Sant’Antonio, lo smog spegne il falò al Valà di Carate

Venerdì 17 gennaio festa green: gli organizzatori hanno scelto di celebrare la ricorrenza con un piccolo braciere ardente.

Sant’Antonio, lo smog spegne il falò al Valà di Carate
Caratese, 15 Gennaio 2020 ore 09:20

Lo smog spegne il falò al rione Valà di Carate Brianza.

Carate, festa green al Valà

Non ci sarà a Carate Brianza  il consueto grande falò ma solo un braciere ardente per festeggiare Sant’Antonio.
E’ la scelta green del gruppo «Amici del Valà» che, ogni anno, il 17 gennaio – giorno della ricorrenza del patrono protettore degli animali – organizza in città un bel momento di festa e aggregazione per tutta la cittadinanza attorno alla cappella intitolata alla Sacra della Famiglia e simbolo del popoloso rione.
Da sempre, tra i tanti riti compiuti in onore di Sant’Antonio in tutta Italia, quello dell’accensione dei fuochi occupa un posto di rilievo ma per l’edizione 2020 gli organizzatori hanno rinunciato ad accendere il grande falò che a causa della combustione delle cataste di legna aumenta nell’aria la soglia già alta di inquinamento.

L’appuntamento è per venerdì 17 gennaio

«Ma sarà comunque festa – assicura Dario Cesana, storico referente del gruppo del Valà – Non ci sarà il consueto grande falò, ma per rispetto della situazione attuale e delle importanti percentuali di smog presenti accenderemo solo un caldo braciere che ci riscalderà e ci terrà compagnia». Durante la serata saranno servite ovviamente frittelle, svariati dolci, vin brulé, accompagnati da musiche e canti popolari della tradizione attorno al piccolo fuoco ardente che sarà benedetto con un momento di preghiera a ricordo del santo. L’appuntamento è per venerdì 17 gennaio a partire dalle ore 20,30.

La venerazione per Sant’Antonio

In Italia esiste una vera e propria venerazione per Sant’Antonio Abate (da non confondere con Antonio patrono di Padova): basta passare in rassegna le decine di eventi organizzati in suo onore il 17 gennaio, data della sua morte, dalla Lombardia fino alla Sicilia.
Fin da epoca medievale, Sant’Antonio viene invocato in Occidente come patrono dei macellai, dei contadini e degli allevatori e comeprotettore degli animali domestici; questo, forse, perché dal maiale gli antoniani (i seguaci di Antonio) ricavavano il grasso per preparare emollienti da spalmare sulle piaghe. Antonio, dice la tradizione, era ancheun taumaturgocapace di guarire le malattie più tremende. E poi, c’èla credenza popolare che vuole che il Santo aiuti a trovare le cose perdute. Al nord si dice “Sant’Antoni dala barba bianca fam trua quel ca ma manca” e al sud – dove viene spesso chiamato Sant’Antuono, per distinguerlo da Antonio da Padova – “Sant’Antonio di velluto, fammi ritrovare quello che ho perduto”.
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