Verso il Convegno Unesco sabato a Monza: gli articoli degli studenti del Porta sulla Turchia. “Erdogan minaccia il diritto d’informazione”

Sabato mattina si terrà il nostro convegno con Unesco Giovani Lombardia al liceo Porta in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani: gli articoli degli studenti sulla situazione dell'informazione oggi in Turchia

Verso il Convegno Unesco sabato a Monza: gli articoli degli studenti del Porta sulla Turchia. “Erdogan minaccia il diritto d’informazione”
07 Dicembre 2016 ore 12:36

Sabato mattina si terrà il nostro convegno con Unesco Giovani Lombardia al liceo Porta in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani: QUI TUTTE (MA PROPRIO TUTTE) LE INFO SULL’EVENTO, CHE TRASMETTEREMO IN DIRETTA FACEBOOK

I ragazzi della scuola hanno lavorato molto, in queste settimane, per prepararsi all’appuntamento. E in particolare hanno approfondito uno dei temi che saranno al centro del dibattito: la condizione del giornalismo in Turchia, oggi, che approfondiremo in sala con l’auito di Marta Ottaviani, giornalista esperta di esteri e autrice del libro “Il Reis, come Erdogan ha cambiato la Turchia”, che ha da poco vinto il prestigioso premio FiuggiStoria 2016.

Vi ricordiamo infatti che il tema di quest’anno della Giornata dei diritti umani è proprio il diritto all’informazione, come diritto fondamentale e inalienabile dei cittadini.

Ecco qui un articolo preparato da Carolina Giannone della classe 5ES:

Erdogan minaccia il diritto d’informazione

Dal 15 luglio 2016, dopo il fallito golpe militare turco, il presidente Erdogan ha preso dure decisioni che hanno toccato l’informazione turca e smosso giornalisti e politici, non solo turchi, oltre che la grande maggioranza del popolo, che ha manifestato.

Il 31 ottobre la polizia turca ha arrestato Murat Sabuncu, direttore di Cumhuriyet, considerato il più importante quotidiano turco d’opposizione. L’accusa è quella di avere legami con Fethullah Gulen, secondo il governo responsabile del tentato golpe. Oltre al direttore c’è stato un mandato d’arresto contro tredici giornalisti.

Il quotidiano turco non è però nuovo ad accuse e indagini, infatti l’ex direttore era già stato condannato per aver pubblicato uno scoop sul passaggio di armi dalla Turchia alla Siria.

Anche 28 dipendenti del Consiglio supremo turco per la radio e la televisione (Rtuk), tra cui il vice-capo, sono stati accusati di legami con Fethullah Gulen.

Erdogan non si è però fermato alla stampa: l’accesso ai più importanti social media come Facebook, Twitter o YouTube sono stati bloccati e altri servizi di rete sono stati oggetto di restrizioni, come il servizio di messaggistica di WhatsApp o il social Instagram. Oltre a questi, sono stati oscurati blog, forum, e testate on-line.

Il governo ha giustificato questa scelta spiegando che le restrizioni e gli oscuramenti erano dovuti a questioni di sicurezza, conseguenti all’arresto di dodici parlamentari curdi accusati di terrorismo. In totale si calcolano 35 mila arresti, oltre 100mila licenziamenti e altrettante sospensioni di funzionari pubblici. Tutti accusati di terrorismo.

La popolazione turca non è però rimasta ferma a guardare: si sono organizzati gruppi di manifestanti a Istanbul, nella capitale Ankara e a Diyarbakir e, a catena, in molte altre città del paese. Le manifestazioni sono però state represse con forza dalla polizia. Altre invece sono state impedite.

Freedom House, organizzazione non governativa internazionale che conduce attività di ricerca e sensibilizzazione su democrazia, libertà politiche, e diritti umani, pubblica con scadenza annuale un rapporto (Freedom in the world) in cui registra il grado di libertà civili e diritti politici garantiti in ciascun paese. Oltre a questo, vengono pubblicati rapporti come Freedom of the Press e Freedom on the Net, che misurano rispettivamente la libertà di stampa e la libertà in rete nel mondo.

Secondo i rapporti pubblicati dal 2002 al 2013 la stampa in Turchia è stata classificata come “parzialmente libera”. Dal 2014 però il paese è sceso alla fascia “non libera” e, alla luce dei fatti accaduti, quest’anno tutti gli indicatori considerati sono calati nuovamente. Nel rapporto si tiene conto dell’ambiente legale, politico ed economico. Tutti gli indicatori sono scesi di almeno un punto, mentre il punteggio finale quest’anno è di 71 (6 punti in più rispetto all’anno precedente) su 100, punteggio che rappresenta la condizione di peggiore.

Anche per quanto riguarda la rete il paese è stato considerato “non libero” e anche qui quest’anno la situazione e i punteggi sono peggiorati rispetto al periodo 2011-2015, in cui la rete era considerata “parzialmente libera”.
Qui vengono considerati gli ostacoli all’accesso alla rete (15 su 25), i limiti che vengono imposti per quanto riguarda il contenuto (21 su 35) e le violazioni fatte per quanto riguarda i diritti degli utenti.

L’attuale situazione turca e le reazioni da parte dei cittadini sottolineano l’importanza del diritto di informazione, che comprende quello di ricercare, informare, essere informato e non essere molestato per la propria opinione. Fin dalla sua nascita, la stampa è sempre stata un potente mezzo attraverso cui esprimersi. A causa del suo ruolo chiave all’interno della società, e quindi alla formazione di un’opinione pubblica, è spesso al centro di grandi questioni. Tutelare questo potente mezzo di informazione e diffusione di idee garantisce il mantenimento di un equilibrio politico-sociale, soprattutto in uno stato democratico.

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