«Stanno facendo un bonifico di 5mila euro dal suo conto, dobbiamo bloccarlo subito o perderà tutto. Mi dia i codici della sua banca». E’ questa l’ultima frontiera delle truffe che anche a Monza sta lasciando moltissime vittime nella disperazione, con un numero sempre maggiore di denunce alle forze dell’ordine e importi sottratti spesso molto più alti rispetto ai raggiri «tradizionali».
La truffa del finto bonifico
L’ultimo caso segnalato riguarda un monzese di 70 anni che ha ricevuto una telefonata a casa: dall’altra parte qualcuno, con tono perentorio e allarmante, si è spacciato per la sua banca mettendogli fretta e creando uno stato di ansia immediato.
In questi casi quello che «aiuta» moltissimo i truffatori è anche riuscire a far comparire sul display un numero che sembra davvero quello del proprio istituto di credito. Questo tipo di raggiro ha un nome preciso: spoofing telefonico. È una tecnica che permette ai criminali di far apparire sul display del cellulare il numero reale della banca o dei Carabinieri del paese inducendo così le vittime a fidarsi. In genere i truffatori si presentano come presunti operatori dell’«ufficio antifrode», creano uno scenario di emergenza e, con questa scusa, rubano dati personali o spingono le persone a trasferire denaro o a fornire credenziali e codici di accesso.
Così è capitato anche al monzese che, preso dal panico e convinto di trovarsi davanti a un’emergenza reale, ha fornito i dati richiesti. In pochi minuti i malviventi si sono impossessati di 5mila euro perché ovviamente al posto di bloccarlo il bonifico lo ha autorizzato. E loro, non contenti, hanno utilizzato anche le carte collegate al conto, effettuando pagamenti a Monza in un distributore di benzina e in alcuni negozi, lasciando la vittima con un danno economico ancora più pesante e un forte senso di vulnerabilità.
I consigli per non cascarci
«Proprio per questo l’invito è a mettere giù immediatamente e a richiamare direttamente la propria banca utilizzando il numero ufficiale, per verificare cosa stia accadendo realmente e a non fornire mai dati personali», ribadisce il consigliere comunale di Forza Italia Massimiliano Longo che ha raccolto le segnalazioni di questi cittadini. Se quest’ultimo raggiro ha un importo più «modesto», alle forze dell’ordine nei mesi scorsi sono arrivate denunce di importi ben più pesanti, anche 50mila o 90mila euro. In alcuni casi i conti sono stati prosciugati, sottraendo i risparmi di una vita.
Spesso la differenza la fa anche l’attenzione della banca. Se qualcuno in filiale si insospettisce di fronte a importi elevate e chiede conferma al cliente, il raggiro viene fermato. A volte però i truffatori osano anche oltre. Tra le ultime truffe effettuate a Monza, anche quelle di chi instilla nella vittima il dubbio che bisogni diffidare anche della banca stessa, invitando a fare un bonifico a ipotetici conti di Forze dell’ordine per «mettere al sicuro» i soldi presenti sul conto per arrivare a prosciugarli. Come ci riescono? «Parlano velocemente – spiega chi ci è cascato – non lasciano il tempo di pensare e ti tengono al telefono tutto il tempo anche mentre ti mandano a fare denuncia, indicando anche il nome del collega di cui chiedere una volta arrivati in Caserma o in Questura, che ovviamente non esiste». E così i truffati scoprono di essere stati fregati da finti agenti.
Le truffe alla «vecchia maniera» continuano
Accanto a questa truffa «tecnologica», sempre più diffusa, c’è poi un raggiro più tradizionale ma altrettanto odioso, basato sulla confidenza forzata e sulla pressione psicologica. La settimana scorsa è accaduto a un uomo di 80 anni, invalido, avvicinato in via Vittorio Emanuele, nei pressi del Ponte dei Leoni. Era rimasto fuori dal panificio mentre la moglie era entrata a fare acquisti, quando si è avvicinato un individuo che, con fare amichevole e apparentemente spontaneo, gli ha detto: «Ciao, come stai? Non ti ricordi di me?». L’anziano, imbarazzato perché in realtà non lo conosceva, ha cercato di mostrarsi cortese per non offendere. Ma il truffatore ha insistito: «Dai, come fai a non ricordarti?», incalzandolo con insistenza fino a ottenere la sua confidenza. Poco distante c’era un’auto parcheggiata con una donna a bordo, presentata come la moglie, per rendere più credibile la scena e abbassare ulteriormente le difese della vittima.
A quel punto è scattata la seconda fase del raggiro: la proposta di regalargli del vino, invitandolo ad avvicinarsi al baule della macchina. «È buonissimo, perché non prendi tutta la confezione?», ha poi insistito, nonostante l’anziano dicesse di non poterlo bere. Messo alle strette e sempre più in difficoltà, l’ottantenne ha preso il portafoglio per ringraziarlo con un gesto di cortesia: in quell’istante il truffatore ha afferrato rapidamente 50 euro ed è fuggito a bordo dell’auto, lasciando la vittima sotto shock. È proprio su questo aspetto umano che insiste Longo.
«La persona si è sentita umiliata per essere cascata nel tranello – spiega – Questi episodi insistono sulla fragilità, e spesso chi ci casca finisce per chiudersi in casa, isolandosi per paura di ricadere in situazioni simili. Il problema non sono i 50 euro, ma il fatto in sé, il senso di violazione e di insicurezza che rimane».