Villa Reale post Covid, l’incubo è una chiusura di anni

Villa chiusa dalla prima ondata Covid. I lavoratori chiedono di tornare al lavoro. L'obiettivo è riaprire al più presto la Reggia

Villa Reale post Covid, l’incubo è una chiusura di anni
Monza, 28 Ottobre 2020 ore 12:48

Villa chiusa dalla prima ondata Covid. I lavoratori chiedono di tornare a lavorare. Per Consorzio, Regione, Monza e Milano l’obiettivo è riaprire al più presto la Reggia in attesa di trovare una soluzione al braccio di ferro con il gestore. Una transazione sembra la strada più breve, l’incubo è una causa civile che si trascini per anni. Ma c’è chi spinge perché al privato venga chiesto un risarcimento per danni d’immagine.

Villa Reale post Covid, l’ultimo appello dei lavoratori

Come ormai noto dopo l’emergenza Covid, nonostante il via libera del Governo a metà maggio per l’apertura di Ville e Musei (realtà che tra l’altro possono stare aperte anche ora dopo gli ultimi Decreti della Presidenza del Consiglio), la Reggia non ha mai riaperto per quanto concerne il corpo centrale in gestione all’operatore privato. La parte di competenza del Consorzio aveva invece riaperto a fine maggio attenendosi a tutte le disposizioni anti Covid. In questi mesi dunque i lavoratori del corpo centrale hanno fatto sentire la loro voce e manifestato le loro preoccupazioni. Lo hanno fatto in estate e lo hanno fatto a metà settembre (nel giorno che sanciva l’anniversario  della riapertura della Villa nel 2014). E lo hanno fatto anche in questi giorni.

Post Covid, “Vogliamo tornare a lavorare”

A dir la verità la Filcams Cgil unitamente ai rappresentanti dei lavoratori dell’azienda Cultura Domani aveva chiesto di poter intervenire brevemente durante il Consiglio ad hoc sulla Villa Reale che si è svolto lunedì sera. Una seduta in videoconferenza per le disposizioni Covid che però non ha visto la partecipazione né di rappresentanze sindacali, né dei lavoratori. Pare che le parti abbiano raccolto la disponibilità del presidente del Consiglio Filippo Carati per un confronto in un’altra seduta da definire sul calendario. “Nonostante il disappunto perché non ci è stato consentito di far sentire ai consiglieri e al Consorzio la voce dei lavoratori che da mesi sono vittime di questa situazione, abbiamo seguito comunque con molta attenzione tutti i lavori della seduta e abbiamo preso atto positivamente della convergenza di tutti gli interventi nel definire come massima priorità la riapertura in tempi stretti del principale bene culturale della città di Monza”.

“Riaprite la Villa”

Sindacati e lavoratori chiedono a gran voce la riapertura dell’ex dimora reale ferma dal divampare dell’emergenza Covid: “Sollecitiamo una convocazione con la massima celerità con la richiesta che l’Istituzione e il Consorzio creino concretamente le condizioni per la riapertura della Villa e per far riprendere al più presto l’attività lavorativa, anche con una gestione diretta dei lavoratori, attualmente impiegati presso Cultura Domani, che in questi anni hanno con il loro lavoro garantito la fruibilità di questo bene culturale di rilevanza internazionale. E’ inaccettabile che il bene continui ad essere chiuso al pubblico per decisione di un privato e che I lavoratori continuino ad essere danneggiati economicamente insieme ai cittadini“.

Obiettivo riaprire e incubo chiusura per anni

Un obiettivo, la riapertura, sottolineato in Consiglio dal neodirettore del Consorzio Villa Reale e Parco, Giuseppe Distefano (“Dopo il Covid, da metà maggio, la Reggia di Monza è l’unica realtà in Italia a essere rimasta chiusa: non lo si può accettare” e dal sindaco Dario Allevi: “Come Comune, insieme a Consorzio, Regione e Comune di Milano, avoriamo alla riapertura, ma anche a trovare una soluzione riguardo il braccio di ferro con il gestore (che sostanzialmente vuole una buonauscita, un indennizzo per i lavori fatti). Pensare a una causa civile e ai tempi della giustizia italiana mi fa venire i brividi: il rischio è di una chiusura altro che di 7 mesi, ma di tre, quattro anni e sette mesi”. Una visione da molti condivisa (che parrebbe poter portare a una transazione), ma c’è chi in Consiglio ha avanzato anche la proposta di chiedere all’operatore privato il risarcimenti danni d’immagine.

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