L'intervento

Scontri a Milano, l’appello di In-Presa a Carate: «Non basta punire, serve indicare una strada»

Il dirigente scolastico della realtà formativa caratese richiama famiglie, scuole e istituzioni alla responsabilità educativa: offrire ai più giovani punti di riferimento, opportunità concrete e prospettive per il futuro

Scontri a Milano, l’appello di In-Presa a Carate: «Non basta punire, serve indicare una strada»
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Dietro le violenze e gli scontri avvenuti a Milano durante la manifestazione di sabato c’è anche una domanda che riguarda il mondo degli adulti: come rispondere al disorientamento dei più giovani? È da questa domanda che parte la riflessione  di Chiara Frigeni, dirigente scolastico di In-Presa, realtà formativa di Carate Brianza, che invita a guardare oltre le responsabilità individuali, senza sminuire la gravità dei comportamenti, per interrogarsi sulle risposte educative necessarie.

Una presa di posizione che richiama il ruolo della scuola, delle famiglie, delle imprese e delle istituzioni: offrire ai ragazzi riferimenti concreti, occasioni per scoprire le proprie capacità e strade da percorrere.

Di seguito il contributo integrale.

«Disorientati e violenti»

Disorientati e violenti. Disorientati e quindi violenti. Questo è quello che si vede nei volti dei ragazzini che hanno preso parte alla manifestazione di sabato. Ragazzini: l’80% dei fermati è minorenne.

La maggior parte di loro, messi alle strette, non saprebbero motivare in modo chiaro e strutturato il perché di ciò che han messo in atto. Nessuno saprebbe raccontarlo con precisione. Questo disorientamento genera paura e la paura se non intercetta una risposta concreta spesso diventa cieca e inutile violenza.

Si sono contattati sui social, si sono invitati e la proposta nella maggior parte dei casi era “facciamo casino”. Perché e per cosa non era importante: facciamo casino per dire il nostro casino, per dire la nostra disperata insoddisfazione.

Ciò che si è mosso è più che altro un disorientamento: un desiderio scomposto e violento di fare presente l’assenza di strade, il nulla delle loro giornate. L’impossibilità di sapere dove vanno e con chi. L’esigenza di un protagonismo nel mondo e nella storia che sembra non avere speranza.

E ora? Che si fa? Le condanne sono sacrosante.

Giusto che siano accertate le responsabilità di certi gesti gravi, che siano individuate le fattispecie di reato e che siano debitamente punite. Ma poi?

Come si risponde al disorientamento?

Ora? Ora cosa serve? Ora servono adulti che tornino a dire “vieni dietro a me”, come affermava Emilia Vergani, appassionata assistente sociale e fondatrice della Cooperativa Sociale In-Presa.

Ecco la vera questione: per conoscerti e capire cosa c’è per te, cosa tu puoi costruire ed essere non serve rompere, spaccare, urlare, non serve porti in termini scomposti e violenti.

Per scoprirti e riconoscerti serve qualcuno che si metta accanto a te, cammini con te, qualcuno che faccia con te la tua strada, la osservi, la declini, ti aspetti se hai bisogno di fermarti… qualcuno che sveli te a te stesso. Al disorientamento si risponde con l’orientamento: adulti che si facciano presenze, che offrano ipotesi di strade, mestieri, attività… adulti che orientino a scelte che mostrino professioni e professionalità da costruire, adulti certi che mostrino e testimonino progetti di vita e siano disposti a dare tempo e risorse per orientare e camminare. Al disorientamento dei ragazzi si risponde con una chiara proposta di orientamento del mondo adulto. È il mondo degli adulti che si deve riproporre: le istituzioni, le aziende, gli enti di formazione.

Sabato, mentre da una parte si distruggeva e si spaccava, in tanti altri luoghi, come le scuole, ragazzi con le stesse storie, gli stessi contesti di provenienza, le stesse drammatiche situazioni di vita, segnati anche loro da tragedie e ingiustizie, accoglievano, insieme ai loro insegnanti e tutor, altri ragazzi più piccoli per proporre loro, in occasione degli Open Day, eventi di “orientamento” cioè possibilità per costruire o ricostruire sè. Lo possono fare e lo faranno in questi mesi, lo faranno se e perché hanno incontrato adulti e contesti di adulti che si sono fatti cammino e strada con loro, insieme a loro. Adulti che sanno che vale la pena vivere, amare, costruire.

Ci sono insegnanti, imprenditori, tutor, aziende. Bisogna chiedere loro di esserci. Di proporsi. Di stare. Al disorientamento dei ragazzi si risponde con un orientamento, con un cammino, con un “vieni dietro a me” forte, concreto, visibile, certo. Tipico di chi sa sperare perché sa di essere molto amato.