Il ricordo

Una Pietra di inciampo per ricordare il sacrificio di Camillo Sala

E’ stata posata ieri mattina, domenica, in via Morganti, a Lesmo, alla presenza del sindaco Sara Dossola, del parroco don Mauro Viganò e dei rappresentanti dell'Anpi

Una Pietra di inciampo per ricordare il sacrificio di Camillo Sala

Un segno tangibile per non dimenticare chi ha difeso patria e libertà a costo della propria vita. Domenica mattina la comunità di Lesmo si è riunita al civico 12 di Via Morganti per la posa della Pietra di Inciampo in memoria del Caporal Maggiore Camillo Sala, internato militare ucciso nel 1944 nel lager nazista di Sremska Mitrova, posizionata davanti a quella che fu la sua casa, seppur per breve tempo.

Un momento di raccoglimento e riflessione

Un momento di raccoglimento e riflessione che collega passato, presente e futuro, ricordandoci come pace, libertà e diritti siano temi senza tempo e luogo, potenti ma vulnerabili, e quanto sia importante ricostruire le storie di vita di coloro che hanno lottato per la liberazione dell’Italia, affinché i loro nomi non cadano nell’oblio. Hanno presenziato alla cerimonia la sindaca Sara Dossola, il «Comitato per le Pietre d’Inciampo» provinciale, la sezione di Milano e Monza e Brianza dell’associazione nazionale Divisione «Acqui», il comitato provinciale e la sezione arcorese di «Anpi» rappresentata da Emanuela Restelli, don Mauro Viganò e i familiari del caporale.

La storia di Camillo Sala

La Pietra di Inciampo è un riconoscimento che viene conferito a tutti i cittadini italiani, civili e militari, che furono catturati e detenuti dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943. Camillo Sala è nato a Lesmo il 13 luglio 1917, di professione faceva il commesso. Il 5 maggio 1938 venne chiamato alle armi e arruolato nel 17º Reggimento Fanteria della Divisione «Acqui». Il 7 febbraio 1940 venne nominato Caporal Maggiore e inviato in Albania per le operazioni di guerra sul fronte greco-albanese. Nel 1942 si imbarcò per Cefalonia e venne catturato il 23 settembre 1943 dai soldati della Wehrmacht tedesca: sopravvisse al terribile eccidio, ma venne destinato al lavoro coatto come militare. A lui, così come tantissimi altri che ne divisero la sorte, venne negato lo stato di prigioniero di guerra: internato nel lager nazista di Sremska Mitrova (fronte jugoslavo), vi morì il 2 settembre 1944 per un bombardamento aereo. Oggi è sepolto nel Sacrario Militare Caduti «Oltremare» di Bari, ma al cimitero di Lesmo è conservato un piccolo monumento che ne racconta la storia.

 

 

“Il no di camillo e di tanti altri costò loro la deportazione”

“Questa pietra ci obbliga a fermarci e a riflettere – ha affermato la sindaca – Il no di Camillo Sala e di tanti altri internati italiani di fronte al nazi-fascismo costò loro la deportazione, il lavoro forzato, la fame, la violenza, e in molti casi anche la morte. È stata una resistenza silenziosa, fatta da uomini comuni e buoni, che non volevano smettere di riconoscersi come tali. Le storie come quella di Camillo ci insegnano che arriva sempre un momento in cui non contano più le convenienze e le appartenenze: conta solo scegliere l’umano, prima delle ideologie e delle nostre convinzioni”.

Infine, la commovente testimonianza della famiglia del caporale, venuta a conoscenza della sua storia grazie al prezioso aiuto del professor Francesco Mandarano, vice presidente della sezione di Milano e Monza e Brianza di Divisione “Acqui”: “Attraverso il foglio matricolare abbiamo ripercorso con incredulità e commozione gli ultimi anni di vita di Camillo. Chissà quali pensieri, paure, speranze aveva. Non crediamo sia possibile mettersi nei suoi panni, troppo lontano da noi, vissuti in tempo di pace. Ora finalmente conosciamo la sua storia e resterà dentro di noi per sempre”.