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Vimercate

Terremoto 5 Stelle, Amatetti lascia il Movimento e il Consiglio comunale

Lo storico fondatore del gruppo cittadino lascia in polemica. Ora la maggioranza vacilla.

Terremoto 5 Stelle, Amatetti lascia il Movimento e il Consiglio comunale
Cronaca Vimercatese, 24 Febbraio 2021 ore 17:20

Terremoto 5 Stelle, Amatetti lascia il Movimento e il Consiglio comunale di Vimercate. Era una notizia nell’aria già da qualche tempo. Ad ufficializzarla nella giornata di oggi, mercoledì, è stato il diretto interessato con un lungo post pubblicato sui Social, che ha fatto esplodere ufficialmente la crisi del Movimento 5 Stelle di Vimercate.

Consigliere comunale e storico fondatore del gruppo locale

Carlo Amatetti, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle,  storico fondatore del gruppo di Vimercate, se ne va. E lo fa senza risparmiare pesanti critiche sia ai vertici nazionali del Movimento sia a quelli locali, sindaco di Vimercate Francesco Sartini compreso.

Un guaio non da poco anche da punto di vista dell’immagine. Vimercate è infatti uno dei due solo Comuni della Lombardia a guida 5 Stelle.

La rottura a livello locale e il caso del viale di Oreno

Che i rapporti, con il primo cittadino e con gli altri esponenti del gruppo di maggioranza, si fossero deteriorati lo si sapeva già da qualche mese, quando Amatetti aveva restituito al sindaco la “delega” di supporto all’assessorato al Commercio, lamentando il fatto di essere sistematicamente escluso dalle decisioni assunte.

A far traboccare il vaso è poi arrivata la vicenda del progetto di riqualificazione del tratto orenese di via Rota. Amatetti non ha nascosto sin da subito la propria contrarierà al progetto varato dall’Amministrazione e in particolare al metodo utilizzato dalla Giunta, e dal sindaco in particolare, che non avrebbe dato ascolto al Comitato di cittadini “Salviamo il viale” in barba alla partecipazione valore fondante del Movimento.

“Ho chiesto che il Comitato venisse ascoltato – ha spiegato Amatetti – Mi è stato risposto (dal sindaco, ndr) che non si trattava di un’associazione riconosciuta e quindi non poteva essere un interlocutore. Di fronte a questa risposta ho capito che anche a Vimercate il Movimento, che ho contribuito a fondare e che ha sempre fatto della partecipazione il suo credo,  non esiste più”.

“In generale da tempo – ha aggiunto – la critica all’interno del Movimento non veniva più considerata come un contributo costruttivo, ma come un attentato all’Amministrazione, un disturbo al conducente”.

La rottura a livello nazionale

Da tempo Amatetti criticava anche le scelte nazionali del Movimento. Anche in questo caso a far traboccare il vaso è stata la decisione del gruppo dirigente di entrare nel Governo Draghi. Amatetti aveva infatti annunciato di aver votato “no” sulla piattaforma Rousseau.

Le ripercussioni sul gruppo e sul Consiglio comunale

Le dimissioni dal Consiglio comunale potrebbero avere importanti ripercussioni anche sulla tenuta della maggioranza consiliare. Resta infatti da capire cosa farà la consigliera Arianna Mauri, compagna di Amatetti. Al momento resta al suo posto, ma non è da escludere che possa anche lei optare per decisioni drastiche.

Carlo Amatetti e Arianna Mauri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un problema non da poco per il Movimento, che nel corso di questi 5 anni ha già sostituito 2 dei 10 consiglieri di maggioranza (11 con il sindaco). Dodici quindi i nomi già spesi dei 16 candidati nel 2016. Con l’uscita di Amatetti ed eventualmente di Mauri si arriverebbe a quota 14, con un margine risicatissimo, che potrebbe addirittura azzerarsi se uno dei sostituti decidesse di non accettare la surroga. Di più se ne saprà in occasione del prossimo Consiglio comunale (non in quello previsto per oggi, mercoledì) quando si dovrà procedere con la sostituzione di Amatetti.

Il lungo post d’addio sui social

Ecco il lungo post con cui Amatetti ha annunciato l’addio al Movimento e le dimissioni da consigliere comunale di Vimercate.

