Una “pena alternativa” per chi si comporta male in campo

E' l'idea nata dal lesmese Massimo Achini, presidente provinciale del Csi di Milano

Una “pena alternativa” per chi si comporta male in campo
Vimercatese, 09 Novembre 2018 ore 09:33

Una vera e propria rivoluzione nel mondo dello sport. Si scrive “pena alternativa”, si legge un nuovo metodo educativo inventato dal lesmese Massimo Achini, 51 anni, presidente provinciale del Csi di Milano e in passato presidente nazionale. Quest’ultima, ricordiamo, è una associazione fondata sul volontariato che promuove lo sport come momento di educazione, crescita e aggregazione sociale in oratorio. E che conta poco meno di un milione di iscritti.

Si tratta di una lezione di sport, ma soprattutto di vita, quella raccontata direttamente da Achini attraverso il suo profilo Facebook.

Un “metodo rieducativo” per chi si comporta male in campo

Si tratta, dicevamo, di una pena alternativa applicata direttamente a Francesco, un sedicenne, che milita in una squadra di calcio del milanese, che lo scorso anno si rese protagonista di un brutto gesto durante una partita di calcio.

Il calciatore reagì ad una provocazione di un avversario e si beccò ben 7 turni di squalifica. Una pena che ha rischiato di allontanare per sempre Francesco per sempre dal mondo del calcio.

Una idea geniale: l’affidamento ai servizi sociali dello sport

A raccontare l’idea geniale è stato proprio Achini.

“Francesco ha 16 anni e gioca in una società sportiva di Milano – ha scritto Achini sul suo profilo Facebook –  Lo scorso anno ha sbagliato, ha reagito alla provocazione di un avversario e si é beccato 7 turni di squalifica. Il “problema” é che in questi mesi si é comportato bene, ha continuato ad allenarsi con la sua squadra. Ed ha continuato a fare l’animatore in oratorio (é molto bravo ) con impegno e passione. É venuto da noi il presidente della sua società sportiva dicendoci che Francesco di stava “perdendo” e che questo stare lontano dalle partite stava davvero lasciando il segno in questo ragazzo. Ci abbiamo ragionato su ed abbiamo deciso di giocare insieme alla sua società sportiva ed al suo oratorio una scommessa . Una sorta di “affidamento ai servizi sociali nello sport”.
Funzionerà così. Noi riduciamo a Francesco la squalifica di 2 giornate. Lui si impegna a vivere un esperienza di servizio con il Csi (tipo servire alla mensa dei poveri) ed a venire a fare il volontario in una nostra manifestazione. Si impegna poi a fare un altra testimonianza di servizio nella sua comunità (indicata dal don del suo oratorio). Non solo, infatti c’é un patto con il suo presidente. Se Francesco si becca un altra espulsione la sua società sportiva , in automatico , gli “raddoppierà” la squalifica rispetto a quella erogata dal Csi.
Ma la vera scommessa è un altra. Ho chiesto a Francesco di essere un modello in campo per i suoi compagni e per gli avversari. E di esserlo partita dopo partita. Io ho fiducia in lui perché gli ho parlato nel mio ufficio. Magari mi sbaglio ma ho fiducia. Resta il fatto che sappiamo di aver un pò “tirato”  il regolamento per fare una cosa del genere . Ma siamo orgogliosi di averlo fatto . Dobbiamo pensare a regole e regolamenti che siano “per l’uomo e per i ragazzi”. Dobbiamo provare a fare nello sport quello che spesso la giustizia fa fatica a fare nella società. Certezza della pena e reali percorsi di “riabilitazione” sono elementi che possono coesistere. Provarci vale davvero la pena. Sono ancora sperimentazioni. Sogniamo un ordinamento di giustizia sportiva del Csi innovativo. Non una cosa improvvisata o basata sul buonismo fine a se stesso, ma un ordinamento incardinato nei principi del diritto, serio e competente.  Ma anche un ordinamento profetico e capace di non “scimmiottare” semplicemente quello in vigore nel sistema federale. Un ordinamento che mette i ragazzi al centro e che apre nuove strade. Ci vorrà tempo, un passo alla volta…”.

Chapeau.

 

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