Pietre di inciampo: a Cesano la prima di Monza e Brianza

E' stata posata davanti al municipio in memoria di Arturo Martinelli.

Pietre di inciampo: a Cesano la prima di Monza e Brianza
Seregnese, 28 Gennaio 2019 ore 15:53

Pietre di inciampo: a Cesano Maderno la prima di Monza e Brianza. E’ stata posata sabato.

Pietre di inciampo: a Cesano Maderno la prima di Monza e Brianza

Fa memoria di Arturo Martinelli (1916-1944), giovane cesanese deportato nel campo di prigionia di Fossoli, la prima Pietra di inciampo di Monza e Brianza. E’ stata posata sabato mattina durante una cerimonia che ha raccolto nel silenzio e nella memoria, davanti al municipio di piazza Arese, il viceprefetto Conforto Galli, amministratori locali, rappresentanti di tante associazioni e tantissimi cittadini. A posare la pietra c’era l’artista tedesco Gunter Demnig, l’ideatore dell’iniziativa che dal 1992 si è diffusa in duemila località, diventando, di fatto, il più grande monumento d’Europa.

I canti degli studenti della Salvo D’Acquisto

Ad arricchire la cerimonia, con letture e canzoni, gli studenti della scuola media Salvo D’Acquisto, che lo scorso anno scolastico hanno iniziato un percorso di approfondimento sulla Shoah, sui deportati cesanesi e sulle pietre di inciampo. Le classi terze hanno incontrato Milena Bracesco, vicepresidente Aned (Associazione nazionale ex deportati) di Monza e Sesto e presidente del neonato Comitato per le Pietre d’inciampo di Monza e Brianza. “Vi auguro che ogni volta che inciamperete in questa pietra possiate ricordare fieri il lavoro che avete fatto”, l’augurio ai ragazzi di Valentina Tagliabue, presidente Anpi Cesano. “Raccontate a tutti, senza mai abbassare la voce, quello che rappresenta questa pietra”, l’invito di Roberta Miotto, segretaria dell’associazione Senza Confini di Seveso. “Quello che avvenne nei decenni prima della Shoah è un virus da cui dobbiamo vaccinarci”, il monito di Fabio Lopez, vicepresidente del Comitato.

Martinelli arrivò a Cesano nel 1933

Martinelli arrivò a Cesano nel 1933, insieme alla famiglia: il padre Emilio lavorava all’Acna. Fu uno dei primi e più attivi collaboratori di Leopoldo Gasparotto, comandante partigiano delle Brigate Giustizia e Libertà della Lombardia. Arrestato alla fine del 1943 per la sua attività politica nell’ambito del Partito d’azione, fu trasferito a Fossoli il 27 aprile 1944. E’ uno dei martiri di Cibeno, località vicino a Carpi, presso il cui poligono di tiro furono uccisi 67 internati. Non si sa con esattezza in quale punto del popoloso villaggio operaio dell’Acna abitasse Martinelli. Da qui la decisione di collocare lo speciale sanpietrino con il suo nome davanti al municipio,”simbolicamente la casa di tutti noi, perché chiunque sappia, ricordi e sia consapevole – così il sindaco Maurilio Longhin, affiancato dai primi cittadini degli altri due Comuni soci fondatori del Comitato, Alberto Rossi (Seregno) e Concettina Monguzzi (Lissone) – che tutto ciò che oggi abbiamo, ovvero la libertà, la pace e la democrazia, non sono frutto del caso e non sono per niente scontate. Scegliere di ricordare è un impegno a cui non possiamo sottrarci”.

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