“Zittite” le campane di Veduggio

Dopo la protesta contro lo scampanio sollevata da una famiglia del paese

“Zittite” le campane di Veduggio
Caratese, 06 Dicembre 2019 ore 16:26

Ha bollato come “spropositato” l’utilizzo delle campane, tanto da arrecare un disturbo non più sopportabile. Una famiglia di Veduggio, casa nei pressi della chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo, ha messo nero su bianco la sua protesta contro i decibel emessi dalla torre campanaria (oltre che dal soffiatore utilizzato dai netturbini). Una lettera firmata e inviata al parroco, don Antonio Bertolaso, al Comune, alla Curia e ad Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Lombardia).

Campane nel mirino

Nel mirino sono finiti in particolare gli scampanii serali e notturni, dalle 20 alle 8 del mattino. I rintocchi orari e il saluto alla Madonna, cosiddetto “Ave Maria”. Quest’ultimo non prevede il suono del batacchio ma di una melodia. Una novità che, appena introdotta, aveva scatenato sì qualche polemica, ma nel senso opposto: troppo basso il volume lamentava addirittura qualcuno.
La problematica è stata comunicata al Consiglio pastorale lo scorso martedì e il giorno successivo, mercoledì, l’arrivo dei tecnici ha rimodulato il suono delle campane, “silenziate” per la notte.
Una decisione presa non certo a cuor leggero, ma di fatto imposta dai numerosi contenziosi legali sull’argomento nati lungo tutto la Penisola negli ultimi anni. Oltre che dalle indicazione fornite dalla Conferenza episcopale italiana e dal Decreto arcivescovile del 25 novembre 1984. Con quest’ultimo il cardinale Giovanni Battista Montini aveva ritenuto opportuno dare alcune norme prudenziali a proposito del suono delle campane «per non recare ad alcuno evitabile molestia», invitando all’astensione dal suono durante le ore della notte.

Lo stesso epilogo a Carate

Un episodio analogo aveva coinvolto la comunità caratese otto anni fa. Era il settembre del 2011 quando un pensionato milanese che si era trasferito solo un paio di mesi prima a Costa Lambro in cerca di un pò di tranquillità, aveva scritto al sindaco chiedendo di effettuare un controllo delle emissioni sonore prodotte dalla torre campanaria della chiesa di San Martino “a verifica del presunto superamento della soglia normale di tollerabilità e dell’eccessivo uso giornaliero del suono di dette campane oltre alla durata del suono delle stesse”.
Ne era seguito un braccio di ferro durato mesi, con tanto di inquinamento acustico certificato da un’indagine dell’Arpa, un’ordinanza firmata dall’allora primo cittadino Marco Pipino contro la quale il prevosto Gianpiero Magni si era detto pronto a ricorrere al Tribunale amministrativo regionale, una petizione (quasi trecento le firme raccolte tra i parrocchiani della frazione caratese) mirata a salvare le campane.
Nel giugno del 2012 le parti trovarono l’accordo, in base al quale gli ottoni avrebbero suonato solo in stretta osservanza del Regolamento parrocchiale depositato qualche giorno prima. Quindi dalle 9 alle 21 come segnale orario, con un limite di 40 secondi dello scampanio, fatto salvo il venerdì pomeriggio, in ricordo della morte di Cristo.

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