Meda

Tentato omicidio di Capodanno, scarcerati i tre minori

I tre minorenni indagati, che vivono a Cabiate, Seregno e Meda, hanno lasciato il carcere Beccaria di Milano. Recluso un 20enne che avrebbe colpito la vittima

Tentato omicidio di Capodanno, scarcerati i tre minori
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Scarcerati i tre minorenni accusati di tentato omicidio per l'aggressione dello scorso Capodanno a Meda. Accolta dal Gip del Tribunale per i minorenni di Milano la richiesta avanzata dai legali dei ragazzi, Gianluca Crusco ed Elisa Grosso.

L'aggressione di Capodanno

Ieri, mercoledì 20 dicembre, sono stati scarcerati i tre minorenni coinvolti nell'aggressione ai danni di un 34enne pakistano, residente a Meda, nella notte di Capodanno dell'anno scorso. Il grave episodio si era consumato in centro città, nei pressi di corso della Resistenza: lo straniero, in evidente stato di ebbrezza alcolica, era stato accerchiato, picchiato da un gruppo di giovani e ferito gravemente all'addome con un coccio di bottiglia.

Quattro arresti, di cui tre minorenni

Nei giorni scorsi si sono chiuse le indagini e i Carabinieri della Compagnia di Seregno, in collaborazione con i Comandi competenti per territorio, hanno tratto in arresto un 20enne, che avrebbe colpito il pakistano con il coccio di una bottiglia, e il fratello minorenne, entrambi di Cabiate. Il primo è rinchiuso nella casa circondariale Bassone di Como: il suo legale, Gianluca Crusco, ha già presentato istanza al Gip per sostituire la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Gli altri tre ragazzi  arrestati dall'Arma locale per la tragica notte di Capodanno sono destinati a una comunità educativa nella quale potranno vedere i genitori.

Scarcerati due minori di Seregno e Meda

Il giudice ha accolto la richiesta formulata al Giudice per le indagini preliminari dai legali. In particolare l'avvocato seregnese Elisa Grosso, che assiste due minorenni residenti a Seregno e Meda, ha spiegato che i ragazzi non hanno utilizzato l'arma impropria nella colluttazione, né hanno colpito il pakistano e neppure sapevano che fosse stato ferito. Secondo l'avvocato i minorenni hanno partecipato alla rissa finita nel sangue, che tuttavia sarebbe stata scatenata dalle offese ricevute dalla vittima: quella sera l'allora 33enne si trovava in compagnia di un connazionale, riuscito a fuggire prima dell'aggressione che poteva avere conseguenze fatali per la gravità della ferita.

 

 

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