Fede

Prima domenica di Avvento, la lettera dell’arcivescovo

Un invito alla preghiera e una riflessione sul tempo che passa e sui ritmi quotidiani.

Prima domenica di Avvento, la lettera dell’arcivescovo
Vimercatese, 15 Novembre 2020 ore 11:13

Domenica 15 novembre, prima domenica di Avvento ambrosiano . Un momento particolare per i credenti cattolici e l’inizio del percorso di attesa verso il Natale.

La Messa di Duomo

La celebrazione eucaristica vespertina delle 17.30 in Duomo sarà presieduta dal Vicario generale della Diocesi, monsignor Franco Agnesi, in diretta su ChiesaTv (canale 195 del digitale terrestre), Radio Mater e www.chiesadimilano.it.  L’arcivescovo Mario Delpini non potrà presiedere questa celebrazione perché, risultato positivo al Covid-19, pur continuando a essere asintomatico, dovrà proseguire l’isolamento fiduciario.

Prima domenica di Avvento, la lettera dell’arcivescovo

“L’Avvento è il periodo dell’anno che suggerisce di riflettere sul tempo, sulla dimensione temporale della vita umana. È una riflessione che contribuisce alla saggezza in molte esperienze culturali, anche se in modi diversi. Il libro del Siracide, che accompagna questo anno pastorale come testo biblico per ispirare percorsi di sapienza, invita a una saggia considerazione del tempo”.

Inizia così la Lettera per il tempo di Avvento, Il Verbo entra nella storia, che l’arcivescovo propone alla Diocesi come tappa della proposta pastorale di quest’anno. Un tempo di attesa, di preparazione verso il Natale, ma anche di sofferenza in particolare nell’anno dell’emergenza sanitaria, con i suoi lutti e costrizioni.

“C’è motivo per riflettere, confrontarsi, conversare e condurre una verifica critica sul nostro modo di considerare e vivere il tempo – scrive monsignor Delpini -. I cristiani guardano bene i giorni, precari e promettenti, opachi e gravidi di speranza, così che si ravvivi lo stupore per quel giorno benedetto che li illumina tutti. Saremo capaci di considerare la storia, i suoi sussulti di sapienza e le sue deludenti insipienze, così che ancora ci sorprenda e ci rallegri il giorno santo di Gesù, luce e riposo per tutti gli altri giorni, capace di offrire pace?”.

Invito alla preghiera

I cristiani pregano sia nella liturgia, sia a livello personale.

“Dobbiamo sempre di nuovo imparare a pregare nella liturgia – sottolinea l’arcivescovo -: l’ascolto della Parola, la comunione che si compie nell’Eucaristia, il contesto comunitario di incontro, canti, parole, insomma tutti gli aspetti della celebrazione richiedono di essere curati. L’osservanza doverosa dei protocolli per evitare i contagi è così complessa che sfigura le celebrazioni e affatica coloro che ne hanno la responsabilità. I celebranti, in particolare i parroci, segnalano il rischio di sentire così doveroso e faticoso l’impegno per far osservare le indicazioni date da non riuscire a concentrarsi sul mistero che celebrano e da cui vengono la consolazione e la salvezza. Sono necessarie la collaborazione e la disponibilità di ognuno per evitare che il tutto si risolva in procedure, invece che essere celebrazione del mistero che salva”.

Riflessione sul tempo che passa

Il tempo va impiegato bene vivendo le stagioni della vita come un dono.

“Nella responsabilità di dare un “nome cristiano” al tempo che passa, ogni età della vita si rivela tempo di grazia. Invito pertanto tutti a riconoscere e a rendere feconde le possibilità offerte dalla giovinezza, come tempo di scelta in risposta alla vocazione; dall’età adulta, come tempo di responsabilità nella fedeltà dei rapporti, nella fecondità che sa generare, in molti modi diversi, figli, dedizione al servizio, qualificazione professionale, impegno sociale; infine dalla terza età, la vecchiaia, come tempo di testimonianza, di sapienza, di vigilanza in attesa del ritorno del Signore. Durante la terribile prova dell’epidemia ho sentito spesso non solo ripetere, ma testimoniare e praticare questa audacia di vivere condizionamenti impensati come occasioni propizie per valori in altri tempi troppo dimenticati, per una conoscenza più approfondita di se stessi e delle persone vicine”.

Rivedere i ritmi quotidiani

Nelle frenetiche Milano e Lombardia pensare al tempo come ritmo può mettere in discussione modelli di vita consolidati

“Il ritmo di una giornata, di una settimana, di un periodo dell’anno è, ovviamente, determinato da molte cose: l’orario di lavoro o di scuola, gli appuntamenti della vita della famiglia, della comunità cristiana, delle attività sociali, sportive, eccetera. Ma la cura per la vita “spirituale” e per lo sviluppo armonico della persona si deve tradurre nella scelta di inserire nella successione “obbligatoria” degli impegni quotidiani, delle cose da fare, i momenti per la preghiera, per la cura delle relazioni familiari, per la pratica della carità. Senza un ritmo anche i buoni propositi diventano velleitari, l’apprezzamento per i valori si traduce in scatti di generosità e in emozioni intense, destinati a consumare molte energie, ma a produrre pochi frutti”.

Perciò monsignor Delpini invita a mettere un ordine nell’esistenza formulando una regola di vita.

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