“Il M5S è stata la mia “casa” politica per quasi un decennio, io che per anni non ero riuscito a farmene piacere una per più di una tornata elettorale. Ho persino messo le prime assi per il suo pied a terre a Vimercate, dove oggi il M5S amministra. Ma tutto ciò che inizia ha una fine, pare. Ancor più un movimento che, forse, nel suo DNA, aveva a conti fatti più uno scopo moralizzatore della politica che uno governista. Anche perché sembrerebbe proprio che i due scopi non possano proprio coesistere. Il limite degli ideali, infatti, sta nel fatto che vengono portati avanti dagli uomini… nei peggiori bar di Caracas.
È stato bello, anzi bellissimo, finché è durato. E davvero molto si è fatto e, per inerzia, ancora qualcosa si potrà fare – sia nella mia città che, soprattutto, in Italia – grazie all’iniziale propulsione di questo generoso manipolo di idealisti, che compone il movimento cinque stelle. Ma è evidente che il Movimento sconterà il suo sempre più intenso camaleontismo politico alle prossime urne, momento in cui, purtroppo troppo tardi, gli attuali vertici comprenderanno con fin troppa chiarezza che al Movimento sarebbe stato utile fare della sana opposizione oggi per garantirsi, domani, un ruolo di lungo periodo nella scena politica italiana. Invece chi ci guida ha deciso di giocarsi tutte le carte a questo tavolo, facendosele dare… da Draghi e da alcune delle peggiori facce del Parlamento italiano. Va bene essere naïf, ma a tutto c’è un limite.
Il declino del Movimento ha seguito traiettorie parallele a livello locale e nazionale, con un crescendo di autoreferenzialità e di intransigenza che ha svuotato di entusiasmo, e soprattutto di competenze, le schiere di chi voleva solo dare il proprio contributo. Gli spazi per un dibattito interno sono via via scomparsi e l’intransigenza che un tempo era riservata al rispetto dei valori fondanti del movimento è diventata intransigenza verso coloro che hanno inteso difenderli. Cosa che ha comportato per questi ultimi mobbing a livello locale ed espulsione a livello nazionale. Pene diverse, medesima filosofia. Della serie: non si parla al conducente neppure per dirgli che sta andando a sbattere.
Un tempo, da Roma alle province più sperdute dell’Impero, noi “grillini” potevamo girare a testa alta perché non ci si poteva rinfacciare nulla, alla peggio di essere idealisti e “populisti” (ben venga, diremmo oggi!), mentre tra chi oggi si ostina a rimanere nel Movimento “nonostante tutto” cresce sempre di più in percentuale la categoria antropologica, davvero urticante, di coloro che hanno sempre salutato gli espulsi come, in fondo in fondo, “cripto-piddini”, “cripto-leghisti”, “cripto-laqualunque”. Cosa amaramente comica, data la fotografia dell’ultimo governo che il Movimento ha deciso di sostenere. Not in my name, c’è chi direbbe. Del resto, con le ultime espulsioni il Movimento 5 Stelle rinuncia anche nei numeri all’illusione di poter contare qualcosa, volendosi forse preparare psicologicamente alla débâcle che li attende fra due anni. Un esercizio di realismo apprezzabile, se solo fosse consapevole.
Come si dice: la speranza è ultima a morire, ma alla fine muore anch’essa. Moltissimi di noi sono rimasti, pur dopo le ultimissime e reiterate sberle, perché “le battaglie si fanno da dentro”. Un mantra, tuttavia, che ci siamo accorti veniva tristemente ripetuto soprattutto da coloro che finivano per bullizzare, isolare, insultare e ostracizzare proprio chi fino a oggi ha provato a farlo.
Dopo un’infilata di voti su Rousseau in cui mi sono sistematicamente ritrovato in (apparente?) minoranza, e di decisioni – locali e nazionali – che mi hanno clamorosamente spiazzato, per evitare, di esperimento governista in esperimento governista, di ritrovarmi in futuro a rappresentare un movimento che dovesse appoggiare magari un governo anche peggiore (dopo il gialloverde, il giallorosso e il gialloarcobaleno, uno… bianconero?), è con vero dolore, così, che preferisco rassegnare oggi le mie dimissioni da consigliere comunale, lasciando il Movimento, nella fievole, fievolissima speranza che qualcosa finisca per salvarlo da se stesso, consentendomi un giorno di tornare nella famiglia che abbiamo creato, ben lontana dalla schizofrenica setta che – buon ultimo – sto salutando. Auguro a tutti un in bocca al lupo per il bene delle nostre comunità e dell’Italia intera. Perché una cosa è certa: un’Italia senza un (vero) Movimento è un’Italia che torna a esporsi pericolosamente ai venti peggiori.
Au revoir”

 

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