Verso il Convegno Unesco sabato a Monza: gli articoli degli studenti del Porta sulla Turchia. “Turchia: tra dittatura e libertà”

Sabato mattina si terrà il nostro convegno con Unesco Giovani Lombardia al liceo Porta in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani

Verso il Convegno Unesco sabato a Monza: gli articoli degli studenti del Porta sulla Turchia. “Turchia: tra dittatura e libertà”
08 Dicembre 2016 ore 23:22

Sabato mattina si terrà il nostro convegno con Unesco Giovani Lombardia al liceo Porta in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani: QUI TUTTE (MA PROPRIO TUTTE) LE INFO SULL’EVENTO, CHE TRASMETTEREMO IN DIRETTA FACEBOOK

I ragazzi della scuola hanno lavorato molto, in queste settimane, per prepararsi all’appuntamento. E in particolare hanno approfondito uno dei temi che saranno al centro del dibattito: la condizione del giornalismo in Turchia, oggi, che approfondiremo in sala con l’aiuto di Marta Ottaviani, giornalista esperta di esteri e autrice del libro “Il Reis, come Erdogan ha cambiato la Turchia”, che ha da poco vinto il prestigioso premio FiuggiStoria 2016.

Vi ricordiamo infatti che il tema di quest’anno della Giornata dei diritti umani è proprio il diritto all’informazione, come diritto fondamentale e inalienabile dei cittadini.

Ecco qui un articolo preparato da Rigato Samuele

 

Turchia: tra dittatura e libertà

 

“Anche in prigione è libero il pensiero e possibile la fermezza d’animo.” Così recita un proverbio italiano che si rivela particolarmente attuale nel panorama di repressione politica vigente in Turchia.

Dal 1960 ad oggi si sono verificati 5 colpi di stato a distanza di una decina d’anni l’uno dall’altro, sintomo di un malessere del paese che sembra inguaribile. Tale disagio è sfociato nuovamente nel golpe militare avvenuto il 15 luglio scorso con l’obbiettivo di rovesciare il governo. A causa del suo esito fallimentare tuttavia sono state inasprite le politiche dittatoriali nei confronti degli oppositori, comportando l’arresto dei militari e dei magistrati coinvolti e la deposizione di numerosi insegnanti ed imam dal proprio ruolo.

Ciononostante il provvedimento che ha suscitato maggior scalpore è stata la carcerazione di 146 giornalisti accusati di sostenere idee filo-golpiste e la chiusura di più di 176 mass media.

A questo punto sorge spontanea una domanda: siamo sicuri che tutto ciò sia fatto solo per il bene dello Nazione?

La libertà di espressione sta subendo ingenti restrizioni con la scusa di un presunto stato di emergenza che continua ad essere prorogato, diventando una terribile arma di controllo del pensiero umano. Il presidente Erdo?an si sta avvalendo di poteri che vanno ben oltre la semplice sicurezza nazionale, sta distruggendo articolo dopo articolo i diritti umani tanto inneggiati dall’Unione Europea.

Non si sta parlando solo della caccia ai cospiratori o alle associazioni criminali come sostiene il governo turco, le vere vittime sono i comuni cittadini che stanno subendo un continuo maltrattamento della propria libertà.

Impedire che riaffiori un modello di stato dittatoriale basato sulla volontà di un unico “leader” e di una sua stretta cerchia di seguaci, dovrebbe essere al centro degli interessi di tutti gli stati membri dell’UE. A maggior ragione, se si vuole creare un dialogo tra due realtà molto diverse, bisogna adottare una politica intransigente nel far rispettare i diritti umani, senza però cercare di imporre un modello di amministrazione estraneo.

Ciò che sta accadendo in Turchia non è una novità per altri stati del mondo, ma siccome il nostro egocentrismo europeo non ci permette di interessarci di quello che non riguarda la nostra economia o stabilità sociale, cerchiamo almeno di intervenire a sostegno di tutte quelle persone che vorrebbero parlare ed esprimere le proprie idee liberamente.

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