Tribunale

Rapinarono un nigeriano in stazione, i due trapper a processo offrono un risarcimento alla vittima

Inizia il processo a carico dei due trapper Jordan Tinti (di Bernareggio) e il romano Gianmarco Fagà, accusati di aver aggredito un operaio in stazione a Carnate perché "nero"

Rapinarono un nigeriano in stazione, i due trapper a processo offrono un risarcimento alla vittima
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Chiedono di essere processati con il rito abbreviato, e offrono un risarcimento alla vittima della rapina "razzista" di questa estate alla stazione di Carnate: alla sbarra i due trapper in carcere da agosto, il brianzolo Jordan Tinti, di Bernareggio, (Jordan Jeffrey Baby come nome d’arte), 25 anni come l’altro giovane arrestato, il romano Gianmarco Fagà, detto Traffik. 

Trapper a processo

Ieri, mercoledì 11 gennaio, si è tenuta l’udienza preliminare davanti al gup di Monza, Angela Colella. Secondo quanto appreso, i due hanno avanzato una richiesta di risarcimento pari a 1500 euro ciascuno alla vittima, che si è costituita parte civile e verranno giudicati con il rito abbreviato (che consente lo sconto di un terzo della pena) nel mese di aprile. I due imputati erano presenti in aula, e sono apparsi piuttosto provati.

La dura vita in carcere

Nel mese di settembre, ricordiamo, i due sono stati trasferiti dal carcere di Monza a quello di Pavia (la difesa di Tinti, rappresentata dall’avvocato Federico Pisani ha chiesto gli arresti domiciliari), per problemi con altri detenuti. Il motivo era legato ad aggressioni verbali e non solo (Fagà sarebbe stato anche spinto a terra e colpito da un violento calcio allo stomaco) commesse da parte di detenuti africani. Il risentimento di questi ultimi sarebbe dovuto al motivo che ha portato in carcere i due: la rapina commessa ai danni del nigeriano Francis Aliu Yaogeh, lavoratore in regola, operaio presso una ditta di tendaggi di Lesmo.

I fatti avvenuti ad agosto

L’uomo, secondo le accuse, è stato aggredito nel sottopassaggio della stazione della località del vimercatese, insultato e minacciato in quanto "nero". Atteggiamento che, secondo l’avvocato, ha fatto attirare sui due 25enni l’ostilità degli altri detenuti africani. I due avevano di fatto filmato il loro stesso crimine, e postato il video sui social.

"I due indagati hanno agito con modalità eclatanti – riportava il tribunale di Monza nell’ordinanza che convalidava il fermo eseguito ad agosto dai carabinieri della compagnia di Vimercate – con compiacimento delle loro gesta violente, e con evidenti fini intimidatori e moventi razziali, come reso evidente anche dalla circostanza che hanno filmato e successivamente postato su Youtube videoriprese dell’aggressione".

I due, a loro difesa, avevano detto di avere "una certa notorietà sul web", di aver agito per esigenze di "difesa personale", e di aver pubblicato il video per scoraggiare altre possibili aggressioni. Si torna in aula il 19 aprile.

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