Giorno della memoria

Per non dimenticare: assegnate le Medaglie d’Onore in memoria dei monzesi deportati

Cinque i concittadini cui è stato conferito il riconoscimento dalla Presidenza della Repubblica

Per non dimenticare: assegnate le Medaglie d’Onore in memoria dei monzesi deportati
Cronaca Monza, 27 Gennaio 2021 ore 14:43

Per non dimenticare: consegnate le Medaglie d’Onore conferite dalla Presidenza della Repubblica, in memoria dei monzesi deportati. La cerimonia si è svolta oggi, 27 gennaio 2021, in occasione della Giornata della Memoria, in Comune a Monza. Cinque i cittadini che sono stati ricordati: Ambrogio Canzi, Domenico Di Rosario, Riccardo Maspero, Luigi Montrasio e Gaetano Silva, catturati dai nazisti, deportati e internati dopo l’armistizio. A ritirare il riconoscimento, i famigliari. Quei figli e quei nipoti che hanno raccolto il testimone della memoria.

La consegna delle Medaglie alla memoria in Comune

Il Covid non ha fermato la volontà di ricordare lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi di concentramento. Distanziati e con la mascherina, i famigliari dei monzesi cui è stata assegnata la Medaglia d’Onore in memoria hanno ritirato il riconoscimento dal sindaco Dario Allevi.

“Per me è una grande emozione consegnare le Medaglie d’Onore ai famigliari dei nostri concittadini che furono deportati  – ha esordito il primo cittadino – E’ importante che ogni anno, il 27 gennaio, venga celebrata la Giornata della Memoria. Ma è altrettanto importante che ognuno di noi  porti con sé ogni giorno il ricordo di quella che è stata una terrificante pagina della nostra storia, in cui regimi folli hanno sterminato milioni di donne, bambini e uomini. Si deve ricordare per far sì che le atrocità compiute non si ripresentino. Come disse Anna Frank, quel che è accaduto non si può cancellare, ma si può impedire che accada di nuovo”.

A ritirare la medaglia in memoria di Ambrogio Canzi è stato il figlio Norberto Angelo Canzi. “Mio padre è partito nel ’35 ed è tornato nel ’45 – ha ricordato con la voce spezzata dall’emozione – E’ stato in Africa e in Grecia, per poi essere catturato. Si è fatto due anni e mezzo di prigionia. Ricordo che mi raccontava che, nel campo, quando riusciva a mangiare le bucce delle patate era una festa”. Per Domenico Di Rosario, ha ritirato la medaglia il figlio Vito Di Rosario.

Anche per Riccardo Maspero ha ritirato la medaglia il figlio Fermo. “Mio padre non ha mai raccontato nulla – ha spiegato commosso Fermo Maspero – Ha vissuto il suo rientro come una colpa. Mio padre l’8 settembre si trovava a Rodi, dove c’era la guarnigione italiana. Dopo l’armistizio i soldati si sono ritrovati completamente soli e sono stati tutti catturati dai tedeschi per aver cercato di essere coerenti con le loro idee. E per questo si sono fatti due anni nei campi”.

Per Luigi Montrasio, deportato e morto nel campo di concentramento di Gusen per un errore di omonimia, ha ritirato il riconoscimento il nipote Lorenzo Citterio. “Oggi sono qui per far sì che quanto accaduto non venga dimenticato. Sono qui per mia madre che la sera in cui mio nonno fu catturato era insieme al fratello ed erano riusciti a salvarsi nascondendosi sotto il tavolo. Mio nonno è stato deportato per un errore di omonimia. I tedeschi cercavano un operaio col suo stesso nome e hanno finito per portar via lui”.

La Medaglia d’Onore in memoria di Gaetano Silva è stata consegnata alla figlia Maria Luisa Silva. “Mio padre è riuscito a sopravvivere alle sofferenze del campo, ai lavori forzati – ha spiegato – Ma, essendo io la più piccola tra i suoi figli, non mi ha mai raccontato nulla di quella terribile esperienza. Ho scoperto tutto solo anni dopo, quando, guardando insieme il film L’uomo del banco dei pegni, uno dei primi a trattare dell’Olocausto, lui si è improvvisamente. E quando gli ho chiesto il motivo, lui ha iniziato a ripercorrere quanto vissuto anni prima”.

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La cerimonia al Bosco della Memoria

In mattinata si è tenuta anche la cerimonia in memoria dei deportati monzesi presso il Bosco della Memoria di via Messa, a Monza, alla presenza delle autorità cittadine e dei vertici delle Forze dell’ordine. “Si deve mantenere viva la memoria per far sì che gli atti immondi del secolo scorso non si verifichino più – ha dichiarato Milena Bracesco, presidente di Aned Monza – Quella di oggi è una giornata triste, che ci riporta a quei terribili eventi, ma si deve continuare a conoscere ciò che è stato, come si fa qui in questo Bosco della Memoria in cui vengono ricordati 92 deportati”.

Parole cui hanno fatto eco le dichiarazioni del Prefetto Patrizia Palmisani. “Questo è un momento in cui ci si deve fermare e ricordare la tragedia della deportazione. Un dramma enorme per il quale la trasmissione della memoria è indispensabile”.

“Entrando in questo luogo non si può fare altro che un grande respiro – ha ricordato il sindaco Dario Allevi – Per me è così ogni volta che vi entro. Si respira il ricordo di qualcosa che è stato inaccettabile, ma che è fondamentale che non venga dimenticato. E’ importante tenere bene a mente cosa è stato capace di fare l’uomo per evitare che possa accadere nuovamente. Anche perché ci sono dei pericolosi rigurgiti di fascismo e nazismo in tutta Europa che dobbiamo fermare. E ciò lo si può fare con la conoscenza e la cultura”.

 

 

 

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