Monza

Vittima di stalking salvata dai negozianti

Gli esercenti di via Bergamo hanno visto l’uomo aggirarsi sotto casa della donna e l’hanno avvertita

Vittima di stalking salvata dai negozianti
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Ogni volta che colleghi, amici, e conoscenti di una 53enne di Monza lo vedono in giro, la avvertono.
E’ successo anche venerdì, quando alcuni negozianti di via Bergamo, la zona in cui vive la vittima, hanno visto lo stalker aggirarsi ancora sotto casa della donna, e le hanno telefonato.

Vittima di stalking salvata dai negozianti

In manette è finito A.P., 54 anni, già denunciato per atti persecutori da una sua parente. La vittima in questo caso è un commessa, impiegata in un negozio del centro. Secondo le accuse, l’uomo non le dava tregua. La costringeva a uscire di casa parlando sempre al cellulare con qualcuno, per chiedere aiuto in caso di necessità, e a camminare guardinga.

Aveva versato acido nella posta di un suo "rivale"

L’arrestato è arrivato a versare dell’acido nella cassetta della posta di un altro uomo per gelosia. Era stata la cittadina monzese a raccontare ai negozianti della sua zona la sua storia, e a raccomandarsi di avvisarla, nel caso lo avessero visto nei paraggi.

Arrestato dopo l'evasione

Lo stalker è finito in carcere dopo l’intervento degli agenti delle volanti della Questura, che lo hanno arrestato venerdì per evasione. Il 54enne, in quei giorni, era sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, in attesa che fosse disponibile il braccialetto elettronico: dispositivo che avrebbe dovuto indossare per rispettare il divieto di avvicinamento alla vittima.

"Una presenza ingombrante"

Questa lo denuncia una prima volta nel 2020, quando è ancora sposata. All’epoca aveva conosciuto l’indagato attraverso la comune frequentazione di un gruppo civico su Facebook. Venuto a mancare il marito, l’indagato comincia con atteggiamenti sempre più assillanti. Mai comportamenti violenti o apertamente minacciosi, ma uno stillicidio di biglietti, messaggi, e una presenza ossessiva in ogni luogo da lei frequentato, dal posto di lavoro, al bar sotto casa.

Il processo per direttissima

L’episodio più inquietante risale a gennaio, meno di un mese fa. E’ un amico intimo della donna a raccontarle che qualcuno ha versato del liquido corrosivo nella sua buca delle lettere. Una telecamera di sicurezza inquadra proprio A.P. mentre rovescia l’acido all’interno. «Ho paura che passi dalle parole ai fatti, che possa avvicinarsi improvvisamente per farmi del male, evito di frequentare i locali della zona in cui vivo o dove lavoro, sono stata costretta a raccontare la mia storia a tutti i commercianti del mio quartiere per cercare protezione», racconta lei alla polizia. Il primo ammonimento del Questore viene violato in breve tempo.

Il gip Gianluca Tenchio emette dunque un successivo divieto, ma l’uomo, operaio in regola in un’azienda del circondario monzese, non rispetta neanche quello, e si fa arrestare ancora. Sabato viene processato per direttissima. All’esito dell’udienza di convalida dell’arresto, il tribunale dispone gli arresti domiciliari, ma nel frattempo l’ufficio gip aggrava la misura e lo manda in carcere.

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