le marche costose. Seguivo i cantanti, gli attori famosi. Poi non ce l’ho fatta più. I miei amici non mi capirono e dissero ai miei genitori di curarmi. ‘Avrà la depressione’ dicevano. E, invece, io stavo male per una società egoistica ed indifferente”. ostretto su una sedia a rotelle per le vertebre schiacciate a seguito di alcuni lavori nella ristrutturazione della “Missione di speranza e carità” da lui stesso fondata (e che oggi conta varie comunità accogliendo in tutto più di mille persone in difficoltà), dopo un pellegrinaggio a Lourdes ha ripreso a camminare.

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