L'intervista

Un monzese pronto a testare il vaccino anti-Covid

Formatore in materia di sicurezza, nella vita di tutti i giorni, il 54enne Paolo Guarnaschelli è anche un istruttore di rianimazione cardiopolmonare

Un monzese pronto a testare il vaccino anti-Covid
Monza, 25 Agosto 2020 ore 09:29

Un monzese pronto a testare il vaccino anti-Covid. Al via la selezione dei candidati per la sperimentazione del prodotto Takis Rottapharm.

Vaccino anti-Covid

Non tutti sarebbero pronti a compiere un gesto di questo tipo per amore degli altri.
Farsi iniettare nell’organismo un vaccino ancora sperimentale per conoscerne gli effetti (che si spera benefici) e contrastare il terribile nemico invisibile che sta ancora mietendo vittime in tutto il mondo, il Covid-19.
Eppure proprio a Monza, un cittadino che da sempre si è distinto sia per l’attivismo politico (ha fatto parte della lista civica Civicamente di Paolo Piffer alle ultime elezioni amministrative) che per il rispetto della vita umana (nella vita di tutti i giorni si occupa di sicurezza a tutto tondo e collabora con l’associazione Salvagente fondata da Mirko Damasco), ha deciso di mettersi in gioco, inviando (pochissime ore dopo la richiesta da parte degli enti preposti) la propria candidatura al vaccino italiano anti-Covid sviluppato da Takis e Rottapharm Biotech.
Si tratta del 54enne Paolo Guarnaschelli, che proprio come il socio lavorativo Damasco ha deciso di intraprendere questa avventura tutta nel segno dell’altruismo.

La causa scatenante

A spingerlo a inoltrare la propria candidatura all’Università Bicocca di Milano – saranno, infatti, proprio l’ospedale San Gerardo di Monza, l’Asst di Monza e Brianza e l’Università di Milano – Bicocca a coordinare la sperimentazione del candidato vaccino italiano di Takis e Rottapharm Biotech – è stato un po’ il vissuto quotidiano di Guarnaschelli.
«La decisione è stata davvero una conseguenza di ciò che faccio nella vita di tutti i giorni – ha spiegato – Poi c’è anche un altro motivo, una sorta di dimostrazione di fiducia nei confronti dell’Università. Anzi trovo sia proprio giusto mettersi a disposizione dell’ente».
Spirito di abnegazione, amore per il prossimo e una buona dose di audacia. Sì, perché in questa prima fase di sperimentazione il ruolo dei candidati (80) sarà davvero fondamentale, perché senza di loro non si potrà accedere alla fase di somministrazione su larga scala.

Al via la prima fase della sperimentazione

«Quello che si aprirà a breve è il cosiddetto studio di fase uno – ha spiegato la professoressa Marina Cazzaniga, docente di Oncologia alla Bicocca e direttore del centro di ricerca di fase uno dell’Asst di Monza – E’ il primissimo contatto con l’uomo dopo un periodo di analisi precliniche e sugli animali. Lo scopo di questa fase uno è quello di verifica sull’uomo. Cerchiamo 80 candidati che verranno divisi in quattro gruppi. Per ogni gruppo verrà somministrata una dose differente di vaccino».
Lo scopo è dunque quello di testare la tollerabilità e di definire, aspetto assai importante, il dosaggio, argomento di una approfondita fase due.
«L’età richiesta ai candidati va dai 18 ai 65 anni – ha continuato – Tutti preferibilmente in buona salute oppure con patologie ma controllate e stabili. Solo in un momento successivo andremo a effettuare test su fasce d’età avanzate perché in questi soggetti, il quadro clinico con patologie concomitanti e farmaci assunti richiedono particolari cure».

Il servizio completo è in edicola sul Giornale di Monza di questa settimana.

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