Travolta da un pirata della strada di Cornate, si racconta dopo tre anni

La storia di Soda Fall, 25 anni, residente a Osnago, investita nel 2015 alla Sernovella a Robbiate.

Travolta da un pirata della strada di Cornate, si racconta dopo tre anni
Vimercatese, 25 Novembre 2018 ore 12:37

Travolta da un pirata della strada di Cornate, dopo tre anni racconta l’incidente che le cambiò la vita, del fatto che avrebbe dovuto partire per il Senegal e sposarsi, col  fidanzato che ancora l’attende per onorare la promessa di matrimonio.  Per Soda Fall, 25 anni, come racconta il giornaledilecco.it residente a Osnago, il tempo si è fermato a quel maledetto pomeriggio di tre anni fa.

Travolta da un pirata a Robbiate

Era il 21 novembre del 2015, un sabato, e Soda aveva lasciato l’azienda per cui lavorava a Robbiate e stava tornando a casa a piedi, a Osnago, quando in via Sernovella un furgone la colpì violentemente alla testa con lo specchietto retrovisore scaraventandola in un campo. E lì Soda è rimasta agonizzante per tutta la notte fino al mattino successivo, quando alle 8.20 due runner di passaggio intravidero la sua sagoma scura riversa nel campo e allertarono il 112.  «Non ricordo niente dell’incidente e tutto sommato penso che sia una bella cosa», racconta Soda, che abbiamo incontrato giovedì scorso nella sua casa in via Giotto a Osnago insieme a mamma Mada e papà Mbaule.

Una serenità sorprendente

Sul viso, che ancora porta i segni dell’incidente, sfodera un sorriso dolce e disarmante. «Ho difficoltà a ricordare la mia vita prima dell’incidente – dice con una serenità per certi aspetti sorprendente – Ricordo che lavoravo per una ditta di imballaggi, ma niente più. Mi hanno detto che quel pomeriggio stavo tornando a casa, ma non ricordo niente di quello che è successo».  Un po’ tutta la vita di Soda precedente a quel terribile momento è avvolta in una nebbia indistinta.

Un mese in coma in ospedale

Ricoverata in condizioni disperate all’ospedale di Bergamo, Soda trascorse un mese in coma. Quando si risvegliò, si ritrovò immobile in un letto con i postumi di un violento trauma cranico e la tracheostomia che le impediva di parlare. «Anche di quel periodo ho ricordi confusi. Sapevo solo che mi trovavo lì e che non potevo camminare e parlare, ma non capivo perché».  C’è voluto molto tempo prima che potesse realizzare quello che era successo.

A breve Soda comincerà all’ospedale di Lecco il percorso per la ricostruzione dei denti. Lo spaventoso impatto con lo specchietto del furgone, oltre a procurarle un violentissimo trauma cranico con conseguente emorragia cerebrale, le fece letteralmente saltare tutti i denti, superiori e inferiori. La botta fu così violenta che Soda fu costretta ad ingoiarne alcuni; uno finì addirittura in un polmone ma per fortuna i medici riuscirono poi ad estrarlo.

Esce di casa solo per visite mediche

Da quando è tornata a casa, Soda non è più uscita, se non per le visite mediche e le sedute di riabilitazione. La sua vita, che è cambiata irrimediabilmente, è fatta di piccoli gesti quotidiani.
«La mattina mi alzo e mi alleno un po’ sul tapis roulant. Per il resto me ne sto tranquilla, faccio piccoli passi qui – dice indicando il tappeto del salotto – Ho dovuto imparare a camminare di nuovo… ma cammino piano e mi sento insicura».

Il fidanzato la aspetta in Senegal

Soda Fall con mamma e papà

A darle serenità sicuramente contribuisce il fidanzato che ancora l’attende in Senegal. «Ci sentiamo ogni giorno – dice con un luminoso sorriso – ci scriviamo su Whatsapp e anche sul tablet. Ci sposeremo non appena sarò guarita». «Il progetto era che lei andasse in Senegal, si sposasse e poi tornasse qui, al lavoro – spiega ancora il papà – Il marito l’avrebbe raggiunta più tardi. Dopo l’incidente non si sono più visti. Lui avrebbe dovuto venire a trovarla, ma è complicato e costoso e non s’è fatto più niente. Appena possibile, comunque, si sposeranno».

L’incidente che le ha segnato in maniera irreversibile la vita, procurandole un’invalidità dell’85%, ha avuto come conseguenza positiva quella di riunire tutta la sua numerosa famiglia e di riportare in Italia la mamma e i suoi cinque fratelli. «Dal punto di vista assicurativo e pensionistico siamo a posto», dice il papà che con Soda ha testimoniato in tribunale nel corso del processo al pirata, Giuseppe Mazza, 47 anni di Cornate d’Adda, che l’ha investita. La sentenza è di un paio di settimane fa: condanna a due anni (pena sospesa) e a un anno di sospensione della patente. Niente e nessuno potrà però restituire a Soda la sua vita.

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