Scatta la trappola del sesso virtuale

In Gran Bretagna si è già sviluppato un allarme per i casi di “sextortion”, che si consumano tramite ricatti con immagini riprese via webcam fra gli utenti di internet. Secondo i dati della "National crime agency"  nell’ultimo anno quattro suicidi di uomini sono da legare a questo fenomeno. E ora il fenomeno si sta diffondendo anche in Italia.

Scatta la trappola del sesso virtuale
03 Febbraio 2017 ore 11:55

La polizia postale mette in guardia ancora una volta i cittadini dalle truffe online e stavolta lo fa concentrandosi su Facebook e sui pericoli delle truffe a luci rosse e della cosiddetta “sextortion”.

“I virtuosi delle truffe – spiegano gli agenti sulla pagina “Una vita da Social” – si sono specializzati nei ricatti a luci rosse in rete. Funzionano così: una sconosciuta entra in contatto con la vittima via social, inizia a scambiare messaggi, poi invita il malcapitato di turno a una conversazione privata via webcam e lo convince a mostrarsi in atteggiamenti intimi. A quel punto, il passo falso è compiuto: l’avvenente ragazza ha registrato tutto e ricatta lo sventurato minacciando di diffondere il video osé”.

Quello che le donne chiedono sono in molti casi ricariche telefoniche. L’appello della polizia postale è quello di “prestare attenzione a dare confidenza – soprattutto video – a chi non si conosce. E, nel caso si rimanga vittima di un’estorsione, denunciare sempre: la polizia saprà cosa fare e come proteggervi”.

Ma il dato di per se più preoccupante riguarda le fasce d’età delle vittime: si tratta di uno dei pericoli più nuovi e inquietanti del web e che sta mietendo vittime tra i giovanissimi, tra i 16 e i 17 anni. È un fenomeno in crescita, da considerare e prevenire assolutamente, nell’ottica della tutela dei minori.

In Italia stiamo venendo a conoscenza del fenomeno in tutte le sue sfaccettature solo da qualche anno: si riscontrano casi in cui alcuni ragazzi si spogliano in webcam o mandano video o immagini ad alcuni coetanei, al fine di avere in cambio altre immagini o video, sempre a sfondo sessuale, invece poi quelle immagini vengono utilizzate per ricattare la vittima ed estorcere così denaro.

Sempre tra gli adolescenti, può avvenire che, dopo una relazione, uno dei due partner minacci di diffondere pubblicamente ad amici o sulla rete il materiale sexy che la vittima stessa aveva inviato in precedenza, per vendicarsi della rottura della storia, per estorcere denaro o per infangare la figura dell’ex.

Questo perché gli adolescenti si scambiano foto come prova d’amore o per tenere viva la sessualità nella coppia, non consci del pericolo insito nell’inviare ad un’altra persona immagini riguardanti la propria intimità e il proprio corpo. Oppure è possibile imbattersi in casi in cui queste immagini di minorenni nudi o in atteggiamenti provocanti vengano intercettate da sex offender e trasmesse direttamente nel mercato pedopornografico.

Al centro di questo fenomeno preoccupante si trova sempre l’intreccio tra cybersecurity e coercizione sessuale. Il problema di questo nuovo crimine sessuale dell’era digitale, alimentato da connessioni Internet onnipresenti e da un utilizzo sfrenato delle webcam, è il fatto che sia quasi interamente non studiato. Tale materia manca di una letteratura accademica.

A parte rarissimi articoli scientifici che hanno dedicato energie significative al problema nel corso del tempo, e alcuni giornalisti che hanno trattato singoli fatti di cronaca, il fenomeno è stato in gran parte ignorato. Non ci sono ricerche complete che esaminano le domande più basilari che circoscrivono il problema: quanto sono comuni questi casi? Quali sono gli elementi chiave che li caratterizzano? Le nostre leggi sono adeguate ai fini delle indagini e del perseguimento di tale crimine?

Domande alle quali si dovrà in ogni modo cercare di dare risposta. Se non altro perché ormai la “sextortion” è purtroppo sorprendentemente comune. Il fenomeno si è manifestato inizialmente negli Usa nel 2010, per poi diventare pratica diffusa anche in Italia. Le denunce alla Polizia postale, infatti, sono passate da 400 nel 2013 a 1.700 nel 2015. Le maggiori vittime sono i minori, principalmente di sesso femminile, ma aumentano anche di sesso maschile; la maggior parte sceglie di rimanere anonima e di non denunciare a causa della vergogna. Ma riportare quanto successo è il primo passo per cercare di risolvere la situazione e non trovarsi in un qualcosa di più grande e rischioso, difficile da gestire da soli, senza l’aiuto della famiglia e di esperti.

Anche se a livello pratico è abbastanza semplice da descrivere, giuridicamente parlando, invece, sia a livello internazionale che nazionale, non esiste il reato di “sextortion”. Tale parola è uno slang utilizzato dalla pubblica accusa per delineare una serie di condotte criminali che in realtà non corrispondono esattamente ad un unico reato. Infatti, i casi di sextortion vengono perseguiti in base agli articoli di legge che puniscono la pedopornografia, altre volte le intrusioni informatiche, lo stalking o le estorsioni.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Foto più viste
Video più visti
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia