Sfondò con un furgone il cancello della caserma per protestare contro l’arresto del figlio: condannata a 3 anni e 6 mesi

I fatti sono avvenuti a gennaio a Sesto San Giovanni. Ora è arrivata la sentenza.

Sfondò con un furgone il cancello della caserma per protestare contro l’arresto del figlio: condannata a 3 anni e 6 mesi
Sesto, 02 Novembre 2020 ore 13:16

Furibonda per l’arresto del figlio, si era messa alla guida di un furgone e aveva sfondato il cancello della caserma dei Carabinieri. Ora è stata condannata a 3 anni e 6 mesi di reclusione.

Sfonda il cancello della caserma per protestare contro l’arresto del figlio

I fatti risalgono alla sera di  lunedì 13 gennaio 2020. La notte di follia inizia alle 2 in via Masaniello a Sesto San Giovanni, dove una pattuglia del Norm ferma  un 25enne che si trovava in sosta con la sua auto a bordo strada. Il giovane, però, alla vista dei militari, scende dall’auto e si dà alla fuga a piedi. Viene però poco più tardi rintracciato dai Carabinieri e portato in caserma a Sesto. Qui i militari  scoprono che era stato espulso dall’Italia e non avrebbe potuto stare qui per cinque anni. A quel punto scatta la denuncia e la chiamata ai familiari per avvisarli dell’accaduto.

L’arrivo dei parenti in caserma

Il giovane, dunque, chiama casa per avvisare e chiedere di essere raggiunto in caserma per ricevere alcuni effetti personali. Poco più tardi arrivano la mamma, la moglie e la sorella minorenne. Le tre donne lasciano al piantone una borsa con dei vestiti ed escono dalla caserma, salendo su un furgone. Alla guida c’è la madre, 52 anni, che inizia a “sfanalare” con gli abbaglianti, prima di pigiare sull’acceleratore e lanciarsi a tutta velocità contro il cancello, sfondandolo. Inevitabile per lei l’arresto per distruzione di opere militari, e anche la multa per eccesso di velocità.

Il processo

Dopo che in un primo momento il Tribunale del riesame di  Milano aveva escluso la configurabilità dell’articolo 253 del codice penale ( sabotaggio o distruzione di opere militari), oggi, lunedì 2 novembre 2020, la donna è andata a processo con rito abbreviato. Il Gup, però, ha riconosciuto la contestazione del reato  e condannato l’imputata alla pena di anni 3 e mesi 6 reclusione.

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