Monza, l’omaggio di “Mnemosyne” ad Andrea Appiani

Grande successo di pubblico in occasione dei duecento anni dalla morte

Monza, l’omaggio di “Mnemosyne” ad Andrea Appiani
Cultura 25 Giugno 2017 ore 22:32

Monza, l’omaggio di Mnemosyne al pittore Andrea Appiani: grande successo di pubblico per la rassegna culturale curata dallo storico locale Ettore Radice in occasione del bicentenario dalla scomparsa del grande artista.

Monza, l’omaggio raffinato al pittore Appiani

La poetica classica combinata con il lirismo coloristico dei pittori veneti. Il pittore Andrea Appiani ha sempre perseguito con grande convinzione e maestria un ideale di bellezza e di grazia, dove la mitologia era elemento essenziale.

In occasione del bicentenario dalla sua scomparsa, l’8 novembre 1817, il noto storico Ettore Radice, presidente dell’associazione “Mnemosyne”, ha dato vita a due incontri culturali di grande prestigio in collaborazione con il “Centro Documentazione Residenze Reali”, per rimarcare la significativa testimonianza in Villa Reale dell’artista, declinata negli affreschi incentrati sulle storie di “Amore e Psiche” nella piccola Rotonda che raccorda la Reggia e il Serrone.

Grande successo di pubblico al Teatrino

Straordinario successo martedì sera al Teatrino di Corte della Reggia per “Amore e Psiche, il capolavoro della Rotonda prende vita “, un suggestiva azione scenica ispirata ispirata alle “Metamorfosi” di Apuleio, dove la metafora del palazzo incantato, nel quale la giovane e bellissima Psiche diventa finalmente sposa dell’affascinante Eros, altri non è che un evidente richiamo alla Villa monzese, luogo d’amore e di vita raffinatissima che l’arciduca austriaco Ferdinando e la consorte Maria Beatrice d’Este erano soliti definire definire “reggia fatata”.

Tanti gli attori e i musicisti

Fra gli attori Alessandro Baito, nel ruolo di Andrea Appiani, e Giuseppe Mansi e Giuliana Montrone, nel ruolo degli arciduchi. Sempre mirabile Paola Perfetti che, con la sua meravigliosa voce, ha dato vita agli innumerevoli personaggi fantastici che costellano l’ intera narrazione.

Formidabili Mattia Pastorelli (Amore), Sarah Finotto e Miriana Saita (Psiche e la sua perfida sorella), e le danzatrici Chiara Gelmetti, Laura Gullotta e Luciana Porrino  dell'”Associazione Danze Antiche”. Bravissimi anche Lorenzo Gavanna al flauto e Giulia Ciaurro all’ arpa. Splendidi, infine, i costumi della Sartoria Teatrale “Grandi Spettacoli”

A spiegare la parabola artistica dell’Appiani, la studiosa Debora Lo Conte.

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 Conferenza scenica in sala Maddalena

Si è conclusa invece giovedì sera, in sala Maddalena, la conferenza scenica dove, oltre alle vicende artistiche dell’Appiani, si è narrato anche della sua passione per la poesia di Foscolo, per la musica di Rossini e del legame che ha unito questi grandi protagonisti della cultura italiana degli inizi dell ‘800.

La meravigliosa voce del mezzo soprano Magdalena Aparta, accompagnata magistralmente al pianoforte da Rosalia Manenti, ha regalato al pubblico le più belle arie rossiniane. Davide Beretta, ha invece interpretato le liriche foscoliane, mentre ancora a Debora Lo Conte è stato affidato il compito di tratteggiare la vita umana e artistica di Appiani.

Grazie al percorso di immagini realizzato da Alessio Carlo Rota si è potuto cogliere a pieno la grandezza del grande artista.

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Gli unici a omaggiare il grande artista

Lo storico Ettore Radice, reduce da un lungo lavoro di ricerca negli Archivi comunali, si è detto molto soddisfatto della buona riuscita delle iniziative, per sottolineando che è solo grazie alla sua associazione è stato possibile ricordare il grande artista a Monza.

“La nostra manifestazione ha voluto rendere omaggio a un grande personaggio, colto e complesso, testimone della sua epoca che, con i suoi capolavori, ha impreziosito il patrimonio artistico della nostra città – ha precisato – Monza in passato l’ha onorato intitolandogli una delle più importanti strade della città mentre questa volta
nessuno è sembrato ricordarsi dell’importante bicentenario. Mi duole ammettere che l’Amministrazione non si è mossa in tal senso: si è ripetuto quanto accaduto a marzo, in occasione delle celebrazioni per i 60 anni dei Trattati di Roma. Ritengo dunque ancor più lodevole quanto fatto dalla mia associazione e dai volontari”.

Un po’ di storia dall’Archivio storico comunale

La Rotonda era adibita alle conversazioni serali e veniva servito il caffè e Piermarini vi aveva posto un meccanismo di sua invenzione per una parete a scomparsa ricoperta da una grande specchiera. Quando si apriva gli astanti potevano godere il paesaggio arcadico del Serrone, la Limonaia, ricolma di agrumi e piante in fiore.

Fu proprio Maria Beatrice, il 15 ottobre 1791, a sperimentare per prima l’ingegnoso marchingegno mobile. In quel giorno, infatti, si legge in un documento conservato presso l’Archivio storico comunale di Monza: “L’Arciduca condusse alla Rotonda la sua augusta sposa affrettando di farle vedere i lavori di Appiani e di farle ivi prendere il caffè dopo un sontuoso pranzo … La gran portiera mobile per mezzo di una macchina ingegnosa si aprì tutto d’ un colpo mostrando nella attigua citroneria due orchestre con dodici violoncelli, trentasei coppie di sposi seduti a lauto banchetto e abbigliati all’antica foggia lombarda in una organizzazione scenica voluta dal Piermarini. Tutto era bello, tutto era ricco, magnifico, doppieri, luminarie in grandissima quantità e quando, quasi per incantesimo, si schiuse la magica scena, le avvenenti spose intonarono un grazioso inno. Il buon gusto e il lusso avevano gareggiato a render quel luogo come un soggiorno incantato”.

Sempre in Villa Reale, al Teatrino di Corte, la presenza di Appiani si avverte, anche se in modo indiretto.
Infatti, il sipario raffigurante il “Corteo di Bacco fanciullo”, in passato attribuito all’Appiani stesso, è probabilmente opera di un suo allievo, forse il Monticelli, che si è ispirato al bozzetto dell’Appiani, conservato presso il Museo Teatrale della Scala di Milano.

Anche in Duomo le tracce di Appiani

Ma il rapporto tra Monza e Appiani non si esaurisce in Villa Reale.
Anche il Duomo custodisce una sua importante opera, l’altare maggiore realizzato nel 1798, in marmi policromi, bronzi dorati e pietre dure.

L’altare a tempietto dell’Appiani, nella felice fusione del gusto neoclassico con “i simbolici valori culturali proposti dalla storia liturgica e artistica”, è divenuto il prototipo di numerosi altari ottocenteschi disseminati fra chiese di Milano (San Fedele e San Simpliciano) e della Brianza (Concorezzo, Casatenovo, Valmadrera).

 

 

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