“Philips”, le storie di chi l’ha resa grande

La famosa azienda elettronica è ancora nel cuore di tanti lavoratori

“Philips”, le storie di chi l’ha resa grande
24 Novembre 2017 ore 16:43

“Philips” di via Casati, i volti e i racconti di chi ha contribuito a farne una delle aziende più care al nostro territorio.

Tanti ricordi e grande orgoglio

La celebre azienda presto andrà via da Monza: la cittadella di via Casati è infatti già stata messa in vendita ed entro marzo tutti i dipendenti verranno trasferiti a Milano.

Ma sono davvero tante le testimonianze degli ex lavoratori monzesi che negli anni hanno concorso a fare grande il nome della «Philips» e che oggi ricordano con nostalgia il tempo trascorso nei capannoni di via Casati.

Fra questi l’88enne Giuliano Cariani, entrato in azienda negli anni ‘60 fino alla pensione. Una carriera trentennale la sua, come addetto all’Ufficio acquisti e della quale va ancora orgogliosissimo.

“Quei capannoni avevano un’energia speciale e tutto era in continuo fermento – ha ricordato – Quanto mi divertiva girare per i reparti e osservare le diverse fasi della produzione. Ricordo la prima volta che ho visto alcune operaie intente a fare la maglia: mi è stato spiegato che avevano finito il loro turno e che nessuno le avrebbe dunque redarguite. Questo spiega come la gestione dei lavoratori fosse gestita con la chiarezza e il dialogo, una scelta non comune per quei tempi”.

Gialiano Cariani e Mariangela Giacomin, ex colleghi e amici

“Philips” come una famiglia

Icona storica dell’azienda la 74enne Mariangela Giacomin, assunta come segretaria a soli 18 anni.

“Ho passato in quei luoghi 40 anni della mia vita – ha spiegato – L’azienda era solida, organizzatissima, si prestava  attenzione alla qualità dei prodotti così come alle esigenze dei dipendenti. Venivano organizzate per esempio le colonie estive per i più piccoli, così noi mamme potevamo mandare lì i nostri figli”.

Impossibile per la segretaria dimenticare le tante occasioni di festa con gli ex colleghi, oggi tutti buoni amici. “Era come una grande famiglia, dove era impossibile sentirsi soli” ha concluso.

La cosa più bella? Lo spaccio aziendale

Con loro, nel ruolo di operaia, la 79enne Marisa Bertoletti, «donna di scorta» nella catena di montaggio che forgiava i selettori, le vecchie manopole per cambiare i canali del televisore utilizzate prima dell’avvento del telecomando.

“Erano gli anni ‘70 e io venivo dalla “Magneti Marelli” – ha spiegato – Correvo da una postazione all’altra per sostituire i lavoratori della catena che dovevano andare al bagno. Sono stati anni davvero meravigliosi. La cosa più bella? Lo spaccio per i dipendenti. Vi si poteva acquistare di tutto a prezzi scontati, dagli elettrodomestici alla biancheria. Una bella opportunità per noi operai”.

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Tutto bene, poi è arrivata la concorrenza

Tanti ricordi anche per Cristiano Grazioli, 74 anni, tecnico di laboratorio alla “Philips” dal ‘67 per 35 anni.

“E’ un pezzo della nostra storia che se ne va – ha sottolineato – Nei primi anni tutto andava benissimo, eravamo quasi seimila dipendenti e facevamo più di un milione di televisori all’anno. Poi la concorrenza e la progressiva automazione hanno scombinato tutto. Si stava comunque benissimo: a Natale non mancava mai il regalo e la mezza giornata di riposo”.

L’entrata della “Philips” in via Casati

 

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