Una domenica pomeriggio decisamente d’altri tempi che profuma ancora di fango, sudore e di quel calcio romantico che non vuole arrendersi alla tecnologia. Mentre il mondo del calcio si interroga sui millimetri del fuorigioco semiautomatico, sulle linee tracciate dai computer e sui frame analizzati nella sala Var di Lissone, a Villasanta il calcio ha deciso di tornare alle sue origini più terrene. Letteralmente.
E’ successo tutto in un pomeriggio, domenica scorsa, che i presenti difficilmente dimenticheranno.
Il problema? L’altezza di una porta. Un paio di centimetri di meno, forse dovuti a un assestamento dei pali, e la sbarra bianca orizzontale non rispettava più i fatidici 2,44 metri previsti dal regolamento.
Il badile batte il sensore
E così in un’epoca di stadi iper-tecnologici, la soluzione più ovvia sarebbe stata il rinvio della partita o una gelida nota burocratica sul referto dell’arbitro che avrebbe quasi sicuramente inflitto la sconfitta a tavolino per i padroni di casa della Cosov che, ricordiamo, sono il fanalino di coda del loro girone del campionato di Prima Categoria. Ma il calcio dilettantistico, quello che batte nel cuore delle «Aquile rosse» guidate dall’infaticabile presidente Angela Calloni, ha altre regole: quelle della passione e dell’ingegno.

Invece di alzare le mani in segno di resa e di chiedere il rinvio del match contro la squadra Accademia Isola Bergamasca, i calciatori hanno impugnato i badili. Niente algoritmi, solo olio di gomito. Sotto lo sguardo incredulo (e divertito) dei tifosi sugli spalti i giocatori si sono trasformati in operai specializzati, vangando e spalando la terra dell’area di rigore per abbassare il livello del suolo e «alzare» così, per sottrazione, la traversa.

Un «Amarcord» necessario
Vedere maglie da gioco sporche non per un tackle scivolato, ma per aver rimosso zolle ribelli, è un’immagine che riconcilia con lo sport. È il trionfo del pragmatismo brianzolo: se la porta è bassa, scaviamo il campo e risolviamo il problema. Per la cronaca la partita è terminata 2 a 0 per gli ospiti. Ma in questo caso a fare notizia non è il risultato.

“Mentre i grandi club discutono di diritti TV e droni tattici, a Villasanta si è celebrata la messa del calcio ruspante – ha dichiarato Angela Calloni – Quello dove il “campo di gioco” non è un tappeto sintetico perfetto, ma un pezzo di terra da curare, difendere e, se serve, modellare a colpi di vanga per permettere al pallone di rotolare. E voglio ringraziare il cuore grande, immenso dei miei giocatori che hanno fatto di tutto per poter permettere il regolare svolgimento della partita. Una bella lezione, per tutti”.
A fine giornata, le misure erano giuste, il sudore era doppio e la dignità dello sport era salva. Perché in fondo il calcio è sempre stata una questione di centimetri… ma nessuno aveva detto che dovevano essere quelli di una buca.
Rodrigo Ferrario
