Tre agratesi sequestrano e violentano una prostituta. Arrestati

Nel branco anche un concorezzese. La Polizia è riuscita a incastrare i quattro aguzzini

Tre agratesi sequestrano e violentano una prostituta. Arrestati
Cronaca 30 Giugno 2017 ore 10:09

Tre agratesi sequestrano e violentano una prostituta. Arrestati

Una vicenda agghiacciante

Violenza inaudita. Quattro ragazzi tra i 25 e i 27 anni sono stati arrestati per aver sequestrato, derubato e violentato ripetutamente una giovane prostituta rumena. Tre degli aguzzini sono risultati residenti ad Agrate Brianza, il quarto invece a Concorezzo.

La donna ha avuto il coraggio di denunciare

La giovane prostituta rumena non è riuscita a resistere e si è fatta coraggio. Ovviamente ha anche dovuto ammettere la sua “posizione” lavorativa. Ma qualche mese dopo le violenze ha presentato denuncia per sequestro di persona e violenza sessuale, subita ad opera di 4 soggetti stranieri. La ragazza, giunta nel Commissariato di Monza, nel cuore della notte, ha denunciato di essere stata prelevata con la forza da tre uomini, che dopo averla trascinata a bordo dell’auto con la quale erano giunti sul luogo ove esercitava il meretricio, in seguito a un rifiuto a concedersi, l’avevano bendata, minacciata con un coltello, malmenata, e l’avevano condotta in un’abitazione, nella quale li attendeva un quarto uomo. Tutti, a turno, hanno abusato sessualmente di lei, per ore, con modalità particolarmente brutali, incuranti delle suppliche della giovane, e quindi, dopo averla rapinata dei soldi e del cellulare che aveva con sè, i tre che l’avevano rapita l’avevano poi riaccompagnata in strada abbandonandola nei pressi del luogo del sequestro, presumibilmente a Monza.

Pochi ma essenziali elementi per le indagini

La giovane donna, sentita in più riprese e con le dovute attenzioni che il caso richiedeva, ha fornito una vaga descrizione dell’auto: il colore, il modello, e la caratteristica di un faro anteriore. C’era la ceertezza solo della prima lettera della targa. Mentre ha fornito qualche dettaglio dei delinquenti: i generici tratti somatici e una possibile nazionalità. Ha riferito che uno di loro sembrava senegalese e gli altri magrebini (particolare questo che, in un primo momento si è rilevato fuorviante per le indagini). E poi è riuscita anche a raccontare qualche particolare del luogo nel quale aveva subito la violenza sessuale: alcune approssimative indicazioni sul giardino antistante l’edificio, i dettagli del pavimento dell’atrio dello stabile e addirittura del mobilio dell’abitazione. Si è ricordata che c’era anche un animale domestico, un cane di piccola taglia.

I primi due arresti

Gli investigatori, incrociando i dati raccolti in grande quantità presso il Pubblico Registro Automobilistico (circa 30.000 autovetture), sono riusciti a individuare un circoscritto numero di auto con le caratteristiche di interesse fino a focalizzare l’attività investigativa nei confronti di un ragazzo ecuadoregno. Nel frattempo l’analisi dei tabulati del telefono rapinato alla vittima, e di quello in uso all’ecuadoregno ha consentito di individuare altri soggetti sui quali concentrare l’attenzione. La collaborazione della vittima ha permesso poi di confermare l’identità di due dei responsabili della violenza, lo stesso ecuadoregno di anni 25 e l’individuo senegalese di anni 26, entrambi residenti ad Agrate Brianza. Gli elementi acquisiti hanno consentito alla Procura di Monza che coordinava le indagini, di richiedere ed ottenere dal G.I.P. l’emissione di provvedimenti di custodia cautelare in carcere.

Esame del Dna e condanna

L’esame del Dna disposto dall’Autorità Giudiziaria, sugli indumenti indossati dalla vittima, comparato con quello degli arrestati, ha tolto ogni dubbio: erano loro gli aguzzini. Responsabilità poi confermata nel corso del processo con una condanna in primo grado a 12 anni di reclusione, ridotti a 9 per l’applicazione dei benefici previsti dal rito abbreviato.

Ma le indagini non si sono fermate

Il risultato ottenuto non ha fermato le indagini. E’ continuata, dunque, l’analisi dei dati raccolti dai tabulati telefonici, una mirata attività info-investigativa esercitata sia in modo tradizionale sul territorio, sia attraverso intercettazioni ambientali, riscontri incrociati con interrogazioni delle più svariate banche dati a disposizione e registrazioni di impianti di video sorveglianza. Tale dinamismo ha portato all’identificazione del terzo complice, il marocchino di anni 25, residente a Concorezzo, che, dopo il riscontro dell’esame del Dna è stato assicurato alla giustizia in carcere.

Trovato anche il quarto aguzzino: un italiano

L’attività investigativa, alla luce degli elementi già acquisiti e di quelli raccolti nella fase dell’arresto del terzo elemento del branco ha portato all’individuazione del quarto e ultimo aguzzino un italiano di 27 anni, residente ad Agrate Brianza, nei confronti del quale, nel mese di giugno di quest’anno, l’Autorità Giudiziaria ha emesso un’analoga misura restrittiva.

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