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“Vi insegno i segreti dell’orto biologico”

Il veduggese Matteo Cereda ha un blog di grande successo dedicato all’agricoltura. Ha anche scritto un libro

“Vi insegno i segreti dell’orto biologico”
Caratese, 23 Marzo 2020 ore 16:50

In questi giorni di ritiro forzato a casa, vi raccontiamo una storia che può offrire uno spunto utile per sfruttare al meglio il tanto tempo libero. Il protagonista si chiama Matteo Cereda, classe 1985, cresciuto e Veduggio, dove è attivo nel campo del sociale, e oggi residente a Besana con moglie e figli. L’idea che ci suggerisce è quella di un orto. Vietato obiettare: io non ho spazio.

“Non ci sono problemi di spazio”

«Non c’è una misura minima: si possono coltivare pochi metri quadri per raccogliere qualche pomodoro oppure un intero campo – ha assicurato Matteo – Un buon orto famigliare può essere sui 50-100 metri quadri. Chi ha il desiderio di coltivare ortaggi ma non ha terra può anche farlo in vaso, sul balcone, ovviamente senza ambizione di essere autosufficiente nella produzione di verdura, ma sperimentando comunque la soddisfazione di raccogliere i frutti del proprio lavoro».
Partiamo dall’inizio. Cereda è laureato in Economia del settore No Profit ma «dopo qualche anno di lavoro in ufficio ho maturato la passione per la coltivazione biologica. Appena ho un momento libero lascio il pc e faccio tutt’altro», ha raccontato.
Come è nata la passione per la terra?
«Da un’amicizia. Con alcuni amici avevamo il desiderio di fare qualcosa di pratico insieme, anche con l’idea di coinvolgere dei ragazzi con fragilità. Non avevamo mai preso in mano una zappa, ma ci siamo accorti che il lavoro agricolo era la cosa migliore, un’attività all’aria aperta dal grande valore educativo e sociale. Abbiamo cominciato con un piccolo orto condiviso e poi siamo diventati società agricola, per poter vendere i nostri prodotti, ci siamo poi specializzati nello zafferano. Così è nata Vallescuria, piccola realtà di coltivazione di zafferano in Brianza».

Sono arrivati blog e libro

Di pari passo è andato lo studio della coltivazione biologica degli ortaggi e dai tanti appunti presi è nato un blog, «Orto Da Coltivare». Un vero successo, tanto che oggi è il sito web più visitato in Italia sul tema dell’orto.
«Mi ha spinto a studiare maggiormente e anche a coinvolgere persone competenti, agronomi e agricoltori professionisti. Sara Petrucci in particolare, agronoma specializzata nel biologico».
Con lei è arrivato anche un libro, scritto a due mani. Si intitola «Ortaggi insoliti», edito da Terra Nuova Edizioni: un manuale che insegna a coltivare ortaggi dimenticati o provenienti da paesi lontani, ma adatti al nostro clima e di elevato valore nutrizionale. Si va dalla A degli agretti alla Z dello zenzero.
Ortaggi insoliti, due esempi?
«Per uno nostrano direi la pastinaca: è una sorta di carota grossa e bianca, dal gusto dolce che ricorda la castagna. Oggi non la conosce nessuno ma fino al 1500 era un alimento cardine dell’alimentazione europea, poi con l’arrivo delle patate dall’America, che sono molto produttive, ce la siamo dimenticata. Se si vuole sperimentare una verdura esotica segnalo l’okra, una coltura che viene benissimo nel nostro clima. Si usa molto nella cucina mediorientale».
L’orto può essere un’esperienza da condividere anche con i figli?
«Io ho due bimbi. Tommaso ha appena compiuto un anno e ovviamente è ancora presto per farne un agricoltore. Irene ha tre anni ed è venuta già alcune volte al mio zafferaneto, sperimentando anche l’operazione della mondatura degli stimmi dai petali. Sicuramente ho il desiderio di coinvolgerla sempre più, perché l’orto ha un profondo valore educativo, permette di entrare in rapporto con la natura e di imparare molte cose, non solo nozioni di scienza ma anche lezioni di vita, come l’importanza della costanza nel prendersi cura di qualcosa».
Un’ultima domanda: è vero che non hai un telefono cellulare?
«Vero. Tramite computer sono molto spesso connesso, e preferisco poter avere degli spazi di pace e di sana irreperibilità. Non mi crea grandi problemi questo, anche se confesso che spesso il telefono di mia moglie squilla per me quindi non è certo una scelta “dura e pura”. L’unico vero problema sta nel fatto che la gente ormai non crede sia vero e pensa che sia io scortese a non voler dare il numero…».

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