Le conseguenze economiche

Coronavirus, come reagiscono le imprese brianzole

Intervista a Nicola Caloni, presidente di Confimi Industria Monza Brianza e titolare della Caloni Trasporti di Seregno

Coronavirus, come reagiscono le imprese brianzole
Brianza, 27 Febbraio 2020 ore 18:45

Coronavirus, come reagiscono le imprese brianzole? «Siamo tutti abbastanza perplessi da questa situazione, ma riscontriamo anche in questa occasione il solito spirito dell’imprenditore brianzolo, che non si scoraggia e reagisce, si attiva per affrontare e risolvere i problemi, è nel nostro dna. Certamente non è un bel periodo ma non c’è scoramento, reagiamo e ci muoviamo» ci spiega Nicola Caloni, presidente di Confimi Industria Monza e Brianza e amministratore delegato della Caloni Trasporti di Seregno.

Coronavirus, come reagiscono le imprese brianzole

Confimi Industria, associazione di categoria delle piccole e medie imprese manifatturiere di Monza e Brianza, è in grado di sentire il polso del tessuto imprenditoriale locale, per questo abbiamo chiesto al suo presidente, Nicola Caloni, di raccontarci come vanno le cose.

Questa emergenza sanitaria avrà contraccolpi sull’economia reale?

«Assolutamente sì, avrà un effetto negativo sicuramente nell’immediato: tutto sembra congelato e rallentato. Ma credo che questo problema possa diventare un’opportunità».

In che senso?

«Prima di tutto sulla scelta di soluzioni diverse di lavoro, come lo smart working, ovviamente dove è possibile. Chi, come noi, ha già fatto questa scelta in passato, diventa occasione per una ulteriore implementazione. Non si tratta di un tema totalmente sconosciuto per le nostre imprese, ma il fattore psicologico certamente lo frena. Negli anni il rapporto di lavoro si è evoluto, nella normativa come nella relazione col dipendente, tenendo conto delle esigenze familiari e personali e inserendosi in un discorso di welfare aziendale. Purtroppo da parte dell’imprenditore può resistere l’idea del controllo: è giusto controllare il lavoro, ma lo si può fare attraverso obiettivi e risultati».

Altre opportunità?

«Direi che l’occasione ci permette di rivedere la metodologia moderna di ottimizzazione, imposta dal mercato, dove bisogna avere il magazzino vuoto e tutto corre veloce, perché tutto è un costo. Ma se sorgono dei rischi, cosa faccio? Posso tutelarmi attraverso contratti e penali, ma se intanto il mercato è bloccato avere un unico fornitore mi può creare seri problemi. Potrebbe essere utile suddividere il rischio con più forme di approvvigionamento per saper affrontare i casi di emergenza. Quindi sul medio e lungo periodo questa situazione credo possa aiutarci a tornare alla saggezza dei nostri predecessori, secondo la logica che non si deve correre troppo ed essere prudenti».

Qual è la sua sensazione come imprenditore?

«Essendo un’azienda di servizi abbiamo una percezione più ampia: non ho visto particolari cali dei flussi, magari intoppi e rallentamenti organizzativi, in base a come ognuno sta affrontando la situazione e si sta organizzando, ad esempio con procedure nuove che complicano la consegna. Si percepisce un po’ di confusione organizzativa, ma la merce continuiamo a ritirarla e a consegnarla. Un po’ come quando c’è la neve: non ti fermi del tutto, tutto è più lento. E quando passa la neve tutto torna normale. Credo sarà così anche adesso, e penso anche in tempi piuttosto brevi… Purtroppo rimarrà la percezione del nostro Paese all’esterno».

Cosa intende per percezione all’esterno?

«Il problema principale del nostro sistema Paese è stato di tipo informativo: noi vediamo e sappiamo come stanno le cose e quindi possiamo prendere le adeguate misure senza panico. Il problema è come appare all’estero! La nostra immagine attuale sui media stranieri avrà riflessi sull’economia reale. Faccio un esempio: settimana prossima sarei dovuto andare in Ungheria per affari, ma ho deciso preventivamente di sospendere il viaggio, adesso arriva anche la notizia che l’Ungheria chiude i voli con l’Italia per un mese. Sulla base di cosa? Si è innescato un allarmismo con riflessi negativi sull’economia. Dobbiamo certamente preoccuparci della situazione ma cerchiamo di ridimensionare: abbiamo l’immagine di un Paese a rischio e ne paghiamo le conseguenze. Non voglio dire che bisogna nascondere la verità, ma anzi descrivere correttamente quello che c’è, con i fatti e non solo parole. Ma se siamo noi i primi a fermarci…».

Quindi ci saranno conseguenze negative sull’export?

«Adesso il blocco riguarda le persone ma presto toccherà alle merci, perché se per qualsiasi motivo interrompi relazioni e flussi, le aziende cercheranno altri partner. Come sta accadendo per la Cina sarà così anche per noi».

Ritiene che decisioni delle Istituzioni siano state eccessive?

«Non discuto le scelte prese, che saranno certamente corrette, ma il problema è come sono raccontate e spiegate, presentate nel modo corretto per quello che sono e non più gravi. Non entro nel merito scientifico che non mi compete, ma non stiamo vivendo un’ecatombe. E non deve apparire questo».

Anche l’attività dell’Associazione si è fermata?

«In considerazione dei provvedimenti presi dalle autorità, Confimi ha fermato tutti gli eventi e sta ricalendarizzando i corsi di formazione previsti per le prossime settimane. Le aziende saranno contattate per ogni variazione che dovesse rendersi necessaria. In questo momento siamo concentrati nel tenere informati tutti gli associati, fornendo supporto e ascolto per ogni necessità che possa emergere. Seguiamo costantemente l’evolversi della situazione nel nostro territorio in collegamento con la Prefettura e l’Ats Brianza».

Vi aspettate anche voi degli interventi concreti da parte delle istituzioni per aiutare le imprese?

«Come Confimi, ci aspettiamo interventi sostanziosi e rapidi per le imprese più colpite, quelle presenti nelle zone rosse. Ma se lo Stato vuole agire in modo puntuale e adeguato credo sia essenziale coinvolgere le associazioni, come la nostra. Le Istituzioni non possono arrivare dappertutto e conoscere effettivamente le vere situazioni di disagio, così le associazioni possono favorire la gestione di aiuti mirati ed efficaci».

Un augurio finale agli imprenditori?

«Gli imprenditori brianzoli hanno già lo spirito giusto e non hanno bisogno di ulteriori sproni, testimoniando un tessuto economico vivo e sano. Come al solito, più che aiuti mi auguro che dalle Istituzioni non arrivino ulteriori intoppi e adempimenti burocratici, poiché per noi è già difficile stare sul mercato così. Quindi, direi solo lasciateci lavorare».

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