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Schiavizzavano giovani stranieri e ottenevano a loro nome il Reddito di cittadinanza: tre arresti

Le indagini erano scattate dopo il blitz effettuato dai Carabinieri un anno fa in un capannone abusivo nella zona industriale di Usmate Velate

Cronaca Vimercatese, 02 Dicembre 2021 ore 10:17

Reclutavano giovani stranieri e li costringevano a lavorare senza retribuzione sotto minacce verbali e soprattutto fisiche all'interno di un capannone abusivo nella zona industriale di Usmate Velate. In più, utilizzavano le loro identità per ottenere il Reddito di cittadinanza: ma i loro piani sono andati in fumo grazie all'intervento dei Carabinieri.

Schiavizzavano giovani stranieri e ottenevano a loro nome il Reddito di cittadinanza: tre arresti

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Brescia, nel corso della prima mattinata di oggi, giovedì 2 dicembre 2021, hanno tratto in arresto tre persone (residenti a Monza e Cesano Boscone) ritenute responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di corruzione, falso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, indebita percezione del Reddito di cittadinanza. L’arresto delle tre persone - un uomo e una donna conviventi di origini comunitarie ed una donna italiana rispettivamente di 27, 26 e 48 anni - ha rappresentato solo la fase conclusiva di una articolata attività di indagine, condotta dai Carabinieri di Brescia e coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano.

Il blitz a Usmate era scattato un anno fa

Le investigazioni sono state avviate dai Militari a seguito dell’analisi del contenuto degli smartphone dei due conviventi, nell’ambito di altra attività investigativa che li aveva visti coinvolti a vario titolo nel reclutamento di giovani lavoratori stranieri, anche minorenni, che venivano poi costretti a lavorare incessantemente senza retribuzione, sotto minaccia e violenza fisica, all’interno di un terreno agricolo occupato abusivamente nella zona industriale di Usmate Velate, in attività di raccolta, smaltimento e recupero per la rivendita di bancali ("pallet"). I successivi approfondimenti  hanno consentito di accertare che i due, destinatari di custodia cautelare in carcere, richiedevano ed ottenevano la concessione del beneficio del Reddito di cittadinanza in favore di loro connazionali del tutto inconsapevoli e peraltro privi di requisiti, riscuotendo personalmente le relative somme in danaro tramite le apposite carte.

Il ruolo della donna

A tal fine, corrompevano sistematicamente la 48enne italiana, destinataria invece della custodia cautelare agli arresti domiciliari, che, quale operatrice di sportello impiegata presso un ufficio postale del milanese, riceveva dagli stessi denaro o regali e varie quali t-shirt, profumi e prodotti alimentari, per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio. In particolare la stessa, rivestendo la qualità di pubblico ufficiale nell’ambito dell’istruttoria per il rilascio delle “carte reddito di cittadinanza”, riceveva dai due delle attestazioni di soggiorno permanente  visibilmente contraffatte in quanto difformi dal modello originale previsto, attestando quindi falsamente la regolarità della procedura e l’identità dei soggetti, ai quali peraltro consegnava materialmente le carte per la riscossione del beneficio. Le contraffazioni avvenivano tramite l’utilizzo di timbri e firme artefatti riconducibili all’Ufficio Anagrafe del Comune di Milano ed a dipendenti realmente esistenti e del tutto ignari.

Un "colpo" da decine di migliaia di euro

Complessivamente, i Carabinieri della Compagnia di Brescia hanno quantificato la truffa ai danni dell’Erario in un importo complessivo di 19.030,00 euro, prelevati in soli 7 mesi, tramite l’utilizzo di 16 “carte reddito di cittadinanza” ottenute illecitamente. Sin dalle prime luci del mattino odierno, inoltre, i Militari hanno effettuato una lunga perquisizione all’interno delle abitazioni degli indagati e dell’ufficio postale in questione, grazie anche al supporto dei Carabinieri dei Comandi Provinciali di Milano e Monza Brianza. Al termine delle attività, l’uomo e la donna di origine comunitaria sono stati trasferiti presso la casa circondariale di Monza, mentre la 48enne italiana è stata sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari presso il proprio domicilio nel milanese.

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