“Troppa violenza contro chi amministra”

La solidarietà del presidente del Consiglio comunale di Besana al sindaco di Lissone

“Troppa violenza contro chi amministra”
Caratese, 16 Febbraio 2019 ore 11:06

“In Italia, ogni diciannove ore un amministratore viene minacciato o intimidito”.
Non può che far riflettere il dato del rapporto di “Avviso Pubblico” citato da Fabrizio Villa in apertura della seduta del Consiglio comunale di Besana di lunedì sera.  E’ portando la solidarietà dell’intera Assise al sindaco di Lissone Concetta Monguzzi – minacciata di morte su Facebook – che il presidente del parlamentino cittadino ha puntato i riflettori su un fenomeno in continua crescita.

Amministratori nel mirino

“Davanti all’esacerbazione del dibattito politico che spesso sfocia in violenza verbale gratuita, occorre fermarsi, prima che dalle parole qualche idiota pensi di passare ai fatti” ha affermato Villa.
Nel mirino di offese, verbali e fisiche, ci sono sindaci, assessori, consiglieri, dirigenti, funzionari comunali, agenti della Polizia locale. Chi si occupa di appalti, di abusivismo edilizio, di gestione delle case comunali, di politiche sociali.
“Sembra che la forza stia prendendo il sopravvento sulla ragione – ha continuato – Il pericolo è che la violenza diventi modalità di gestione dei conflitti, condizionando la vita sociale e politica del Paese”.
Bisogna quindi “ritrovare la fiducia nelle istituzioni”, ha auspicato, citando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Lager e foibe

Il pensiero è andato anche a due date simbolo: il 27 gennaio, Giorno della memoria; il 10 febbraio, Giorno del Ricordo. A chi fu deportato nei lager.
“Auschwitz – ha sottolineato Villa – è arrivato anche da chi sapeva ma si è rifiutato di prendersi le proprie responsabilità”. Così come alle “vittime del genocidio armeno, dei gulag, dei khmer rossi, della polizia etnica di Jugoslavia e Ruanda, di Saddam Hussein”.
“Quattordici anni fa – ha concluso – gli italiani sono stati chiamati a celebrare per la prima volta la memoria dei quasi 20mila connazionali torturati, gettati nelle foibe dalle milizie della Jugoslavia di Tito. Delle persone costrette a lasciare la loro case. Persone che meritano, esigono di essere ricordate”.

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